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domenica 25 Luglio 2021

Africa, la regione dei Grandi Laghi e l’ineludibile spirale di violenza e profitto

In breve

  • Comincia a delinearsi la dinamica dell’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, ma ancora non si conoscono gli autori.
  • La regione dei Grandi Laghi è tra le più complesse e critiche in Africa.
  • Secondo la missione MONUSCO sono quattro i principali gruppi armati nella regione: le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda, le Forze Democratiche Alleate, l’Esercito di Resistenza del Signore e le Forze di Liberazione Nazionale.
  • Le Nazioni Unite sono presenti con una missione, ma la prospettiva è quella di un progressivo disimpegno.

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Analisi – La dolorosa scomparsa dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo riaccende i riflettori su una delle aree più rischiose del continente africano, intrappolata da anni in una spirale di violenza e instabilità.

L’ATTACCO AL CONVOGLIO DELL’AMBASCIATORE ATTANASIO

L’intera Italia è in lutto per la perdita di due uomini dello Stato, l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, vittime con l’autista Mustapha Milambo di un agguato nella Repubblica Democratica del Congo. Le dinamiche dell’evento si stanno ormai delineando: si tratta di un tentativo di sequestro finito male, avvenuto nella regione orientale del Nord Kivu. La notizia ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica italiana, eppure il copione non è nuovo per chi monitora la regione dei Grandi Laghi e più nello specifico le province nell’est della RDC. Decine di gruppi armati operano dentro e intorno all’area del parco di Virunga, dove sono stati attaccati i nostri connazionali, e da anni portano avanti rapimenti a scopo di riscatto e attività violente. Tutta la regione dei Grandi Laghi vive da decenni in un clima di diffusa insicurezza, anche a causa dell’eccezionale concentrazione di milizie nelle zone transfrontaliere della RDC.

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Fig. 1 – L’ambasciatore Luca Attanasio

BRIEFING: COSA SUCCEDE NELLA REGIONE DEI GRANDI LAGHI?

I Paesi che compongono l’area in questione sono generalmente identificati con i membri della Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), nonostante non ci sia una definizione univoca a riguardo. Sin dalla loro indipendenza questi Stati hanno vissuto periodi di grandi tensioni interne e conflitti armati esacerbati, soprattutto, da un forte senso di esclusione sociale e da una diffusa strumentalizzazione delle differenze etniche. Le giovani democrazie che si trovano nell’area presentano ancora importanti fragilità strutturali che impediscono ai Governi di esercitare un effettivo controllo del territorio nazionale, facilitando così il prolificare di gruppi armati indipendenti. Le pesanti ferite della colonizzazione belga e francese, inoltre, faticano a ricucirsi, con popolazioni spesso ostili tra di loro a causa di retaggi culturali ereditati durante l’oppressiva occupazione europea. Il genocidio in Ruanda ne è un esempio significativo, avendo tutt’oggi ripercussioni negative sulla stabilità della regione. A seguito dei gravi eventi del 1994, infatti, molte persone lasciarono il Ruanda in cerca di una nuova vita nei Paesi circostanti, dove la popolazione, però, versava già in condizioni di vita precarie. I flussi migratori di profughi e sfollati interni hanno avuto la conseguenza di innescare ulteriori controversie etniche, ancora oggi irrisolte.
La situazione, nonostante dei lievi miglioramenti dovuti all’azione delle Nazioni Unite, è ancora estremamente delicata. Vari fattori, tra cui quelli citati sopra, concorrono ad alimentare una spirale di violenza e profitto. I Governi non riescono a garantire né il controllo del territorio né un adeguato livello di benessere dei propri cittadini, spingendo molti giovani ad arruolarsi nei gruppi armati per assicurarsi una fonte di reddito. Questo meccanismo viene ulteriormente alimentato da un diffuso sentimento di esclusione sociale e dalle tensioni etniche tra le varie comunità.

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Fig. 2 – Caschi blu e militari della RDC in prossimità del luogo nel quale è stato assalito il convoglio dell’ambasciatore Attanasio, a nord di Goma, capitale del Nord Kivu

I PRINCIPALI GRUPPI ARMATI

La Repubblica Democratica del Congo rappresenta il fulcro dell’instabilità dell’intera area. Qui, come riportato dalla Missione ONU (MONUSCO), sono attivi quattro principali soggetti che hanno approfittato del vuoto istituzionale per estendere le loro attività illecite e istaurare un ciclo di violenza intercomunitaria, anche oltreconfine.

  • Le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) sono il più grande gruppo armato illegale che opera nella RDC. Nonostante ci sia un numero crescente di congolesi tra le loro file, sono formate principalmente da membri della dirigenza e dell’esercito ruandese spodestati nel 1994. Il suo scopo ufficiale è quello di usare la pressione militare per aprire un “dialogo inter-ruandese” con l’attuale Governo, ma l’obiettivo reale sembra essere di rovesciarlo. I militanti delle FDLR sono stati accusati da Kinshasa di essere responsabili per l’agguato al convoglio del Programma alimentare mondiale in cui viaggiavano Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci. Il gruppo, però, ha negato qualsiasi loro coinvolgimento nell’uccisione dell’ambasciatore italiano e del carabiniere che lo scortava con la stampa congolese, nonostante sia spesso impegnato in questo tipo di attività.
  • Le Forze Democratiche Alleate (ADF) sono una formazione ribelle con base sulle montagne del Ruwenzori, nella parte orientale della RDC. Sono composte per lo più da islamisti che perseguono l’applicazione della shari’a in Uganda. Le ADF sembrano ricevere finanziamenti esterni da fonti sconosciute e avrebbero sviluppato un’affiliazione con l’ISIS, divenendone uno dei rami del provincia Africa centrale. Questo gruppo opera solitamente ben più a nord rispetto al luogo dell’agguato, a differenza delle FDLR, che invece sono fortemente presenti in quell’area. Ciononostante le ADF hanno una cellula attiva a Goma, non lontano dal parco di Virunga, e rimane quindi un sospettato.
  • L’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) di Joseph Kony è un gruppo ribelle ugandese stabilitosi lungo le zone di confine settentrionali della RDC e nella Repubblica Centrafricana orientale. Era originariamente basato nel Sudan meridionale, ma dopo i negoziati di pace che hanno portato il Sudan People’s Liberation Army (SPLA) a prendere il controllo del Paese, il gruppo ha spostato la propria base nella RDC e ha iniziato una violenta campagna d’espansione. Il LRA è composto da combattenti ugandesi e da reclute rapite con la forza in RDC, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, compresi migliaia di bambini soldato.
  • Le Forze di Liberazione Nazionale (FNL) sono, invece, un gruppo ribelle burundese formatosi originariamente nel 1985 come ala militare di una formazione ribelle di etnia hutu. Mentre la maggior parte delle FNL si è integrata nell’esercito nazionale burundese dopo le elezioni a metà del 2010, il restante ha ripreso le attività illegali e si è infiltrato nella RDC, partendo dalle pianure del Ruzizi e dal lago Tanganica per poi arrivare nel Sud Kivu, dove hanno stabilito la loro base.
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Fig. 3 – Un casco blu pakistano della MONUSCO nei pressi del campo profughi di Bijombo, nel Sud Kivu

LA MISSIONE MONUSCO

Le Nazioni Unite sono impegnate da diversi anni nella regione, in maniera particolare nella Repubblica Democratica del Congo. L’area in cui è avvenuto l’agguato, infatti, è di particolare rilievo nel quadro dell’azione ONU, data la sua forte instabilità. La missione MONUSCO, subentrata a una precedente operazione di mantenimento della pace (MONUC), è diventata operativa nel 2010 e conta circa 16mila militari e 3mila civili. Dalla sua attivazione ci sono state 207 vittime tra il personale e i principali contributori in termini di militari messi a disposizione sono l’India, il Pakistan e il Bangladesh. Il termine della missione era stato fissato per dicembre 2020, per essere poi prolungato di un anno, seppur nel quadro generale di un disimpegno delle forze ONU dalla regione. In una lettera proprio del dicembre 2020 scritta dal Segretario Generale António Guterres per il Presidente del Consiglio di Sicurezza vengono messe in luce le difficoltà della missione ONU nell’aiutare lo Stato centrale della RDC a riprendere il pieno controllo dei territori delle province orientali e proteggere i cittadini. Secondo il Segretario Generale le milizie che operano nella zona sono anche sospettate di ricevere fondi esterni, alimentando la teoria che operino “per procura” di attori internazionali interessati a fare della RDC una rear-base.Alla luce proprio dell’alto tasso di rischio di quelle aree, ben noto dopo vari anni di impegno sul campo, la Procura di Roma – che ha da poco aperto un’indagine contro ignoti – cercherà di fare maggiore chiarezza sulle dinamiche dell’incidente e sull’efficacia delle misure di sicurezza messe in atto.

Arianna Colaiuta

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Arianna Colaiuta

Classe ’96, di Roma, città dove attualmente studio e vivo. Dopo una laurea in Politics, Philosophy and Economics presso la LUISS Guido Carli, ho deciso di proseguire i miei studi in politica internazionale con una magistrale in Global Studies. Al momento vivo a Bruxelles, dove faccio parte di un double degree presso l’Université Libre de Bruxelles (ULB) e collaboro con la delegazione europea di Unioncamere.  Il mio interesse per la geopolitica e la sicurezza mi ha portato a sviluppare un particolare interesse per la regione MENA e per l’Africa sub-sahariana. Con la mia tesi triennale “ Italy and Africa: evolution of the Italian approach during the XVII legislature and a risk-opportunity analysis in light of the national interest” ho iniziato un percorso di approfondimento sulla politica del continente africano, che provo a portare avanti qui al Caffé con una serie di articoli tematici.

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