utenti ip tracking
venerdì 25 Settembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    L’India e l’emergenza coronavirus

    In 3 sorsi - Oggi l'India è tra le...

    Contagi, proteste e maltempo: i tanti guai della Corea del Sud

    In 3 sorsi - Il coronavirus sembra aver esacerbato...

    Il SURE dell’Unione europea a sostegno dell’occupazione

    In 3 Sorsi – La Commissione europea ha formalizzato...

    Il lungo inverno di Melbourne

    Analisi - Secondo appuntamento con un "Caffè agli antipodi"....

    2011: make or break

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Ovvero: siamo in una fase realmente decisiva. Così parlò il Prof. Carlyle A. Thayer, dell’Australian Defence Force Academy di Canberra, che racconta in esclusiva al Caffè Geopolitico le relazioni tra Pechino e i suoi vicini “minori” nel Sud-Est Asiatico, soffermandosi sugli sviluppi del sistema di difesa regionale, a livello multilaterale e bilaterale, e mostrando il ruolo sempre maggiore che ricopre la Cina nella gestione della sicurezza nell’area. Intervista in due puntate: ecco qui la prima

     

    Che ruolo gioca la Cina nel sistema di sicurezza multilaterale asiatico?

    A partire dalla metà fino alla fine degli anni 1990, quando ha enunciato il suo nuovo concetto di sicurezza, la Cina ha partecipato intensamente alle attività promosse dalle istituzioni multilaterali. Ha fondato la Shanghai 5, ora conosciuta come la Shanghai Cooperation Organization (nella foto: i rappresentanti dei Paesi membri), e svolge un ruolo fondamentale di leadership finalizzato a contrastare l’estremismo e il separatismo.

    La Cina è un interlocutore dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (ASEAN), un membro fondatore del Forum regionale dell’ASEAN (ARF) e un membro del ASEAN Defence Ministers Meeting Plus. Il Paese di Mezzo ha contribuito ad istituzionalizzare i rapporti con l’ASEAN attraverso un partenariato strategico globale, tra cui è degno di nota l’accordo di libero scambio Cina-ASEAN .

    Pechino ha spinto in avanti la cooperazione in materia di tradizionali questioni di sicurezza; l’ARF ha promosso misure di fiducia ma sono meno incoraggianti della diplomazia preventiva. Ha inaugurato una conferenza politica sulla sicurezza che si riunisce annualmente; ha sostenuto i paesi del sud-est asiatico durante la crisi finanziaria asiatica del 1997-98 con l’istituzione dell’AseanPlus Three (Cina, Giappone e Corea del Sud). La Cina è anche membro della Asia Pacific Economic Cooperation (APEC), l’Asia-Europe Meeting (ASEM) e membro fondatore dell’East Asia Summit.

     

    Come descriverebbe il fenomeno del terrorismo politico in Asia Sud-Orientale?

    Il terrorismo politico nel sud-est asiatico legato ad Al Qaeda è una minaccia in gran parte dell’ultimo decennio. A quel tempo, la Jemaah Islamiyah (JI) ha tentato di creare una rete regionale con basi nel sud delle Filippine. La JI è stata liquidata in Malesia e Singapore, ma si è dimostrata più resistente nelle Filippine e in Indonesia. Oggi la forza della JI si è indebolita sia a livello regionale che nazionale.

    Il terrorismo politico è in gran parte il prodotto dell’attività di gruppi scissionisti ed estremisti locali. La lotta al terrorismo in Indonesia è stata molto efficace, anche grazie all’attivismo dell’Australia e degli Stati Uniti. Ogni attentato terroristico, dopo quello di Bali del 2002, ha incoraggiato le autorità indonesiane ad incrementare l’impiego costante delle risorse di intelligence. Tutti i principali attori dei bombardamenti indonesiani intercorsi tra il 2005 e il 2006 sono stati o uccisi o incarcerati. I raid della polizia, lo scorso anno, hanno neutralizzato una coalizione mista di gruppi scissionisti e locali che operano sotto il nome di Al Qaeda nella provincia di Aceh.

    Alcuni terroristi restano ancora attivi nelle Filippine, il Gruppo Abu Sayaaf si sente minacciato ma non è stato ancora soppresso. La sfida principale oggi è come impedire la radicalizzazione di una generazione più giovane.

     

    content_849_2

    Mindanao nelle Filippine, Patani in Thailandia e il Xinjiang in Cina: quanto influisce l’urgente questione del separatismo islamico nella strategica integrazione regionale?

    Le origini del separatismo musulmano nel sud delle Filippine e della Thailandia meridionale risalgono all’inizio del ventesimo secolo. La rivolta musulmana nel sud delle Filippine ha attraversato diverse fasi. Il Moro National Liberation Front si è riconciliato con il governo di Manila e gli è stata data la possibilità di mantenere il potere locale quando si sono tenute le elezioni nella Regione autonoma musulmana di Mindanao. Il gruppo scissionista, il Moro Islamic Liberation Front, sta attualmente negoziando i termini per l’insediamento.

    La rivolta nel sud della Thailandia ha raggiunto l’acme nel 1960, per poi scemare successivamente a causa delle efficaci politiche thailandesi antisovversive. Dal 1990 si è indebolita, tuttavia le politiche del governo Thaksin nel 2001 hanno riacceso il sentimento rivoluzionario e le cose sono peggiorate. La violenza continua e la maggioranza delle vittime sono civili musulmani.

    Le due insurrezioni in Thailandia e nelle Filippine hanno inibito lo sviluppo del cosiddetto triangolo della crescita economica. Le insurrezioni non hanno fermato l’integrazione regionale nel Sud-Est asiatico, non tanto da marginalizzare il sud della Thailandia e il sud delle Filippine rispetto agli sviluppi generali.

     

    Cerchiamo di definire il ruolo della Cina nel sistema internazionale e regionale. In che modo l’ascesa del Dragone influenza lo sviluppo delle relazioni Sino-Vietnamite?

    La Cina rappresenta un’opportunità economica per tutta l’Asia sud-orientale ed è ben integrata nelle strutture dell’ASEAN. Nel 1999 e nel 2000 la Cina ha firmato accordi a lungo termine nel quadro di collaborazione con tutti i dieci membri dell’ASEAN. Questi accordi di scambio e di cooperazione ad alto livello sono previsti regolarmente, a tutto campo e in settori diversificati.

    Per analizzare le relazioni tra la Cina e il Vietnam occorre tenere conto anche della dimensione del legame tra i partiti reggenti nei due Paesi. La relazione è asimmetrica. Il Vietnam tenta di mantenere la propria autonomia pur riverendo il ruolo preminente della Cina. Il legame è ampio e profondo. Ci sono due elementi sostanziali di rivalità: la Cina ha un avanzo commerciale di circa 12 miliardi di dollari all’anno, e i due Paesi si scontrano per le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale.

    Il Mar Cinese Meridionale è stato un focolaio di problemi quest’anno. Ma il Vietnam ha mandato due inviati speciali in Cina per organizzare summit di alto livello finalizzati a risolvere le dispute territoriali. Il Vietnam e la Cina si sono scambiati commenti taglienti durante la conduzione di pattuglie navali nel Golfo del Tonchino. Il Vietnam, cerca di gestire le sue relazioni bilaterali con la Cina attraverso un Joint Steering Committee, a livello di vice primo ministro, e di coordinare tutti gli aspetti politici. Il Vietnam cerca anche di coinvolgere la Cina nell’ASEAN per rendere il suo comportamento più prevedibile. Infine, il Vietnam usa le sue relazioni con le altre grandi potenze – Stati Uniti, Giappone, India e Russia – per controbilanciare la Cina.

     

    (1. continua)

    M. Dolores Cabras

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome