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    Centrafrica, una miniera per la Cina

    In breve

    • Nel 2019 quattro ditte cinesi aprirono più di 15 cantieri nella regione di Bozoum, nella Repubblica Centrafricana (RCA), causando danni ambientali e sfruttando la popolazione, costretta a lavorare senza alcuna misura di sicurezza.
    • I rapporti economici tra il Dragone e la RCA risalgono al periodo della Guerra Fredda, ma negli ultimi anni i cinesi hanno potenziato gli investimenti al fine di ottenere le risorse minerarie del Paese.
    • Le elezioni presidenziali nella RCA sono ormai vicine: per l’equilibrio del Paese è necessario sviluppare un dialogo inclusivo con i gruppi ribelli, a quasi 8 anni dal golpe delle milizie Sélèka.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    In 3 sorsi – La denuncia di un missionario ha rieLato un’attività di estrazione mineraria illecita da parte di compagnie cinesi in Centrafrica, nella regione di Bozoum. Fin dagli anni Novanta lo sfruttamento di risorse naturali centrafricane è stato affiancato da collaborazioni militari e commerciali tra Pechino e Dangui. A dicembre avranno luogo le elezioni presidenziali, ma i conflitti tra i gruppi armati continuano.

    1. L’ORO DI BOZOUM

    Prima della scoperta dell’oro, Bozoum era solo una tra le tante prefetture povere della Repubblica Centrafricana (RCA) e padre Aurelio un missionario italiano che operava in un villaggio della regione. Il religioso era già noto per il suo impegno nello sviluppo economico e nel processo di riappacificazione tra i gruppi armati, ma il suo nome comparve nelle testate internazionali nel 2019, quando emerse una nuova sfida nella regione. L’anno scorso quattro ditte cinesi aprirono più di quindici cantieri per estrarre l’oro nel fiume Ouhan, deviandone il corso e causando ingenti danni ambientali e umanitari.
    Padre Aurelio denunciò la vicenda al Governo, fornendo le fotografie delle ruspe che setacciavano il fondale, sradicavano gli alberi e inquinavano il fiume con una grande quantità di mercurio.
    Nonostante un primo rapporto nazionale, il cantiere non venne chiuso, poiché il ministero delle Miniere e della Geologia sostenne che le proteste erano solo una manovra politica in vista delle elezioni del 2020.
    In seguito il laboratorio Lavoisier di Bangui condusse delle analisi su dei campioni d’acqua del fiume Ouham e rintracciò una concentrazione di mercurio 26 volte superiore al limite possibile.
    Anche la comunità internazionale si mosse a favore della causa. In particolare Amnesty International elaborò un’accurata analisi della vicenda. Nel capitolo finale del rapporto invitò il Governo a sospendere le operazioni e ad aprire un’inchiesta imparziale. Alle compagnie cinesi raccomandò di compiere test sulle acque, di informare la comunità circa i progetti di estrazione e di trovare metodi alternativi all’uso del mercurio.
    A ottobre Padre Aurelio è stato trasferito in un’altra zona del Paese, ma ha assicurato che continuerà a battersi contro lo sfruttamento delle risorse di Bozoum con l’appoggio locale e internazionale.

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    Fig. 1 – Lavoratori in una miniera d’oro in Centrafrica

    2. I PROGETTI CINESI NELLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA

    Tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta la RCA si schierò a fasi alterne sia con la Repubblica popolare cinese, sia con la Repubblica di Cina (Taiwan), fino al definitivo riconoscimento di Pechino nel 1998. A oggi la Cina è il secondo partner economico del Paese dopo la Francia.
    Nel 2009 il Governo dell’allora Presidente Bozizé favorì ulteriormente i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese piuttosto che con il Vecchio Continente, sottoscrivendo accordi militari e di cooperazione per l’estrazione del petrolio nella regione di Vakaga. Recentemente l’attuale Presidente Touadéra ha sottolineato l’importanza della cooperazione con l’accademia di polizia di Fujian per l’addestramento degli agenti.
    Tuttavia la collaborazione tra i due Pesi non è priva di effetti collaterali. Un esempio è testimoniato dal rapporto Blood Timber dell’organizzazione Global Witness, che denuncia come nel 2014, durante la guerra civile, alcune compagnie cinesi abbiano continuato a lavorare nella foresta pluviale centrafricana, finanziando sia i ribelli Séléka che le milizie cristiane Anti-balaka.
    Per quanto riguarda il progetto monumentale cinese della Via della Seta, la RCA non è direttamente coinvolta, ma percepirà gli effetti degli investimenti nei Paesi confinanti. Una volta operativa la rete infrastrutturale in Africa orientale, grazie alla quale si triplicheranno i movimenti di merci e di persone tra gli Stati della regione con grandi benefici per la mobilità a basso prezzo, potrebbe infatti riprendere vigore il piano della ferrovia tra Camerun e RCA, da collegare potenzialmente alla linea Mombasa-Nairobi.
    I buoni propositi si scontrano però con lo sfruttamento dell’area da parte dei cinesi, i quali promettono nuove infrastrutture e commerci per lo Stato africano, ma allo stesso tempo lo imprigionano nella cosiddetta “trappola del debito”.

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    Fig. 2 – Il Presidente cinese Xi Jinping con il Presidente centrafricano Faustin-Archange Touadéra

    3. A 7 ANNI DAL GOLPE DEI RIBELLI SÉLÉKA

    Da quando raggiunse l’indipendenza dalla Francia nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha visto una continua alternanza tra Governi militari e civili, con costanti scontri tra gruppi armati.
    Il 24 marzo 2013 il gruppo dei ribelli Séléka conquistò la capitale e costrinse alla fuga il Presidente Bozizé. Dal golpe si sono succeduti quattro capi di Stato, ultimo l’attuale Touadéra, che ha inserito nel programma elettorale la promessa di un processo di riappacificazione con i gruppi armati, iniziato poi nel 2016.
    Nel 2019 venne firmato un trattato di pace, ma gli scontri tra i ribelli continuano in molte zone del Paese. Alcuni capi delle milizie, intervistati dagli analisti del Crisis Group, hanno denunciato la continua persecuzione nei loro confronti da parte dello Stato nonostante la resa.
    Un esempio positivo della riuscita del Programma nazionale di riconciliazione è invece Maxime Mokom, l’attuale Ministro per il Disarmo e la Reintegrazione. Capo del gruppo armato Anti-balaka Makom, Maxime sottoscrisse la pace nel 2019 e da allora si prodiga per l’integrazione pacifica degli altri gruppi ribelli.
    A meno di due mesi dalle elezioni presidenziali del 27 dicembre la comunità internazionale avanza preoccupazioni per le modalità con cui avverrà il voto. La speranza generale è che, chiunque salga al potere, implementi il dialogo con i gruppi ribelli e lo sviluppo di riforme economiche e ambientali, al fine di garantire al Paese la possibilità di usufruire delle proprie ricchezze naturali.

    Alessandra De Martini

    Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

    Alessandra De Martini
    Alessandra De Martini

    Classe 1996, mi sono laureata in Relazioni e Organizzazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Trento e al momento frequento il corso di laurea magistrale in investigazione, criminalità e sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Per questo motivo, durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni progetti della Diplomatic  Academy e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

     

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