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    Il 27 marzo scorso si è tenuta a Bruxelles la conferenza annuale dell’Agenzia Europea della Difesa (EDA) , per la quale è stato scelto il titolo  “European Defence Matters”, a sottolineare come il tema della creazione di una reale difesa europea rientri tra quelli attualmente più dibattuti nell’ambito dell’Unione.

    L’IMPORTANZA DELLA DIFESA EUROPEA – Il tema della possibile creazione di una difesa comune è stato dibattuto sin dalla nascita dell’Unione Europea, sebbene l’interesse non sia stato costante. L’introduzione della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) all’inizio degli anni 2000 e le successive modificazioni occorse nel decennio seguente, hanno gettato le basi – quantomeno giuridiche– per l’implementazione della stessa. Dopo un periodo di scarso interesse, le crisi che negli ultimi anni hanno coinvolto una serie di Paesi geograficamente vicini ai confini dell’Unione – e che hanno sottolineato le carenze in determinate capacità militari – unite alla situazione economica sfavorevole e ai tagli alle spese militari, hanno portato nuovamente alla ribalta la possibilità di lanciare una difesa comune. Più di recente, questa rinnovata azione verso una maggiore cooperazione è stata espressa dalle conclusioni del Consiglio Europeo di Difesa tenutosi a dicembre dello scorso anno e dalle risposte europee alla crisi ucraina. Del potenziale rilancio della collaborazione in materia e più in generale del ruolo dell’Unione si è parlato alla conferenza annuale dell’Agenzia Europea di Difesa.

    OBIETTIVI E TEMI DELLA CONFERENZA ANNUALE – La conferenza ha visto la partecipazione di oltre 600 tra esperti e personalità del panorama della difesa a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di rilanciare ancora una volta il dibattito sul lancio di una reale difesa comune. La conferenza si è sviluppata in tre diverse parti, dedicate ad altrettanti temi.

    Nel dibattito dedicato al pooling and sharing, esperti civili e militari si sono interrogati su come e quanto la necessità di mettere a punto delle capacità di difesa comuni possano essere implementate.

    In un’altra sessione i partecipanti si sono confrontati su ricerca e innovazione nell’ambito della difesa, tentando di analizzare quanto la crisi economica e i tagli alla difesa stiano influenzando tali settori.

    In una sezione a sé stante si è invece dibattuto sul ruolo dell’Agenzia all’interno del panorama europeo. La parte conclusiva ha invece riguardato gli interventi liberi sul tema centrale della conferenza stessa, la difesa europea conta.

    Alcune fasi della Conferenza. Image credit: EDA
    Alcune fasi della Conferenza. Image credit: EDA

    COOPERAZIONE E COMPREHENSIVE APPROACHSecondo l’Alto Rappresentante Ashton, queste sarebbero le “parole d’ordine” per giungere ad un’efficiente collaborazione nell’ambito della difesa e della sicurezza. Innanzitutto, un ruolo più forte dell’Unione nella sua proiezione esterna dovrebbe passare per l’assimilazione di un approccio multidimensionale, e dunque attraverso la creazione di un’efficace collaborazione tra strumenti militari, economici, politici e di altro tipo sulla quale dovrebbero basarsi tutte le azioni di politica estera. Tale approccio, sempre secondo l’Alto Rappresentante, si legherebbe a doppio filo con l’indipendenza dell’Unione in alcune abilità chiave, che potrebbe essere meglio perseguita rilanciando la cooperazione tra i diversi Stati membri e tra questi e la Commissione Europea. Infatti, Come sostenuto dal Ministro della difesa greco Avramopoulos, se è vero che la presenza di uno sviluppo congiunto nel settore della difesa ridurrebbe la sovranità statale in materia, è altrettanto vero che senza di essa gli stati dell’Unione perderebbero la propria autonomia strategica.

    Il Ministro della Difesa greco Avramopoulos.
    Il Ministro della Difesa greco Avramopoulos.

    “NUOVA INTERPRETAZIONE” DEL CONCETTO DI SPILL-OVER – Secondo gli studiosi che si occupano di Unione Europea, il funzionamento della stessa sarebbe guidato dalla logica dello spill-over, per cui l’integrazione in un settore si estenderebbe, più o meno velocemente, anche ad altri. Abitualmente si sostiene che l’integrazione nel settore economico – quella lanciata con la creazione della Comunità Europea – abbia originato e continui ad originare un’integrazione a “cascata” in molti altri settori. Il culmine del processo di spill-over dovrebbe sostanziarsi nella piena integrazione politica all’interno dell’Unione. Nell’intervento del Ministro della difesa Avramopoulos, il classico meccanismo è ricollegato alle tematiche di sicurezza e difesa e in un certo senso “ribaltato”. Secondo il Ministro greco, infatti, l’assenza di una sicurezza comune potrebbe influenzare negativamente l’economia dell’Unione, considerando che la difesa  influenza anche la stabilità, la sicurezza e il lavoro.

    L’UNIONE EUROPEA: DA POTENZA CIVILE A SECURITY PROVIDER? – L’Unione Europea è abitualmente conosciuta per la sua vocazione al raggiungimento della sicurezza e della stabilità preferendo mezzi politici ed economici (il concetto di potenza civile espresso da Duchêne nel 1972) o esportazione di valori e norme condivisi (Unione Europea come potenza normativa). Dopo l’introduzione della Politica Europea e di Sicurezza e Difesa, però, gli studiosi del settore si sono interrogati sulla compatibilità tra la presenza (ancora non affermata) di una politica di difesa comune che preveda l’utilizzo di forza militare qualora questo si riveli necessario e la storica proiezione esterna dell’Unione. Tale dibattito è ancora aperto, come dimostrato non solo dal recente interesse delle varie istituzioni europee e degli stati membri per la potenziale introduzione di una politica di sicurezza e difesa effettivamente comuni, ma anche dal lessico utilizzato durante la conferenza oggetto di tale articolo. Più volte, infatti, è stato sottolineato il ruolo dell’Unione Europea come potenziale security provider (produttore di sicurezza, in contrapposizione a security consumer, consumatore di sicurezza), segno di un rinnovato interesse per una nuova proiezione dell’Unione a livello globale.

    Come sostenuto dal direttore esecutivo dell’ EDA Arnould, l’Unione Europea potrà ricoprire il ruolo di security provider solo acquisendo la reale capacità di poter fronteggiare potenziali situazioni di crisi e di agire in modo efficiente in caso di conflitti armati.

    Giulia Tilenni

    Giulia Tilenni
    Giulia Tilenni

    Laureata magistrale in Relazioni Internazionali a Bologna – dove ha anche completato il Master in Diplomazia e Politica Internazionale, che l’ha portata a Francoforte sul Meno per un tirocinio di ricerca di tre mesi. Dopo una tesi in Studi strategici che analizza l’intervento militare in Libia del 2011 e una ricerca sui velivoli a pilotaggio remoto, è entrata a far parte del Caffè Geopolitico nel team Miscela Strategica.

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