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    Guerra nelle favelas

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    Continua da tre settimane la guerra nelle favelas di Rio de Janiero dichiarata dalle due grandi fazioni di narcotrafficanti con lo slogan Unidos por la droga. L’azione del governo di Lula, che ha inviato un grosso contingente militare composto da 800 soldati, 2 elicotteri e 10 blindati, per rafforzare l’azione della polizia e della Marina, non si è fatta attendere. Si ripropone il tema della sicurezza e della criminalità in Brasile, una delle più grandi contraddizioni di questo importantissimo Paese

    TENSIONE – Il Brasile sta attraversando uno dei periodi più prosperi e ha intrapreso un cammino che con buone possibilità lo convertirà in una delle principali potenze globali la cui influenza politica e economica sarà esercitata al di fuori del continente latinoamericano. Grandi sono stati gli esiti del governo di Lula, uno fra tutti la riduzione della povertà. Tuttavia persistono ancora gravi squilibri: il 49% della popolazione vive con meno di 250 dollari al mese. In questo contesto si sono sviluppati gli atti di violenza dei narcos. È arrivato il momento di concludere una volta per tutte questa guerra: adesso o mai più. Il panico si è diffuso per le strade dei quartieri di Rio de Janeiro che sarà la sede dei Mondiali di Calcio del 2014 e delle Olimpiadi del 2016, adesso travolta da un’ondata di violenza manifestata da incendi e attentati contro le forze di polizia.

    RAPPRESEGLIE DEI NARCOS – L’organizzazione degli atti di violenza è stata attribuita ai leader delle fazioni dei narcotrafficanti che stanno sabotando i piani di sicurezza e difesa elaborati dal governo per le risolvere la questione. Il Segretario di Stato per la Sicurezza, José Mariano Beltrame, ha annunciato che la situazione, esistente ormai da tempo, è esplosa a seguito dell’alleanza dei due grandi gruppi di narcotrafficanti uniti contro la politica del governo. Si tratta del Comando Vermelho (CV) e dell’Amigos de los Amigos (ADA),  che controllano le due più grosse favelas di Rio, le “favelas de la droga de los ricos” (favelas della droga dei ricchi): la Rocinha, al sud, e il Complejo del Alemán, al nord.

    La violenza urbana è un problema endemico di Rio de Janeiro, in cui circa 2 milioni di abitanti, pari a un terzo della popolazione della città, vive in 1.000 favelas.

    RITORNO DEI NARCOS – La presenza di organizzazioni di narcotrafficanti nelle favelas non è un problema nuovo per Brasilia. La domanda da porsi è la seguente: perchè si è avuto una nuova ondata di violenza che ha colpito indistintamente i civili e le Forze Armate?

    Il quesito porta a due riflessioni. Innanzitutto, delle mille favelas presenti a Rio, la polizia non riesce a penetrare quasi in nessuna, che rimangono quindi sotto il totale controllo delle bande narcos. Inoltre, l’inefficace e corrotto sistema penitenziario permette ai capi delle bande in carcere di continuare a dirigere i gruppi che operano all’esterno attraverso l’intermediazione di varie persone, dai familiari agli avvocati fino alle guardie carcerarie.

    Nonostante il governo abbia preso dei provvedimenti, quali l’installazione di unità speciali, chiamate Policia Pacificadora, per controllare alcuni quartieri, non mancano complicazioni. Da un rapporto di Human Rights Watch è emerso che la polizia commette gravi abusi di poteri incluse esecuzioni extragiudiziali, il che contribuisce ad alimentare il clima di violenza.

    La battaglia più grande è quella che si sta svolgendo nel quartiere tedesco (Complexo Alemáo), considerato la “striscia di Gaza di Rio”, in cui è stimata una concentrazione di circa 1000 trafficanti. Si calcola che i narcotrafficanti hanno il controllo ancora di 420 delle 1000 favelas.

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    ADESSO O MAI PIU’ – Secondo l’opinione pubblica brasiliana, questa volta il governo deve assolutamente vincere la guerra contro i narcotrafficanti, non è più sufficiente vincere singole battaglie come è successo in passato. La mancata sconfitta è stata la molla per la reiterazione della lotta dei narcos che ne ha permesso il ritorno, sempre più vigoroso, del traffico della droga. Per la prima volta nella storia della lotta contro i narcos, la gente che popola le favelas ha accolto con favore la presenza della polizia e dei militari che sorvegliavano le strade.

    PREVISIONI – Riuscirà la politica dell’uscente presidente Lula da Silva a porre fine allo stato di guerra nei quartieri più poveri del Brasile? È possibile sradicare completamente il narcotraffico?

    I narcotrafficanti considerano le favelas come proprio territorio nel quale gestiscono i loro affari. Ma le favelas sono anche abitate da persone che cercano di vivere una vita dignitosa e normale, che si trovano coinvolte in una guerra senza aver scelto di partecipare e che dalla guerra non riescono a scappare. Sono usati come scudi umani dai narcotrafficanti, vivono in uno stato di costante pericolo di morte, soprattutto dopo la decisione del governo di militarizzare le zone e avviare un’offensiva totale contro i cartelli della droga. Una cosa è certa: al momento la popolazione vive in uno stato di precarietà totale, sono state chiuse le scuole, per diversi giorni sono rimasti senza luce corrente e, cosa ancora più grave,è molto difficile il passaggio di viveri.

    Valeria Risuglia

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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