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    In breve

    •  Nonostante la Corte permanente di arbitrato dell’Aia si sia espressa contro le rivendicazioni cinesi nel Mar Meridionale, il Presidente Xi Jinping ha dichiarato che la Cina continuerà a reclamare i propri diritti nell’area.
    • Gli Stati Uniti intensificano la presenza nell’area contesa mettendo in atto operazioni volte ad affermare la libertà di navigazione.
    • Dopo i presunti test missilistici cinesi e le nuove sanzioni imposte dagli USA, aumentano quindi le tensioni in Asia orientale.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiNonostante una sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia si sia espressa contro le sue rivendicazioni, la Cina continua a pretendere di esercitare il controllo su oltre il 90% del Mar Cinese Meridionale. Per contenere Pechino anche gli USA hanno intensificato la loro presenza nell’area.

    1. ORIGINI DELLA DISPUTA

    La disputa relativa al controllo sul Mar Meridionale Cinese ha avuto inizio a partire dal 1947, anno in cui la Repubblica di Cina pubblicò la cosiddetta “Nine-dash line”, con la quale rivendicava la proprietà su circa il 90% delle acque del mare del sud adiacenti alla Malesia, alle Filippine e al Vietnam. Nel corso degli anni le tensioni relative al controllo di quest’area si sono intensificate sempre di più, soprattutto a partire dal 2012, anno in cui le Filippine hanno ribattezzato il territorio marittimo occidentale del Paese Mar delle Filippine occidentali e il Vietnam ha rivendicato la sovranità sulle isole Spratly e Paracelso (in risposta la Cina ha elevato lo status amministrativo delle isole al livello di prefettura).
    Nel 2016 la Corte permanente di arbitrato dell’Aia, su ricorso presentato nel 2013 da parte delle Filippine, ha affermato che gran parte delle aree rivendicate da Pechino sarebbero in realtà acque internazionali. Tuttavia il Presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato: “La sovranità territoriale della Cina e i diritti marini nel Mar Cinese Meridionale non saranno in alcun modo influenzati dalla cosiddetta sentenza del Mar Cinese Meridionale delle Filippine”.

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    Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri vietnamita Pham Binh Minh durante un recente incontro bilaterale con il collega cinese Wang Yi, luglio 2020

    2. FORTE PRESENZA CINESE SUL TERRITORIO

    Nonostante un parziale allentamento delle tensioni con le Filippine e il Vietnam, la Cina ha continuato ad aumentare esponenzialmente la propria attività militare nell’area contesa, mettendo in atto numerose esercitazioni navali e costruendo vari avamposti militari, aumentando fisicamente la dimensione delle isole o creando nuove isole del tutto e costruendo porti e piste di atterraggio. All’allentamento delle tensioni con i Paesi limitrofi alle aree contese ha fatto contestualmente seguito un inasprimento dei rapporti con gli Stati Uniti, i quali hanno aumentato la loro presenza navale nella regione mettendo in atto, a partire dal maggio del 2017, ben sei missioni per la libertà di navigazione (FONOP), ovvero attraversando senza alcun preavviso o autorizzazione, con navi della Marina, le acque su cui la Cina ha imposto le limitazioni al transito. Tali operazioni hanno lo scopo di affermare la libertà di navigazione (FON) e dunque il libero accesso al Mar Cinese Meridionale, la cui importanza è stata più volte sottolineata dal Presidente statunitense Donald J. Trump.

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    Fig. 2 – La portaerei USS Ronald Reagan attraversa il Mar Cinese Meridionale, ottobre 2019

    3. AUMENTANO LE TENSIONI

    Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, rispondendo alle dichiarazioni del Segretario di Stato americano Mike Pompeo (“Il mondo non permetterà a Pechino di trattare il Mar Cinese Meridionale come il suo impero marittimo”), ha negato l’aspirazione imperiale del Paese. Tuttavia gli Stati Uniti continuano a sostenere che la politica messa in atto dalla Cina sia incentrata esclusivamente sull’intimidire tutti coloro che potrebbero avanzare delle pretese sulle aree contese al fine di sfruttarne le risorse. Pertanto, con l’intento di affermare la libertà di accesso alle zone oggetto della disputa, lo scorso 26 agosto alcune navi statunitensi hanno ricevuto l’ordine di attraversare l’area. A rendere ancor più tesa la situazione sono state le affermazioni di alcuni funzionari della Difesa degli Stati Uniti, i quali hanno sostenuto che lo stesso 26 agosto la Cina avrebbe lanciato una serie di missili balistici nel Mar Cinese Meridionale che si sarebbero inabissati tra l’isola di Hainan e le isole Paracelso. Anche se il Ministero della Difesa cinese non ha confermato tale evento, il Global Times ( quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese) ha fatto menzione di alcuni test missilistici a ridosso delle acque contese, citando rapporti di media stranieri che hanno identificato i missili lanciati come DF-26 e DF-21D, missili denominati “assassini di portaerei”.
    Lo stesso giorno in cui si sarebbe verificato il lancio dei missili gli USA hanno anche adottato le prime sanzioni contro le iniziative di Pechino nei territori contesi, inserendo oltre 24 società cinesi nella cosiddetta “lista nera”. Tali società sono accusate di aver svolto un ruolo nella costruzione e nella militarizzazione delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale.

    Alessandro Di Folco

    South China Sea’s islands Spratlys & Paracels are claimed by Chinese Generals as ‘its own territory’ – notwithstanding US-Generals’ challenges” by quapan is licensed under CC BY

    Alessandro Di Folco
    Alessandro Di Folco

    Nato a Roma, classe ’93. Ho conseguito il titolo di Laurea Magistrale in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali –  presso l’Università Sapienza di Roma. Collaboro con il Caffè Geopolitico per l’area asiatica, di cui sono particolarmente interessato.

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