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venerdì 5 Marzo 2021

La pandemia sommersa: Covid-19 e disuguaglianze di genere nell’Africa subsahariana

In breve

  • In Africa la Covid-19 rischia di trasformarsi in una pandemia di genere: le misure di isolamento hanno acuito le discriminazioni ed esposto la popolazione femminile a maggiori vulnerabilità.
  • Sono riportati incrementi di violenze domestiche, aborti fai-dai-te e gravidanze indesiderate a causa di accessi limitati alle strutture sanitarie e di filiere di medicinali interrotte.
  • In ambito economico si parla di “femminilizzazione della povertà”, le donne risultano le più esposte al virus, nonché le meno tutelate.

Dove si trova

In 3 sorsiDa quando l’epidemia si è abbattuta anche in Africa subsahariana, il cammino verso l’emancipazione femminile ha subito un rallentamento. Si registrano forti ripercussioni tra le pareti domestiche, ma anche in ambito sanitario e socio-economico. I contraccolpi derivati potrebbero aggravare lo status delle donne africane nel lungo periodo, nonché innescare una ricaduta globale in materia di pari opportunità.

1. UN FARDELLO SPROPORZIONATO

A quasi un anno dai primi contagi le conseguenze dell’epidemia hanno gettato luce su vari punti critici delle società, rivelando inoltre delle insite connotazioni di genere: le donne sono i soggetti più colpiti a livello globale, e in Africa subsahariana affrontano ostacoli ancor maggiori. Difatti le più o meno severe misure di contenimento adottate nel Continente hanno generato effetti sproporzionati a danno della popolazione femminile su diversi fronti, ma la pressoché totale mancanza di dati sui contagi disaggregati per sesso e genere, insieme a una tradizionale visione patriarcale della società, rischiano di trasformare queste momentanee difficoltà in deficit permanenti. Nell’universo di vita africana femminile si sovrappongono gli intoppi e aumenta la suscettibilità al virus mentre a livello internazionale giungono appelli per implementare politiche di intervento di genere al fine di tutelarle.

2. INGIUSTIZIE IN CASA E IN SOCIETÀ

Le donne africane sono tra le più esposte alla possibilità di contrarre il virus e alle sue conseguenze immediate a causa dei ruoli centrali che ricoprono nella società: in famiglia sono le principali responsabili dell’assistenza a prole e anziani, nella comunità operatori sanitari in prima linea. Proprio in questi ambiti si registrano i maggiori rischi: episodi crescenti di violenza domestica (Sudafrica, Nigeria, Kenya), che rischiano di rimanere impuniti per le scarse interazioni sociali, nonché un accesso sempre più limitato alla medicina convenzionale e di genere, per la chiusura delle strutture sanitarie apposite (Zambia, Sudan, Ghana) e l’interruzione di alcune procedure mediche tra cui l’aborto e la somministrazione di contraccettivi (Costa d’Avorio, Benin, Namibia, Botswana), che aumentano quindi il rischio di gravidanze indesiderate (Malawi) o inducono molte donne a ricorrere alla telemedicina o a metodi fai-da-te non sicuri. Per di più le donne incinte sono sensibili allo sviluppo di ulteriori complicazioni se l’assistenza medica risulta insufficiente e possono vedersi negate le cure vaccinali necessarie per i rischi connessi allo sviluppo del feto.

3. FEMMINILIZZAZIONE DELLA POVERTÀ

Già prima della pandemia la percentuale di sovrarappresentazione femminile nel settore informale, con lavori poco qualificati e poco retribuiti, era elevata (circa il 92%), ma attualmente la vulnerabilità delle donne africane si è amplificata a causa degli ostacoli all’esercizio di tali attività remunerative. Oltre alla perpetua mancanza di misure assistenziali basilari (assicurazioni sanitarie, congedi di maternità, malattie retribuite, pensioni o indennità di disoccupazione), la Covid-19 le ha rese vittime di una più acuita marginalizzazione sociale e ha inasprito le già esistenti disparità reddituali rispetto agli uomini. Un altro dato significativo è relativo all’aumento del cosiddetto divario digitale di genere, ovvero la difficoltà o impossibilità per donne e ragazze di avere dispositivi connessi a internet e di usare strumenti informatici: gli ultimi dati del 2019 registrano che su 299 milioni di utenti africani solo il 20,2% sono donne, contro il 37,1% di uomini. Questa bassa competenza tecnologica, se non affrontata con specifiche misure, penalizza chiaramente le donne in società che si avviano a essere sempre più digitalizzate e le priva di potenti mezzi per ottenere maggiori poteri decisionali e diritti.

Ylenia De Riccardis

Wollaita Women (in explore)” by Rod Waddington is licensed under CC BY-SA

Ylenia De Riccardis
Ylenia De Riccardis

Nata su quel ramo del lago che comprende la città di Como nel magico ’96, laureata in Lingue e Letterature Straniere nella mia amata Milano, frequento ora una laurea magistrale in Relazioni Internazionali a Gorizia, sull’estremo confine orientale. Amo la letteratura, lo sport e il mio cane. Parlo poco ma scrivo tanto. I miei occhi curiosi sono puntati sugli orizzonti africani e sudamericani dove vorrei trascorrere il resto dei miei giorni.

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