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giovedì 28 Ottobre 2021

Ambazonia, i forti venti di secessione in Camerun

In breve

  • Il conflitto in Ambazonia non accenna a fermarsi, registrando un incremento delle violenze tra le parti.
  • Le radici del conflitto trovano origine del senso di progressiva marginalizzazione provato dalla minoranza anglofona, che occupa due delle dieci regioni camerunensi
  • La dichiarazione di indipendenza dell’Ambazonia ha portato a una forte risposta da parte del Governo centrale, con arresti arbitrari, repressione e violazioni dei diritti umani.
  • In un contesto dove la pace sembra lontana, la Chiesa cattolica camerunense lavora per negoziare tra le parti.

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In 3 Sorsi La crisi dell’Ambazonia ha travolto il Camerun nel 2017 e continua a minacciare la stabilità del Paese. Le rivendicazioni degli anglofoni vengono opposte con forza dal Governo di Yaoundé, lasciando poco spazio a prospettive di pace.

1. UN PROGRESSIVO DETERIORAMENTO

Nel generale silenzio dei media internazionali, negli ultimi anni il Camerun è stato travolto da un conflitto di carattere secessionista, che vede la minoranza anglofona del Paese, che occupa due delle dieci regioni camerunensi, rivendicare l’indipendenza dal Governo centrale.
Il conflitto in Ambazonia, che dal suo inizio nell’ottobre del 2017 ha causato 3mila vittime e mezzo milione di sfollati, non accenna a fermarsi. Al contrario sembra proseguire con sempre maggior vigore, minando non solo la stabilità interna, ma anche regionale. Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 le tensioni sono progressivamente cresciute, come dimostrato da uno dei momenti più noti e drammatici del conflitto che si è presentato il 24 ottobre 2020, quando una scuola privata bilingue è stata attaccata da uomini armati nella città di Kumba, nella regione sud-occidentale del Paese. Noto come il massacro di Kumba, l’attacco ha portato all’uccisione di almeno otto bambini e al ferimento di molti altri. L’attacco alla scuola non è stato casuale, ma ben mirato, in quanto l’educazione è uno dei principali temi al centro delle tensioni linguistiche tra la maggioranza francofona e la minoranza anglofona del Paese.
Come riportato dall’International Crisis Group il 2021 si è aperto con un deterioramento della situazione di sicurezza in Camerun, a causa di un incremento degli episodi di violenza tra le forze governative di Yaoundé e i separatisti anglofoni, con numerose vittime da entrambe le parti. Inoltre il Governo si trova ad affrontare le violenze perpetrate da Boko Haram, in particolare al confine con la Nigeria, una situazione che rende ancora più fragile la sicurezza nel Paese. 

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Fig. 1 – Poliziotti pattugliano le strade nella città di Buea, a ovest di Douala, in seguito alle proteste per l’uccisione di un cittadino anglofono nel 2017

2. LE RADICI DEL CONFLITTO

Il conflitto in Ambazonia ha radici profonde. Le rivendicazioni della minoranza anglofona camerunense trovano origine nella decisione della Società delle Nazioni, Organizzazione che ha preceduto l’ONU, di dividere il Camerun, ex colonia tedesca, tra inglesi e francesi dopo la Prima Guerra Mondiale. I territori sotto controllo britannico vennero separati in due parti: Camerun del Sud e Camerun del Nord. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio del processo di decolonizzazione ai territori camerunensi sotto controllo britannico fu offerta la possibilità di essere annessi al Camerun o alla Nigeria. Di conseguenza nel 1961 il Camerun del Nord fu annesso alla Nigeria, mentre il Camerun del Sud all’ex Camerun francese, che aveva ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960. 
Inizialmente Stato federale, il Camerun adottò una struttura unitaria nel 1972. A partire da questo momento i diritti dei camerunensi anglofoni sono stati progressivamente erosi in favore della maggioranza francofona. La minoranza accusa infatti da tempo il Governo di discriminazione nell’accesso agli impieghi pubblici, imponendo l’uso della lingua francese in tutti i luoghi di lavoro e negli atti ufficiali, portando a una diffusa sensazione di marginalizzazione che è gradualmente cresciuta nel tempo.

La dichiarazione di indipendenza 

La progressiva erosione dei diritti dei camerunensi anglofoni ha portato alle prime proteste pacifiche nel 2016, quando insegnanti e avvocati sono scesi in piazza per protestare contro le politiche del Governo a favore della componente francofona. Il 1° ottobre 2017, i separatisti del movimento Southern Cameroon National Council (SCNC) hanno dichiarato unilateralmente l’indipendenza della cosiddetta Repubblica di Ambazonia dal Governo centrale
Il Governo del Presidente Paul Biya, in carica dal 1982, ha fin da subito adottato il pugno di ferro. In seguito all’arresto di diversi esponenti del movimento SCNC nel gennaio 2018, e all’identificazione di quest’ultimo come organizzazione terroristica, le tensioni si sono trasformare in una vera e propria campagna di guerriglia, dando così inizio a un intenso conflitto interno. Inoltre, per far fronte ai forti venti di secessione dell’Ambazonia, il Governo ha messo in atto restrizioni alle libertà civili, violazioni dei diritti umani e arresti indiscriminati.

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Fig. 1 – Un’immagine da una piccola città vicino Buea, nel Camerun sudoccidentale, spopolata dopo gli attacchi delle forze regolari contro i separatisti nel 2019

3. PROSPETTIVE DI PACE

A settembre 2020, come sottolineato nel rapporto di Human Rights Watch, per le crescenti violenze e pressioni internazionali il Presidente camerunense Paul Biya ha invocato un Dialogo Nazionale, una serie di discussioni tra le due parti in conflitto per cercare una soluzione alla crisi. Il dialogo si è chiuso con l’impegno da parte del Governo centrale di garantire uno status speciale alle due regioni anglofone e di rilasciare i prigionieri politici arrestati nel corso degli ultimi anni. Nonostante tale decisione, le prospettive di pace rimangono lontane. L’adozione di uno status speciale per l’Ambazonia, infatti, non è ancora stata messa in atto e le violenze sul campo non accennano ad attenuarsi.  
Viste le difficoltà nel trovare un punto d’incontro a livello formale, è importante l’iniziativa della Chiesa cattolica camerunense per promuovere un dialogo tra i separatisti e il Governo. Circondata dalla grande riservatezza che contraddistingue i suoi tentativi di mediazione, la Chiesa sta lavorando per cercare di raggiungere un accordo tra le parti, ospitando incontri tra membri delle due fazioni con la speranza che ciò possa contribuire a eventuali negoziazioni future che possano porre fine al conflitto camerunense.

Alessia Rossinotti

Lambisc, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

Alessia Rossinotti
Alessia Rossinotti

Classe 1994, da sempre appassionata di politica internazionale e diritti umani, con un particolare focus sul continente africano. Laureata in World Politics and International Relations presso l’Università di Pavia, ho svolto esperienze di tirocinio alla Rappresentanza Permanente d’Italia all’OSCE, e per una ONG che si occupa di pace e conflitti.

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