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    Pochi giorni alla proclamazione dei risultati definitivi delle elezioni Presidenziali. Le istituzioni locali e internazionali non hanno ancora assunto una posizione chiara rispetto alle accuse di frodi

    UNA POLTRONA PER DUE – I dualismi stanno caratterizzando la fase finale di queste tribolate elezioni: già in fase di conteggio dei voti, la Commissione Elettorale Indipendente (organo a guida locale) e la Commissione per i Ricorsi Elettorali (organo supportato dalle Nazioni Unite) erano entrate in contrasto sull’opportunità della ufficializzazione dei risultati preliminari a fronte dei sospetti di vaste frodi.Adesso la contesa si è inasprita all'interno delle Nazioni Unite e coinvolge i due massimi rappresentanti diUNAMA (United Nations Assistance Mission in Afghanistan), il norvegese Kai Eide, capo della missione e l'americano Peter Galbraith, “numero due” della stessa.I due esperti diplomatici sono entrati in aperto contrasto rispetto alla valutazione di estensione e rilevanza delle frodi elettorali a favore di Karzai: il risultato è stato il richiamo in patria per Galbraith.Tale contrasto, a prima vista interno, in realtà rivela quanto complessa sia la questione del riconoscimento dei risultati elettorali per la comunità internazionale.Secondo Galbraith, Eide avrebbe imposto alla missione ONU un profilo troppo basso di fronte alle frodi, negandone la vastità ed impedendo azioni di controllo risolute; il diplomatico statunitense ha chiaramente affermato che senza i voti fraudolenti Karzai sarebbe costretto al ballottaggio.Galbraith nelle settimane passate aveva più volte parlato dell'importanza che le frodi avrebbero per l'esito definitivo delle elezioni, aveva aspramente criticato l'operato della Commissione Elettorale Indipendente circa le regole da applicare per la valutazione della legalità dei voti ed aveva così causato dure reazioni dell'entourage di Karzai nei propri confronti  e della missione ONU.Soprattutto, però, le accuse del diplomatico americano sono state rivolte ad Eide, apertamente accusato di avere forzato lo staff UNAMA a non approfondire le indagini sui sospetti relativi a “seggi fantasma” nel sud del Paese e a non condividere con le istituzioni afgane le prove in loro possesso.

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    CHI DECIDE IL RISULTATO – Dopo una iniziale fase di attesa e di parziale riconoscimento delle frodi poste in essere in favore di Karzai, la posizione degli organismi internazionali, e dell'Amministrazione americana in particolare, è rimasta vaga e lo schermo della “neutralità” nei confronti del processo elettorale afgano ha fatto via via trasparire una sorta di rassegnazione davanti all'ipotesi delle riconferma di Karzai.Il dibattito interno al Paese è invece stato decisamente più duro e le critiche contro l'inerzia della comunità internazionale di fronte alla già spesso provata importanza delle frodi sono state veementi.Di fatto, qualora gli organi internazionali non dovessero pressare per un approfondito controllo delle schede sospette, il risultato finale vedrebbe la rielezione di Karzai al primo turno, nonostante tutto. In questa ipotesi l'autorevolezza del voto agli occhi della popolazione e dell'opposizione guidata dal forte candidatoAbdullah Abdullah sarebbe pesantemente compromessa.Al contempo, la vittoria sarebbe per i Talebani, poiché un risultato elettorale delegittimato accrescerebbe la loro possibilità di influenza su una popolazione senza punti di riferimento. Il ruolo della comunità internazionale stessa sarebbe sminuito a fronte di un comportamento lassista nei confronti delle frodi.D'altra parte, un rigoroso controllo dei voti richiederebbe molto tempo e potrebbe portare al ballottaggio. Questa scelta avrebbe due importanti conseguenze: da una parte, l'avvicinarsi dell'inverno bloccherebbe di fatto ogni possibilità di indire una nuova tornata elettorale (vaste aree del Paese rimangono isolate nella stagione invernale); dall'altra, aprirebbe comunque uno scontro tra la comunità internazionale e la fazione capeggiata da Karzai, lasciando il Paese in un limbo istituzionale particolarmente pericoloso. 

    NESSUNA SCELTA? – In un momento in cui la missione militare NATO è in grave difficoltà, la necessità primaria è quella di avere un governo stabile e, nonostante il fatto che la corruzione nel Governo Karzai venga considerata una minaccia pari a quella talebana, l'ONU e gli Stati Uniti potrebbero preferire una soluzione accomodante, vedendo in Karzai l'unico interlocutore attualmente possibile. D'altra parte lo stesso Karzai non ha possibilità di scegliere altri partner diversi dagli Stati Uniti.In questo contesto, il voto della popolazione afghana e le debolissime istituzioni costruite dalla caduta dei talebani varrebbero sempre meno. 

    Pietro Costanzo 5 ottobre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Pietro Costanzo

    Co-fondatore e membro del direttivo. Mi occupo di cooperazione internazionale nel settore della sicurezza. Mi sento Europeo, Italiano e parecchio siciliano. Vivo a Roma: se volete, vediamoci per un caffè… Ogni opinione espressa è strettamente personale.

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