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    Xi Jinping visita le istituzioni europee

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Nel corso del suo viaggio di una settimana in Europa, il Presidente cinese Xi Jinping ha visitato ieri le istituzioni dell’Unione Europea. Tanti gli interessi comuni tra UE e Cina, ma altrettanti punti controversi. In 3 sorsi

    EUROPA E CINA – Le relazioni tra Europa e Cina sono sempre più strette ma anche controverse. Da un lato i due giganti economici sanno di aver sviluppato una certa interdipendenza, dall’altra le differenze di approccio politico ed economico sono evidenti. La partita si gioca costantemente sul filo del negoziato, sia nel caso dei rapporti bilaterali con i singoli membri che in sede UE. Prima di visitare le istituzioni europee, Xi ha infatti avuto dei colloqui con i rappresentanti di Germania e Francia, i Paesi le cui relazioni con Pechino sono particolarmente radicate. Successivamente, a Bruxelles, si è dedicato ai colloqui con l’intera Unione. Tre gli argomenti di spicco: crisi in Ucraina, investimenti europei in Cina e misure anti-dumping.

    L’EUROPA CHE GUARDA AD EST – Xi Jinping si è trovato nel bel mezzo dei negoziati sulla crisi ucraina e non si è quindi potuto esimere dall’esporre la posizione cinese che, al di là dei richiami di routine al dialogo ed alla veloce soluzione all’impasse per garantire il prosieguo delle attività economiche, rimane critica nei confronti del regime di Kiev pur non gradendo il vigoroso intervento russo. Ma il vero punto all’ordine del giorno per il leader cinese è la controversia sugli investimenti europei in Cina. Gli investitori europei hanno difficoltà a penetrare nel mercato cinese a causa delle barriere poste dallo Stato all’investimento estero e alla creazione di società straniere sul proprio territorio. La Cina mostra segni di apertura ma chiede in cambio maggiore libertà d’azione nel territorio UE, che a sua volta è parzialmente chiuso nei confronti di Pechino a causa di una lunga lista di irregolarità ed inadempienze agli standard europei (qualitativi, normativi, economici) – e talvolta internazionali – da parte di prodotti e investimenti cinesi. Tra le difficoltà maggiori da superare, la riluttanza cinese a concedere un accordo ad ampio respiro e la predilezione per i rapporti bilaterali con i singoli Stati che, a detta del Presidente Xi, sono garanzia della libertà di azione cinese nello scacchiere internazionale. In breve, la Cina non vorrebbe trovarsi costretta ad elargizioni di natura politica o economica se un gruppo consistente di Stati facesse blocco e preferisce approfittare delle discordie tra gli Stati membri per accordarsi con loro a seconda delle singole esigenze.

    UE e Cina sono sempre più interdipendenti. Nella foto, negoziazioni di accordi strategici a Pechino tramite lo European External Action Service.
    UE e Cina sono sempre più interdipendenti. Nella foto, negoziazioni di accordi strategici a Pechino tramite lo European External Action Service.

    CONTENZIOSI ANCORA APERTI – Alcuni argomenti, quelli in cui l’Unione Europea ha competenza esclusiva, sono invece da trattare esclusivamente con Bruxelles. Il più importante per l’agenda degli incontri è la rimozione delle sanzioni europee sulle aziende cinesi che hanno tenuto un comportamento scorretto nel mercato europeo, ad esempio mediante il fenomeno del “dumping” che, in mercati delicati come quello energetico o informatico, ha messo in crisi aziende europee che non usufruivano di incentivi e sovvenzioni (appunto perché in alcuni casi illegali). La dipendenza che l’UE ha maturato nei confronti di alcuni prodotti cinesi ha mitigato la posizione iniziale della Commissione, che avrebbe preteso dure sanzioni, e la composizione della controversia è avvenuta a livello negoziale, senza attivare la procedura di infrazione presso il WTO. La visita del leader cinese in Europa ha giovato ad una risoluzione rapida, anche se non si sa ancora quali siano gli esiti finali dei colloqui di ieri. In effetti sia l’UE che la Cina tengono a risolvere quanto prima, per poter proseguire nell’implementazione dell’Agenda Strategica 2020 ed in particolare nella messa in opera delle partnership per la sicurezza energetica e l’urbanizzazione. Tra gli obiettivi più pressanti spicca inoltre il riconoscimento della Cina come economia di mercato da parte dell’UE entro il 2016, passo che entrambi gli attori internazionali hanno interesse a compiere, ma che richiederà notevoli sforzi a livello politico e nuovi round di negoziati.

    Marco Giulio Barone

    Marco Giulio Baronehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Marco Giulio Barone è analista politico-militare. Dopo la laurea in Scienze Internazionali conseguita all’Università di Torino, completa la formazione negli Stati Uniti presso l’Hudson Institute’s Centre for Political-Military analysis. A vario titolo, ha esperienze di studio e lavoro anche in Gran Bretagna, Belgio, Norvegia e Israele. Lavora attualmente come analista per conto di aziende estere e contribuisce alle riviste specializzate del gruppo editoriale tedesco Monch Publishing. Collabora con Il Caffè Geopolitico dal 2013, principalmente in qualità di analista e coordinatore editoriale.

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