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lunedì 8 Marzo 2021

Francia: una sentenza storica per il clima

In breve

  • Il tribunale amministrativo di Parigi ha condannato in primo grado lo Stato per non aver contribuito alla lotta contro il cambiamento climatico.
  • Il mix energetico francese si basa su fonti a bassa emissione di gas serra e il piano nazionale per la transizione energetica è tra i più ambiziosi in Europa.
  • La sentenza del tribunale potrebbe costituire un precedente legale, utilizzabile contro l’inazione di alcuni Paesi firmatari degli Accordi di Parigi.

Dove si trova

In 3 sorsiIl tribunale amministrativo della capitale francese ha condannato lo Stato per inadempienza degli obblighi contenuti nel Trattato di Parigi. La sentenza è stata definita storica dal gruppo di ambientalisti che ha portato avanti la causa, poiché punisce per la prima volta l’inazione di un Governo.

1. ‘L’AFFAIRE DU SIÈCLE’

Il 3 febbraio 2021 il tribunale amministrativo di Parigi ha emesso una sentenza che dichiara la Francia colpevole in primo grado di non aver contribuito alla lotta contro il cambiamento climatico. Il processo era iniziato nel 2019, quando un gruppo di organizzazioni non governative (Greenpeace, Notre Affaire à tous, la Fondazione Nicolas Hulot e Oxfam) aveva citato in giudizio lo Stato francese con l’accusa di inadempienza verso gli obblighi contenuti nel Trattato di Parigi, siglato nel 2015. L’Accordo ha come obiettivo primario quello di limitare l’aumento del riscaldamento globale e di mantenerlo a circa 1,5 °C. Per fare questo è necessario che ogni Paese firmatario riduca di almeno l’1,5% le proprie emissioni di gas serra, però nel 2019 la Francia si è fermata alla soglia dello 0,9%. Uno sforzo ritenuto insufficiente non solo dalle associazioni ambientaliste, ma anche dall’Alto Consiglio sul clima, il quale in un report del 2019 già sottolineava la debolezza delle azioni intraprese dal Governo per contrastare il surriscaldamento climatico.

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Fig. 1 – La protesta degli attivisti, gennaio 2021

2. LA FRANCIA MEGLIO DI ALTRI PAESI EUROPEI

A discapito di quello che si potrebbe pensare il mix energetico francese si basa principalmente su fonti a bassa emissione di gas serra. Questo si deve al largo utilizzo dell’energia nucleare, una componente essenziale per la produzione di elettricità e che permette al Paese di posizionarsi agli ultimi posti nella classifica calcolata sul rapporto tra emissioni di gas serra e prodotto interno lordo, stilata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. D’altro canto per emissioni totali la Francia risulta tra gli Stati più inquinanti (293,2 milioni di tonnellate di CO2 nel 2019) – rimanendo al di sotto di altri Paesi europei come Italia e Germania. La strategia nazionale francese riguardo alla transizione energetica è comunque tra le più avanzate e ambiziose in Europa: il Governo ha previsto un ingente aumento di investimenti verdi volti a ridurre la dipendenza dall’energia nucleare – si mira a una riduzione del 50% entro il 2025, – aumentare l’utilizzo di fonti rinnovabili per il consumo finale di energia e tagliare del 30% l’impiego dei combustibili fossili entro il 2030. L’obiettivo, come auspicato dalla Commissione Europea nel Green Deal, è il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050.

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Fig. 2 – Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen, dicembre 2020

3. UN PRECEDENTE LEGALE?

Prima della decisione del tribunale, tramite una dichiarazione ufficiale in risposta alle accuse mosse dal gruppo ambientalista, il ministro per l’Ambiente definiva ingiusto il fatto che si attribuissero le colpe di un problema globale alla sola Francia. La precisazione del ministro è stata accolta dai giudici, che nella sentenza hanno specificato come le mancanze dell’Élysée siano di fatto parziali. Nonostante ciò in Francia si parla di “affare del secolo”, poiché per la prima volta è stata punita l’inazione di un Governo sulla questione climatica. Lo Stato dovrà pagare una compensazione simbolica a ogni associazione parte dell’accusa. Il tribunale è chiamato ora a decidere se far implementare all’esecutivo francese ulteriori misure, così che il Trattato di Parigi venga rispettato, ma per questo si dovrà attendere qualche settimana. Se la sentenza dovesse essere confermata, eventualmente nei successivi gradi di appello – lo Stato non ha ancora reso noto se farà ricorso, – si costituirebbe un precedente legale che potrebbe essere utilizzato contro molti dei Paesi firmatari.

Matteo Camporese

Climate change protesters march in Paris streets” by Jeanne Menjoulet is licensed under CC BY-ND

Matteo Camporese
Matteo Camporese

Nato nel 1995. Padova-Roma è il tragitto che ho percorso più volte in assoluto, con qualche deviazione a Pristina e Bordeaux. Laureato in Global Studies alla Luiss Guido Carli, vorrei approfondire e divulgare questioni legate al cambiamento climatico e alla transizione energetica. Il caffè della moka è più buono delle capsule!

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