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    Afghanistan: cronaca di un broglio annunciato

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    Dopo una sfida elettorale segnata da attacchi terroristici e violenze in tutto il paese, le elezioni presidenziali in Afghanistan hanno visto il tecnocrate Ashraf Ghani contro l’ex Ministro degli Esteri Abdullah Abdullah. L’annuncio ufficiale dei risultati preliminari, avvenuto all’inizio di luglio, ha dato come vincente Ghani, ma Abdullah ha denunciato Brogli e promette una battaglia senza esclusione di colpi. Ripercorriamo le tappe.

    PERCORSO A OSTACOLI – Che la campagna elettorale e le elezioni presidenziali non sarebbero state una passeggiata era chiaro per tutti coloro che seguono le vicende afghane. Ma oggi ci troviamo di fronte all’ennesimo teatrino politico e governativo di Kabul che sfiora il paradosso. Pochi giorni fa la Commissione Elettorale Indipendente ha reso noti i risultati preliminari del ballottaggio tra i due candidati rimasti in campo. L’ex Ministro dell’Economia Ghani avrebbe ottenuto il 56,44% di voti contro il 43,5% del suo avversario Abdullah. Questi risultati, seppur non definitivi, sembrano avere gettato ancora una volta il Paese nel caos. L’ex Ministro degli Esteri Abdullah risultava in testa nel primo turno elettorale e ha apertamente denunciato gravi brogli elettorali, autoproclamandosi, davanti al Paese ed ai suo sostenitori, il vero vincitore di queste elezioni. Durissime le sue parole: “Mi rifiuto di accettare il risultato. Lo condanno e non lo accetterò” (fonte: Al Jazeera). L’annuncio della presunta vittoria ha dato il via, da parte dei sostenitori di Abdullah, ad una serie di festeggiamenti per le strade di Kabul con tanto di esplosione in aria di colpi di arma da fuoco.

    Lo stesso annuncio di vittoria è stato dato anche da Ghani, il quale ignorando la provocazione del suo avversario, si accinge ad attendere i risultati definitivi del 22 luglio con l’aspettativa di essere l’unico Presidente legittimo del Paese.

    Militari americani in missione nel villaggio di Kuchi
    Militari americani in missione in un villaggio pashtun

    TEMPI LUNGHI E VIOLENZE – La maratona elettorale, iniziata il 5 aprile, è stata caratterizzata, fin dall’inizio, da numerosi atti di violenza quali attentati (con numerose vittime civili), dita mozzate per mano dei talebani e continue minacce delle milizie antigovernative verso tutti coloro che hanno esercitato il diritto di voto. Lo stesso Abdullah ha subìto, lo scorso 6 giugno, un grave attentato a Kabul nel quale hanno perso la vita 3 sue guardie del corpo e 3 civili.

    Nonostante il richiamo delle Nazioni Unite e della comunità internazionale affinché vengano usati toni politici più moderati e civili, la sfida senza esclusione di colpi tra Ghani e Abdullah è iniziata e rischia di creare instabilità politica e rilevanti problemi di sicurezza in tutto l’Afghanistan. L’11 luglio il Segretario di Stato USA John Kerry ha incontrato sia Jan Kubis, capo delle Nazioni Unite a Kabul sia i due candidati alla poltrona di Presidente. Dopo diversi incontri e un arduo lavoro diplomatico, Abdullah e Ghani hanno raggiunto un accordo per una verifica omnicomprensiva dei risultati del ballottaggio e un  nuovo conteggio delle schede elettorali.

    La sfida tra i due ripropone vecchi schemi di lotta per il potere e per le poltrone che, a lungo andare potrebbero nuocere alla stabilità e alla coesione del paese, stremato da anni di combattimenti e conflitto

    Inoltre, la tensione tra fazioni avversari rischia di riaccendere la perenne diatriba etnica, mai di fatto sopita e che continua quotidianamente a mietere vittime tra i civili innocenti. (Ghani è di etnia pasthun, mentre Abdullah è di padre pasthun e madre tagika).

    ATTORI INTERNAZIONALI – In questo scenario complesso giocano poi un ruolo rilevante anche gli attori internazionali che puntano ad ottenere un loro tornaconto politico ed economico dai risultati di queste elezioni.  Infine non va sottovalutato il ruolo che giocano anche gli attori internazionali, che puntano ad ottenere un tornaconto politico ed economico da queste elezioni. L’uscente Presidente Hamid Karzai si è infatti rifiutato di mettere la firma sull’Accordo Bilaterale messo a punto con Washington relativo al piano della sicurezza in Afghanistan dopo il ritiro della Missione Internazionale ISAF previsto per la fine del 2014. Per avere un’idea di quali saranno le prossime mosse politiche nazionali e internazionali in Afghanistan, bisognerà quindi necessariamente attendere i risultati elettorali definitivi, con l’auspicio che ciò metta fine a questa sfida che ha tutta l’aria di portare nuovi e pericolosi venti di guerra civile.

    Per avere un’idea di quali saranno le prossime mosse politiche nazionali e internazionali in Afghanistan, bisognerà quindi necessariamente attendere i risultati elettorali definitivi, con l’auspicio che ciò metta fine a questa sfida che ha tutta l’aria di portare nuovi e pericolosi venti di guerra civile.

    Ad oggi Ghani ha messo una forte ipoteca sulla vittoria finale, ma, come sempre accade in Afghanistan, il dubbio sugli sviluppi futuri è più che lecito e  l’annuncio ufficiale del nome del nuovo Presidente  previsto per il  22 luglio potrebbe riservare ancora molte sorprese.

    Barbara Gallo

    Barbara Gallo
    Barbara Gallo

    Ha conseguito la Laurea in Sociologia con una Tesi sulle donne afghane. E ciò non ha fatto che aumentare la sua passione e il suo amore per quelle terre belle e selvagge e per quelle popolazioni fiere e coraggiose. Collabora con Archivio Disarmo perché sogna la pace e con la Fondazione Pangea perché sogna un futuro migliore per le donne. Attualmente vive e lavora come giornalista pubblicista a Roma.

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