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    La Siria al voto

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    Martedì 3 giugno si svolgono le elezioni presidenziali in Siria. La vittoria di Bashar al-Assad è scontata, ma resta il quesito se riuscirà a vincere anche contro l’opposizione armata. In 3 sorsi un aggiornamento sulla situazione siriana.

    TEMPO DI ELEZIONI –  Nel mezzo della guerra civile e sotto la minaccia di attacchi dei ribelli durante le operazioni di voto i Siriani, o almeno quelli che vivono nelle aree controllate dal regime, si apprestano ad eleggere il Presidente. I candidati sono 3: il primo è Bashar al-Assad, al potere già da 14 anni dopo essere succeduto al padre Hafez; gli altri due candidati, graditi al governo di Damasco, sono Hassan al-Nouri, uomo d’affari educato all’Università del Wisconsin (ma non americanizzato, come lui stesso dice), e Maher Hajjar, legislatore siriano. La vittoria di Assad è data per scontata, ma dato ciò risulta interessante capire perché il regime abbia voluto organizzare delle elezioni il cui risultato sarà riconosciuto solo da Russia, Cina ed Iran.

    IL MOTIVO DELLE ELEZIONI – La motivazione ufficiale è che lo stabilisce la legge. Ma ciò che sta alla base è la volontà di ottenere un’incoronazione per l’attuale Presidente che mandi un messaggio a tutti i suoi oppositori: la sua capacità di resistere alla rivoluzione iniziata 3 anni fa e l’aumento della sicurezza nei mezzi militari e politici a propria disposizione. Con questo allo stesso tempo fornirebbe ai suoi alleati nella comunità internazionale uno strumento diplomatico. Le critiche alla decisione di far svolgere le elezioni sono state numerose e lo Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha chiesto di non tenerle.

    Mappa SiriaLA SITUAZIONE SUL CAMPO – Recentemente ci sono stati importanti sviluppi sul piano militare e sono questi ultimi che giustificano l’aumentata sicurezza di Damasco. Il 9 maggio, per mezzo di un accordo con i ribelli, il regime è rientrato in possesso di Homs e di aree limitrofe, permettendo così di consolidare le linee di comunicazione tra l’area alawita del Paese (quella costiera) e la capitale. Oltre a questo successo le forze governative hanno messo in sicurezza la gran parte dell’area confinante con il Libano, evitando così che da lì potessero provenire minacce alle basi di Hezbollah, la milizia sciita libanese schierata al fianco di AssadDunque il governo di Damasco ha rafforzato le sue posizioni e controlla le zone più popolose dello Stato; non bisogna tralasciare però che i ribelli sono ancora forti nelle aree settentrionali della Siria e in quelle meridionali. Intanto gli USA sono più vicini all’addestramento di forze dell’Esercito Libero Siriano al fine di prepararle al confronto con le forze governative e con quelle islamiste. Sul fronte diplomatico si registra invece il fallimento definitivo dei colloqui di Ginevra II e la conseguente rinuncia di Brahimi all’incarico di mediatore di Nazioni Unite e Lega Araba. Tenendo in considerazione questi sviluppi nella diplomazia internazionale ed il rafforzamento del regime di Assad, non ci si può aspettare una vicina conclusione della guerra civile siriana.

    Matteo Zerini

    Matteo Zerini

    Laureato magistrale in Relazioni Internazionali presso la Statale di Milano, frequento ora il master Science & Security presso il King’s College di Londra. Mi interesso soprattutto di quanto avviene in Europa orientale, Russia in particolare, e di disarmo e proliferazione, specie delle armi di distruzione di massa.

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