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    ‘Doccia scozzese’ per i Lib-Dem

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    Crollo di consensi per i Liberaldemocratici britannici che perdono sia le elezioni amministrative sia il referendum sul cambio del sistema elettorale. Nel frattempo, in Scozia, si consuma la vittoria dei nazionalisti che ora minacciano un referendum per l’indipendenza da Londra.

    BIPOLARSIMO RAFFORZATO – Il supergiovedì elettorale che nel Regno Unito ha accorpato elezioni amministrative locali e referendum per l’abbandono del maggioritario secco ha sentenziato una dura battuta d’arresto per i Liberaldemocratici e una altrettanto pesante sconfitta personale per il loro leader, il vice primo ministro in carica Nick Clegg.

    Il dato puramente numerico relativo alla tornata amministrativa evidenzia una debàcle della forza di governo liberale a vantaggio dei due partiti che rappresentano al meglio la tendenza bipolare della politica britannica: conservatori e laburisti.

    Il partito di David Cameron esce indenne dal voto; una lieve flessione del 2% è fisiologica e non inciderà in alcun modo sulla tenuta al governo dei tories.

    Cameron dunque, almeno per il momento, può dormire sogni tranquilli avendo superato senza troppe difficoltà uno scoglio tipico del principio d’alternanza britannico: nel Regno Unito infatti, il più delle volte avviene che la prima chiamata alle urne successiva alle elezioni politiche tenda a sfiduciare il partito di governo a favore della forza d’opposizione.

    Sei i Conservatori si mantengono stabili nella loro posizione privilegiata i laburisti, guidati dal giovane Ed Miliband, possono ben sperare dopo il voto delle amministrative di maggio.

    Ad un anno esatto dalla pesante batosta elettorale targata Gordon Brown sono più che evidenti alcuni segnali di ripresa: la sconfitta del 2010 infatti, più che un normale passaggio di consegne ha rappresentato un vero e proprio anno zero per il Labour Party. Terminata l’era Blair-Brown, il partito ha dovuto rinnovarsi non solo nella leadership ma soprattutto nei contenuti politici. In questo senso è sicuramente da sottolineare l’operato di Miliband che, sfidando i predecessori ha scelto di rinnovare il partito cambiando strategia, rinnegando nei fatti il New Labour per una posizione più vicina agli ideali socialdemocratici.

    C’ERA UNA VOLTA IL SOGNO LIBERALDEMOCRATICO – Duro è invece il colpo incassato dal partito dei Liberademocratici che si giocavano un’importante partita su due fronti. Nel rinnovo dei consigli comunali britannici e dunque nel computo dei voti il ridimensionamento è stato evidente: persi 12 dei 17 seggi in Scozia, un terzo dei voti in Galles e numerosi comuni finora controllati dai rappresentanti liberaldemocratici in Inghilterra.

    Il partito che doveva proporsi ai sudditi di Elisabetta come valida alternativa al binomio tory/labour per provare a scardinare la logica bipolare dalla politica del Regno Unito subisce dunque una battuta d’arresto sostanziale, una brusca frenata evidenziata ulteriormente dall’esito del referendum proposto dal partito di Clegg sulla modifica della legge elettorale.

    La netta affermazione dei “no” relativo alla volontà di cambiare il vigente sistema elettorale maggioritario basato sul “first past the post” a vantaggio di una graduale reintroduzione del principio proporzionale (punto cardine programmatico e ragion d’essere del partito Liberaldemocratico) getta numerose ombre sulla leadership di Nick Clegg e sulla stessa credibilità del suo partito.

    Circa il 70% degli elettori ha così bocciato un punto programmatico fondamentale dei liberali d’Inghilterra, allineandosi così alle posizioni contrarie alla riforma sposate all’unisono dei laburisti e dei conservatori.

    Bisognerà verificare come questa sconfitta inciderà sui rapporti di forza tutti interni al governo di Londra che vede Conservatori e Lib-dem far parte della medesima coalizione.

    La riforma del sistema sanitario, prossimamente all’ordine del giorno del governo Cameron, e decisivo punto programmatico per i conservatori, rappresenterà molto probabilmente un importante banco di prova per verificare l’omogeneità e lo stato dei rapporti con il partito di Clegg, che per il momento non sembra a rischio sfiducia.

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    VOGLIA D’INDIPENDENZA – Il clamore della sconfitta patita dai liberaldemocratici è passato in parte in secondo piano se confrontato con la pesante affermazione dei nazionalisti scozzesi.

    Lo Scottish National party di Alex Salmond ha conquistato la maggioranza assoluta del Parlamento di Edimburgo con 69 deputati, ben 23 in più rispetto alle passate elezioni.

    Salmond dunque, premier uscente in coalizione con i laburisti, possiede al momento tutti i numeri per governare da solo ed evitare compromessi ed alleanze con gli altri partiti.

    Tuttavia, ciò che al momento preoccupa Cameron riguarda la proposta che verrà con ogni probabilità presentata dai nazionalisti scozzesi di un referendum per l’indipendenza di Edimburgo da Londra.

    Ogni tentativo sarà effettuato pur di tenere unito il Paese” ha affermato il primo ministro Inglese relativamente a questo rischio.

    Ad ogni modo l’impressione è che presto Cameron dovrà fare i conti con la pressante volontà della Scozia di non dipendere, anche se in parte, dal centralismo londinese.

    Una vera e propria bomba ad orologeria che presto il leader conservatore potrebbe trovarsi tra le mani.

    Andrea Ambrosino

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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