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    Pensare in grande – Cavour crea l’Italia guardando oltre confine

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    Caffè 150 – I fallimenti dei moti popolari continuarono anche negli anni Cinquanta del XIX secolo, lasciando così spazio a un’altra iniziativa regia. Si può dire che proprio dall’esperienza delle sconfitte della I Guerra d’Indipendenza nacque una vera politica estera italiana, grazie all’osservazione degli errori commessi e dei problemi affrontati. L’importante era cercare una soluzione che andasse anche all’esterno dei propri confini.

     

    NUOVI PROTAGONISTI – Nel 1849 il trono Sabaudo è passato al figlio di Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, che si era distinto durante la guerra ma era forse più adatto all’azione che alla pianificazione. Ora infatti non è il re a rendersi protagonista, bensì un Primo Ministro che aveva già dato prova di sé come Ministro delle Finanze e poi della Guerra e aveva le idee molto chiare: Cavour.

     

    Invece di farsi trascinare dagli eventi fu lui a guidarli nella direzione auspicata, tramite l’ideazione di una strategia ampia e ben congeniata. Andiamo ad osservarla.

     

    L’ESERCITO SI RINNOVA – La politica estera non può risolvere i problemi organizzativi di un esercito, solo nasconderli; ecco perché giova alla causa sardo-piemontese la figura di Alfonso La Marmora, fratello del fondatore dei Bersaglieri, che si impegna ad applicare numerose riforme. Tra le varie migliorie apportate ricordiamo la creazione di servizi di sussistenza decenti: spesso durante la I Guerra i soldati avevano dovuto combattere senza mangiare, con problemi di morale ed efficienza. Il numero dei soldati viene ridotto ma riorganizzando quali classi di età dovevano prestare servizio e allungandolo; il risultato era un esercito con meno uomini ma più addestrati e motivati. A questo si aggiungono altre modifiche organizzative e decreti per ottenere che un numero sempre maggiore di ufficiali venisse promosso per meriti e non per semplice anzianità. In breve, l’esercito che prima contava sulla quantità ora punta sulla qualità.

     

    Tuttavia nessuna riforma poteva risolvere il problema principale: affrontare nuovamente l’Austria da soli avrebbe portato a un’altra sicura sconfitta. Come fare per ribaltare la situazione?

     

    SERVE PARIGI – La speranza è che la potenza militare degli Asburgo venga rivolta altrove o, ancora meglio, che un’altra grande potenza combatta a fianco dei Savoia. La Francia appare la scelta ideale, perché da secoli la rivale dell’Austria in Italia e potrebbe vedere favorevolmente la formazione di un forte stato almeno nord-italiano suo alleato che si possa opporre a Vienna.

     

    Parigi però non mostra uno spontaneo interesse verso questa possibilità, quindi Cavour deve trovare l’opportunità adatta ed essere convincente. E’ necessario uscire dai confini e diventare un – seppur piccolo – giocatore sulla scacchiera europea, una pedina della quale gli altri siano costretti ad accorgersi.

     

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    SCACCO IN 4 MOSSE – Cavour gioca la sua partita in quattro fasi.

     

    1)      Fa partecipare un contingente sardo-piemontese alla spedizione in Crimea, zona diventata il fulcro delle sfide europee con la Russia opposta a Francia, Gran Bretagna, Austria, Impero Ottomano e… Regno di Sardegna appunto. La partecipazione sabauda è modesta come numeri e marginale come effetto, ma conferma l’efficacia delle riforme di La Marmora e permette a Cavour di partecipare al congresso di pace indetto dai vincitori a Parigi

     

    2)      Al Congresso di Parigi Cavour può esporre la situazione italiana agli statisti europei, con disappunto degli Austriaci, guadagnandosi simpatie e interesse da parte di un ambizioso Napoleone III e dell’Inghilterra.

     

    3)      Con i successivi accordi di Plombières, Cavour e Napoleone III siglano l’intesa che porterà alla guerra comune contro l’Austria. Il Ministro piemontese sfrutta la vanità dell’Imperatore di Francia, desideroso di mostrare il suo valore… ricordiamo infatti che anche il primo Bonaparte iniziò la sua sfolgorante carriera proprio in Italia, e forse Napoleone III desidera emulare le gesta del suo illustre omonimo predecessore. Torino ha ora il forte alleato che desiderava.

     

    4)      Esiste però un problema: l’alleanza è difensiva, ovvero si attiva solo se sono gli Austriaci ad attaccare. Cavour allora ordina la mobilitazione dell’esercito che, pur senza uscire dai confini, si mostra minaccioso, e spera in una sproporzionata risposta austriaca. Vienna ci casca, dichiara guerra e invade per prima. E’ fatta, i Francesi iniziano a passare le Alpi e la guerra per liberare il Lombardo-Veneto ha inizio.

     

    L’UNITA’ – La II Guerra d’Indipendenza è un successo, ma ancora una volta sono le grandi potenze e la geopolitica a decidere del futuro italiano. Dopo la vittoriosa, ma sanguinosa, battaglia di Solferino e San Martino Napoleone III decide di firmare la pace con l’Austria prima di aver recuperato il Veneto, anche perché teme che si formi uno stato italiano troppo forte. Ma è un botta e risposta, con Cavour che allora annette tramite plebiscito i principati del centro-nord.

     

    Manca ancora un tassello all’unità della penisola, ed è Garibaldi a fornirlo con la spedizione dei Mille. Noi preferiamo ricordarlo puntando ancora l’attenzione sulle dinamiche internazionali: si ritiene che Cavour usi Garibaldi come arma contro i Borbone, tuttavia è un’arma che potrebbe sfuggirgli di mano. Esiste infatti il timore che l’”Eroe dei due mondi” possa dirigersi anche verso Roma, protetta dai Francesi: questo potrebbe causare una nuova guerra con Parigi! Con l’approvazione di Napoleone III allora fa invadere il Centro Italia pontificio e sfrutta la fedeltà assoluta di Garibaldi al re per ottenere il passaggio di poteri del sud Italia alla monarchia sabauda, prima che la situazione precipiti. Il piano funziona anche questa volta.

     

    E’ il 1861: il Regno d’Italia è nato, e Cavour ne è l’artefice. Nonostante fosse la guida di un piccolo stato ha pensato in grande, e così facendo ha cambiato la faccia d’Europa.

     

    Lorenzo Nannetti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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