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    Se la palla passa a Karzai

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    Dalla crisi post elettorale innescata da Abdullah Abdullah in Afghanistan sembra aver tratto profitto il capo dello Stato uscente, Hamid Karzai. Vediamo come.

    Diario da Kabul

    ARBITRO? – Accusato dal candidato in odore di sconfitta di non essere stato neutrale, il presidente afgano inizialmente non ha reagito, se si esclude una nota di palazzo che ne riaffermava il ruolo super partes. Poi ha avuto parole morbide verso entrambi i rivali, definiti personalità che meritano rispetto. Infine domenica scorsa, in un incontro col Consiglio degli Ulema, ha derubricato lo scontro tra candidati a pura dialettica elettorale.

    Nessuna scomunica insomma e un comportamento da vero arbitro della nazione. Quanto alle dimissioni di Amarkhil, Karzai le ha accettate di buon grado definendole un «atto responsabile» in grado di «normalizzare» la situazione.

    DELEGAZIONE SPECIALE – Dalle parole poi è passato ai fatti e lunedì ha messo insieme una “delegazione speciale” incaricata di trovare ogni possibile via d’uscita.La notizia l’ha data il Procuratore generale Ishaq Aloko che si è augurato di non dover ricevere nessuna comunicazione che attivi i suoi uffici e che anzi proprio la delegazione, sulla cui formazione ancora non si sa molto, potrebbe essere la chiave per evitare di tirare in ballo anche la magistratura.

    Con l’ultima mossa Karzai ha così riaffermato nei fatti la sua imparzialità, accolto con saggezza alcune delle richieste di Abdullah e si è ritagliato addosso l’abito del salvatore della patria neutrale, proprio in un momento in cui gode di un consenso minimo. Karzai peraltro sa che nessuno, oltre ad Abdullah, vuole fermare il processo elettorale a cominciare dagli Stati uniti per finire con l’Onu passando per la Ue. Il suo fallimento sarebbe infatti anche il loro.

    I SOLITI SOSPETTI – Non di meno c’è chi sospetta – pochi – che tutto quanto accada sia addirittura una strategia di Karzai per rimanere in sella, a capo di un governo ad interim che indìca nuove elezioni se queste dovessero rivelarsi illegittime. E che lo siano sono in molti invece a pensarlo: «La cattiva notizia – dice un intellettuale locale – è che nessuno dei due candidati è a posto e se non si torna al voto la comunità internazionale e gli afgani avranno a che fare con un presidente eletto con la frode attraverso una commissione che la frode l’ha addirittura organizzata».

    Da Kabul, Emanuele Giordana

    Membro del Comitato Scientifico del Caffè Geopolitico

    Emanuele Giordana
    Emanuele Giordanahttp://emgiordana.blogspot.it/

    Emanuele Giordana è cofondatore e Direttore dell’Agenzia giornalistica «Lettera22», specializzata in politica estera, cooperazione internazionale e cultura, è direttore responsabile dell’Agenzia multimediale Amisnet. Già docente di cultura indonesiana all’IsMEO di Milano e direttore della rivista Quaderni asiatici, insegna attualmente scrittura giornalistica alla Scuola di giornalismo della Fondazione Basso (Roma) e tiene corsi all’Ispi (Milano) e in diverse università italiane nei master di cooperazione allo sviluppo e giornalismo. Ha scritto diversi saggi e articoli sull’Afghanistan tra cui “Afghanistan, il crocevia della guerra alle porte dell’Asia” (Editori Riuniti 2007 e; Diario da Kabul, Appunti da una città sulla linea del fronte (ObarraO 2010). Per i suoi reportage radiofonici dall’Afghanistan su Radio3 ha ricevuto nel 2008 il premio Antonio Russo e nel 2011 ha ritirato il Premio Terzani per la pace per Afgana, di cui è stato coideatore e portavoce dal 2007 al 2013. E’ con la principessa Soraya Malek responsabile della sezione “Afghanistan” del Festival del Corto dell’Isola d’Elba. Vive tra Roma e Kabul.

    E’ membro del Comitato Scientifico del Caffè Geopolitico.

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