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    Al confronto, era un gigante

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    Abbiamo fatto nostra, seppur qui tolta dal suo contesto d’origine, questa frase di Giovannino Guareschi su De Gasperi, che in questo speciale non poteva non meritarsi uno spazio tutto suo. La sua figura è ormai quasi mitizzata, uno di quei pochissimi politici di cui comunemente si dice: “Ah, ci fossero ora persone così!”. Un’espressione vera anche per la politica estera. In uno dei momenti più drammatici della storia d’Italia, De Gasperi ha preso per mano il Paese dando un contributo fondamentale nel far passare l’Italia da un cumulo di macerie (anche a livello di considerazione internazionale) a una media potenza in pochi anni. Vediamo insieme come

     

    GIOVANNINO – Molti non sanno che Giovannino Guareschi – tanto per intenderci, il papà di don Camillo e Peppone – non è stato solamente un grande scrittore, ma un vero e proprio protagonista della vita politica italiana, per circa un decennio. Uscito dal lager dopo la Seconda Guerra Mondiale, il ruolo del suo settimanale Candido nel contribuire alla vittoria democristiana delle storiche elezioni politiche del 18 aprile 1948 fu altamente significativo. Alcuni giornali stranieri identificano in De Gasperi e Guareschi la “strana coppia” che ha sconfitto il comunismo in Italia. La carriera di giornalista politico di Guareschi si interromperà nell’aprile 1954, quando sconterà venti mesi di carcere, condannato per diffamazione proprio nei confronti di De Gasperi (che morirà nell’agosto 1954), in una vicenda che ancora oggi presenta molti lati oscuri, che forse in altri contesti si potrà raccontare. Ebbene, lo stesso Guareschi, che per ovvie ragioni non può essere tenero nei confronti di De Gasperi, nel 1957 si troverà a scrivere: “(…) Voglio soltanto rendere omaggio alla verità e riconoscere che, al confronto dei campioni politici d’oggi, De Gasperi era un gigante”.

     

    RICOSTRUZIONE – Quello di Guareschi è un rimpianto che cresce col passare dei decenni. E tra vari aspetti per cui merita menzioni speciali, alcune azioni di De Gasperi – anche se talvolta meno note – hanno contribuito in maniera determinante alla costituzione di una politica estera italiana, in un momento così decisivo per il Paese come gli anni della ricostruzione, dopo che l’Italia è appena uscita con le ossa rotte dalla Seconda Guerra Mondiale. Proviamo a citare per punti i passaggi salienti della politica estera di De Gasperi, che divenne Ministro degli Esteri nel dicembre 1944 e Presidente del Consiglio nel 1945:

     

    1) LE MINORANZE ALTOATESINE – Insieme con il Ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber, nel 1946 De Gasperi prende l’iniziativa di stabilire un accordo riguardo alle minoranze di lingua tedesca altoatesine, un punto di partenza fondamentale per la soluzione della questione dell’Alto Adige, nell’attesa che venga stabilito che quest’ultimo rimanga all’Italia. L’accordo De Gasperi-Gruber, firmato a Parigi in settembre, riconosce agli altoatesini un’autonomia fondata su diversi punti: parità delle due lingue nella pubblica amministrazione; ristabilimento dei nomi di famiglia tedeschi italianizzati negli ultimi anni; uguaglianza nei diritti di ammissione ai pubblici uffici; revisione degli accordi Hitler-Mussolini del 1939, consentendo il ritorno di chi aveva optato per la cittadinanza tedesca trasferendosi nel Terzo Reich.

     

    2) SVOLTA USA – Nel gennaio 1947, De Gasperi è il primo capo di governo italiano a recarsi in America. Il suo viaggio negli Stati Uniti segna di fatto, rendendolo ufficiale, il legame di dipendenza – o meglio, di “interdipendenza dipendente”, così come è stato definito – nei confronti degli Usa. Un fatto oggi che può apparirci conseguenza logica e normale degli eventi bellici, ma che allargando lo sguardo storico della politica estera italiana, rappresenta una vera e propria svolta, uno sviluppo rivoluzionario da lì agli anni a venire. La politica dell’Italia, ultima tra le grandi potenze europee, non diminuisce certo l’intensità delle sue relazioni all’interno dell’Europa continentale, ma nello stesso tempo si apre a quell’ambiente occidentale transatlantico che caratterizzerà il periodo della guerra fredda.

     

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    3) EINAUDI E MARSHALL – Il reinserimento dell’Italia nella comunità internazionale è eccezionalmente rapido anche in virtù di alcune decisioni di De Gasperi in sede di politica interna, su tutte l’estromissione nel maggio del 1947 dei ministri comunisti e socialisti, che porta alla nascita del “governo omogeneo” De Gasperi-Einaudi. Una decisione che allinea l’Italia ad altri Stati occidentali europei lungo il corso anticomunista, e che precede di poche settimane l’annuncio del 5 giugno dell’inserimento del Paese all’interno del Piano Marshall. Su quest’ultimo aspetto furono decisive le pressioni a Washington e Parigi di Carlo Sforza, Ministero degli Esteri del Governo De Gasperi, volte a far ammettere l’Italia all’interno del programma di ricostruzione europeo.

     

    4) CECA E CED – Infine, last but not least, il contributo di De Gasperi è assolutamente fondamentale nell’adesione dell’Italia – in prima linea – nel processo di unificazione dell’Europa occidentale. L’autoesclusione dell’Inghilterra dal processo conferisce all’Italia un ruolo maggiore, ma è indubbio il ruolo di De Gasperi nel cammino verso la creazione della Comunità Europea, in uno dei momenti più alti e felici della politica estera italiana del dopoguerra. I leader cattolico-liberali di Francia (Schumann), Germania (Adenauer) e Italia sono a tutt’oggi considerati tra i padri fondatori dell’Ue, grazie a una comune visione storica e politica. L’Italia, priva di risorse per le sue materie siderurgiche, aveva tutto l’interesse ad entrare nella CECA (Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio, “mamma” della CEE e “nonna” dell’UE). Il ruolo di De Gasperi fu ancora più incisivo nella definizione della Comunità Europea di Difesa (CED). Nel dicembre 1951, il leader democristiano ottenne che nell’articolo 38 del trattato fosse inserito l’impegno alla costituzione di un’Assemblea della Comunità di Difesa europea eletta su base democratica. La CED non entrò poi in vigore, impedendo al processo di unificazione di compiere un deciso salto in avanti (forse ancor oggi rimpianto e non compiuto). L’impegno dell’Italia proseguì anche dopo De Gasperi: di certo, è lui l’uomo italiano che più di tutti si è speso personalmente per un’Europa unita, forte anche di un consenso popolare assai considerevole, di certo non più raggiunto da alcun suo successore.

     

    MEDIA POTENZA – In conclusione, si può dire che i risultati ottenuti dall’Italia di De Gasperi tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta furono altamente significativi nella prospettiva storica dell’epoca. Certo poi saranno semplici premesse ad una profonda e radicale trasformazione della politica internazionale, con il superamento di una dimensione unicamente nazionale in settori decisivi quali economia e difesa. In ogni caso, è possibile considerare l’Italia di De Gasperi una “media potenza” del tempo, di certo in grado di godere di un’autorità e un prestigio che poche volte è poi stato raggiunto. Ebbene sì: aveva ragione Guareschi, con quella frase che, cinquantaquattro anni dopo, è così drammaticamente attuale.

     

    Alberto Rossi
    Alberto Rossi

    Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

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