utenti ip tracking
martedì 27 Ottobre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Che cosa succede in Svizzera?

    In 3 sorsi - Stretta tra emergenza sanitaria e...

    Il futuro dell’Unione secondo Ursula Von der Leyen

    In 3 sorsi – Nel discorso sullo stato dell'Unione...

    Il primo dibattito presidenziale Trump-Biden all’insegna del caos

    In breve

    • Il 29 settembre si è tenuto il primo dibattito presidenziale fra Donald Trump e Joe Biden.
    • È importante guardare allo svolgimento del confronto per capire le strategie dei due candidati alla presidenza.
    • In generale non ci sono vincitori né vinti da questo confronto-scontro e i dibattiti televisivi di tal genere hanno – in generale – un ruolo molto limitato nell’orientare l’elettorato per l’uno o l’altro candidato.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 Sorsi – Il 29 settembre si è svolto il primo della serie di dibattiti presidenziali tra il Presidente USA Trump e il suo avversario, Biden. Vediamo insieme quali punti di forza e di debolezza sono emersi dai due candidati.

    1. A 35 GIORNI ALL’ELECTION DAY

    Il dibattito presidenziale del 29 settembre, tenutosi a Cleveland, in Ohio, in presenza del moderatore Chris Wallace, di Fox News, è stato organizzato in base a segmenti di discussione. Questi ultimi avrebbero dovuto essere così suddivisi: 15 minuti per ciascun argomento, due minuti a ciascun candidato per esporre le proprie idee e 10 minuti per dibattere a proposito di Corte Suprema, Obamacare, pandemia, razzismo e violenze ed economia. In realtà il dibattito è stato dominato da insulti, continue interruzioni, falsità e, in generale è stato uno show non piacevole agli occhi degli statunitensi (e non solo). I media di tutto il mondo hanno criticato i toni e le tattiche caratterizzanti il dibattito a partire dal NYT, che ha affermato “whoever won, America lost” fino al Guardian, per il quale “il dibattito non è stato tale in nessun senso”. Secondo un sondaggio della CBS News il 69% degli intervistati si è dichiarato “annoiato”. A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali, il discorso ha riguardato anche la regolarità del risultato elettorale, con Trump che ritiene che il voto per posta sia fraudolento, nonostante non vi siano prove a sostegno di ciò.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Un momento del primo dibattito presidenziale del 2020

    2. LE STRATEGIE DEI CANDIDATI

    A prescindere da chi abbia vinto o perso (se di questo si può parlare), tale dibattito ha permesso di focalizzare con ancora più attenzione i punti forti e i lati deboli dei due candidati. Da una parte ha evidenziato la strategia di Trump per mettere in difficoltà Biden, ad esempio quando si riferisce al figlio Hunter e ai suoi rapporti con un fondo d’investimento cinese, mostrando aggressività e uno stile comunicativo sempre incalzante per tutto il corso della sua performance. Lo ha accusato di non aver fatto niente nei suoi 47 anni di carriera politica e di aver fatto più lui in 47 mesi. È evidente poi la volontà di presentarsi come a capo di un’Amministrazione che ha costruito la più grande economia nella storia, prima della pandemia. Dall’altro lato, l’ex vicepresidente ha criticato più volte Trump: “Tutti sanno che è un bugiardo”. Inoltre, si è rivolto più volte agli elettori, richiamandoli a votare. A proposito di Covid-19, degli oltre 7 milioni di casi e più di 100mila morti negli Stati Uniti, la domanda posta ai candidati riguarda il motivo per cui gli statunitensi dovrebbero fidarsi di più dell’uno o dell’altro per la gestione di questa crisi sanitaria. Biden continua ad attaccare Trump per la nota affermazione “it is what it is” parlando del bilancio di morti per Covid-19 e dice che il Presidente sapeva che era una malattia mortale – come emerso dalle rivelazioni di Bob Woodward – e che non ha alcun piano in merito. Trump, dal canto suo, scarica la colpa sulla Cina e afferma che mancano poche settimane al vaccino. Parlando di uno dei momenti chiave di martedì sera, citiamo una domanda sulle proteste degli scorsi mesi e attuali: se Trump volesse condannare i suprematisti bianchi e le milizie per fermare le violenze. La risposta è “certo, ma dovrei dire che quasi tutto ciò che vedo arriva dalla sinistra, non dalla destra”, nominando poi i Proud boys e dicendo “state indietro e state fermi. Ma vi dico una cosa: qualcuno deve fare qualcosa per Antifa e la sinistra”.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – I due candidati con le rispettive consorti al termine del dibattito

    3. PROSSIMI SCENARI

    La performance di Trump è risultata prevedibile, in linea con il suo atteggiamento da “animale politico”. Biden si è presentato con tono fermo e in qualche misura calmo, seppur rispondendo a certe provocazioni, ma ha avuto difficoltà nel tenere testa al suo avversario. I dibattiti presidenziali, in generale, non sono ritenuti di grande importanza ai fini dello spostamento dei voti degli elettori. Non resta che attendere i prossimi appuntamenti che vedranno contrapporsi i due candidati in vista del 3 novembre: il 15 ottobre a Miami (molto probabile che venga annullato dato che Trump è ora affetto da Covid-19) e il 22 ottobre a Nashville, oltre che il dibattito tra i due candidati vicepresidenti, Mike Pence e Kamala Harris, il 7 ottobre a Salt Lake City.

    Marta Annalisa Savino

    Immagine di copertina: “The White House, Washington DC” by pom’. is licensed under CC BY-SA

    Tutti i nostri coffee break

    Marta Annalisa Savino

    Laureata magistrale in “Relazioni internazionali” presso l’Università degli Studi di Milano, analista presso “Il Caffè Geopolitico” con focus sul Nord America, Autore nella no-profit “Mondo Internazionale”. Appassionata di viaggi, scrittura, analisi di temi di carattere geopolitico, lingue: inglese, francese e spagnolo.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite