utenti ip tracking
lunedì 14 Giugno 2021

In Kirghizistan si chiude un’era

In breve

  • Zhaparov è stato eletto Presidente con più del del 79% dei voti, dopo una campagna elettorale nella quale gli altri candidati hanno avuto poca visibilità.
  • L’affluenza al 40% dimostra che la popolazione è stanca dell’attuale classe politica.
  • La vittoria del sistema presidenziale, preferito in un referendum al sistema parlamentare, lascia presagire un ritorno all’autoritarismo.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

In 3 sorsiLa vittoria scontata di Zhaparov alle elezioni presidenziali potrebbe aprire una fase di autoritarismo nella regione, visto che l’unico Paese dell’Asia Centrale ad avere un sistema parlamentare tornerà presto ad avere un sistema fortemente presidenziale.

1. QUASI UN PLEBISCITO

 Il 10 gennaio in Kirghizistan si sono svolte due consultazioni elettorali: la prima riguardava l’elezione del Presidente della Repubblica, mentre per il secondo quesito i cittadini erano chiamati a scegliere se mantenere l’attuale forma di Governo, repubblica parlamentare, o optare per una modifica in senso presidenziale. L’affluenza è stata del 40% e ha permesso che entrambe le consultazioni venissero convalidate. Zhaparov, formalmente non più in carica come Presidente ad interim, ma di fatto uomo forte del Paese dopo l’annullamento delle elezioni dello scorso 4 ottobre, è stato eletto Presidente con il 79,2% dei voti, mentre l’unico candidato che rappresentava l’alternativa al vincitore, Adakhan Maduramov del partito di opposizione Butun Kyrgyzstan, ha ottenuto solo il 6,4% delle preferenze. In totale c’erano 18 candidati alla presidenza. Per quanto riguarda il referendum, l’80% dei partecipanti al voto si è espresso per il presidenzialismo. Nelle prossime settimane Zhaparov continuerà il suo programma di modifica della Costituzione, il cui referendum per l’approvazione è previsto a marzo prossimo.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Sostenitori di Zhaparov festeggiano la vittoria del loro candidato a Bishkek, 11 gennaio 2021

2. ELEZIONI FARSA?

Secondo l’OSCE e la sezione europea dell’ODIHR, la campagna elettorale è stata sostanzialmente libera da restrizioni, ma sottolineano che la sproporzione nella visibilità data a Zhaparov rispetto agli altri candidati ha reso le elezioni non del tutto libere. Secondo l’emittente Radio Free Europe nel sud del Paese si sono avuti casi di minacce da parte dei sostenitori di Zhaparov verso la popolazione locale. Inoltre da alcuni candidati presidenziali sono arrivate denunce di brogli, che però sono state prontamente minimizzate. Durante la campagna elettorale Zhaparov è stato anche il candidato che ha ricevuto più donazioni, anche se molti analisti sostengono che la maggior parte di queste abbiano una provenienza dubbia, se non addirittura criminale, visto che i maggiori donatori sono stati 10 persone, probabilmente oligarchi locali, e due aziende. In più di una occasione, Zhaparov ha dichiarato che i suoi fondi per la campagna elettorale provenivano dalla gente comune, ma è lecito pensare che abbia approfittato della sua posizione politica anche per usare fondi pubblici, elemento che spiegherebbe anche la sua maggiore visibilità.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Un sorridente Sadyr Zhaparov dopo l’annuncio della sua vittoria nelle elezioni presidenziali, 10 gennaio 2021

3. LA FINE DI UN’EPOCA

Queste elezioni rappresentano un enorme passo indietro per il Kirghizistan. Non tanto per la presenza di un uomo forte al comando, quanto per l’ufficializzazione attraverso il referendum che l’esperimento della democrazia, l’unico nel suo genere in Asia Centrale, sia praticamente concluso. L’attuale sistema parlamentare è il più importante risultato della rivoluzione del 2010 ed era stato scelto per evitare che si ricreassero le problematiche dovute alle presidenze Akayev e Bakiyev, durante le quali i due Presidenti avevano tali poteri da far entrare i propri familiari nella gestione della politica estera (come successo per il figlio di Bakiyev, che nel 2010 intervenne direttamente nelle trattative per concessioni della base aerea di Manaus). Si potrebbe spiegare il risultato del referendum come una diretta conseguenza del fatto che Zhaparov era il principale sostenitore del sistema presidenzialistico nell’albo dei candidati. Ma c’è anche un altro fattore da non sottovalutare: la stanchezza e l’apatia. Più della metà degli elettori non ha infatti votato, demoralizzata negli ultimi anni dal continuo scoppio di scandali legati alla corruzione nella classe dirigente (l’ultimo in ordine di tempo quello legato alla famiglia Maitramov). La scelta presidenzialistica, accompagnata da una svolta più conservatrice della popolazione, sarebbe quindi un percorso cha la popolazione ha scelto consapevolmente, come fa notare il prof. Bakyt Bashimov della Northeastern University di Boston. Ma da un punto di vista internazionale la scelta potrebbe avere dei risvolti negativi per il Paese, che potrebbe perdere il sostegno dei Paesi occidentale, scrive Bruce Pannier di Radio Free Europe. Se in Kirghizistan dovesse instaurarsi un regime presidenziale tanto forte da diventare un regime autoritario, allora anche le già flebili speranze di vedere attuate delle riforme democratiche nella regione, soprattutto in Kazakistan, scomparirebbero.

Cosimo Graziani 

Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

Cosimo Graziani
Cosimo Graziani

International Master in Eurasian Studies presso l’Università di Glasgow e l’Università di Tartu in Estonia. La mia area di interesse riguarda la politica estera dei paesi dell’Asia Centrale, per questo durante il mio master ho trascorso anche un semestre in Kazakistan. Tifoso bianconero, se non parlo di politica mi piace parlare di storia e leggere libri.

Ti potrebbe interessareCORRELATI
Letture suggerite