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domenica 24 Ottobre 2021

Transnistria, Maia Sandu fa arrabbiare il Cremlino

In breve

  • La nuova Presidente della Moldavia Maia Sandu ha sollecitato il ritiro dei militari russi dal territorio della Transnistria.
  • Il Cremlino ha risposto sottolineando l’importanza del mantenimento della missione di peacekeeping.
  • Nel frattempo in Transnistria si sono tenute le elezioni anche se appena un quarto degli aventi diritto si sono recati alle urne.

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In 3 sorsiCresce la tensione tra Mosca e Chișinău in merito alla presenza del contingente militare russo nella regione separatista della Transnistria. Nel frattempo a Tiraspol si sono tenute le elezioni meno partecipate nella storia del Paese.

1. LE AFFERMAZIONI DI MAIA SANDU

È del 30 novembre la notizia che la neo-Presidente della Moldavia, Maia Sandu, ha richiesto il ritiro delle truppe russe dalla regione separatista della Transnistria. Durante un’intervista rilasciata al network RBC, Sandu ha sottolineato come la presenza di 1.500 soldati russi, e i relativi depositi di armi, siano un pericolo per il popolo moldavo. Mosca mantiene, infatti, nella regione un piccolo contingente militare che ha diversi compiti. Una parte minoritaria di tale contingente (circa 400 uomini) svolge essenzialmente mansioni di peacekeeping a seguito del conflitto che insanguinò la regione al momento della dissoluzione dell’URSS. La restante parte, invece, si occupa principalmente della sorveglianza dei depositi di armi e munizioni a cui la stessa Sandu ha fatto riferimento. Del resto, in Transnistria sono presenti diversi magazzini all’interno dei quali sono stipate 20.000 tonnellate di materiale bellico sin dai tempi in cui la Moldavia era parte integrante dell’Unione Sovietica. Secondo quanto affermato da Sandu, da lunghissimo tempo la Moldavia non rappresenta più una minaccia concreta per l’autonomia della regione separatista, pertanto la presenza delle forze di pace russe sarebbe ormai anacronistica. Ella ha proposto di sostituire i soldati con una missione di osservatori civili sotto l’egida dell’OSCE, aggiungendo poi che la Moldavia non può tollerare la presenza di truppe straniere all’interno di quello che, almeno nominalmente, rimane il suo territorio.

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Fig. 1 – La neo-Presidente della Moldavia Maia Sandu

2. LA PICCATA REPLICA DI MOSCA

La risposta del Cremlino non si è fatta attendere. L’addetto stampa del Presidente Putin, Dmitry Peskov, ha replicato sottolineando come il contingente militare russo in Transnistria svolga una funzione molto importante, oltretutto nel pieno rispetto del diritto internazionale. Egli ha inoltre dichiarato che il ritiro dei soldati potrebbe aumentare le tensioni nella regione e ha espresso la speranza che il Governo moldavo non intraprenda azioni avventate. Peskov ha infine confermato la necessità che le parti coinvolte discutano qualunque cambiamento dello status quo senza che vengano intraprese iniziative unilaterali. Le dichiarazioni rilasciate da Maia Sandu ad RBC si pongono in netto contrasto con quanto ella stessa aveva dichiarato durante la campagna elettorale per la presidenza della Moldavia. Sandu aveva infatti affermato di voler mantenere una relazione pragmatica, e dunque non antagonistica, con Mosca. I commenti sulla Transnistria rinfocolano invece le tensioni con il Governo russo.

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Fig. 2 – Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov

3. LE ELEZIONI IN TRANSNISTRIA

Nel frattempo, il 29 novembre a Tiraspol si sono tenute le elezioni per il Consiglio Supremo, ovvero il Parlamento del Paese. Poiché la Transnistria non è riconosciuta come indipendente dalla comunità internazionale, lo svolgimento delle consultazioni non è stato monitorato dagli osservatori delle principali organizzazioni internazionali. Alcuni membri della Duma russa, che erano presenti durante le operazioni di voto, hanno dichiarato che la consultazione si è svolta in conformità con la legislazione in vigore nel Paese e con il diritto internazionale. La partecipazione elettorale è stata la più bassa nella storia della regione separatista, considerando che soltanto il 27,79% degli aventi diritto si è recato alle urne. Ad ogni modo il Governo ha convalidato l’esito della consultazione che ha visto il Partito Obnovlenie dell’oligarca Viktor Gušan uscire vincitore con una larghissima maggioranza. In palio vi erano 33 seggi, 22 dei quali sono stati conquistati proprio da Obnovlenie. Dal canto suo, Gušan è una figura che potremmo definire controversa. Egli infatti è il presidente della principale società della Transnistria, la Sheriff, ed è considerato il vero deus ex machina della politica della regione separatista.

Riccardo Allegri

Tiraspol, Transnistria” by Clay Gilliland is licensed under CC BY-SA

Riccardo Allegri
Riccardo Allegri

Laureato in Scienze Politiche degli Studi Internazionali presso l’Università degli Studi di Bologna, ho recentemente conseguito la laurea magistrale in Studi Internazionali presso l’Università di Pisa. Ho svolto numerosi lavori e scrivo di politica internazionale. Sono specializzato in Russia e spazio post-sovietico, motivo per cui parla la lingua russa. Le mie più grandi passioni sono la geopolitica e il calcio.

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