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martedì 27 Luglio 2021

Bielorussia, le proteste contro Lukashenko impensieriscono Putin

In breve

  • Una corte bielorussa ha condannato le reporter Katsyaryna Andreyeva e Darya Chultsova a due anni di carcere per aver documentato le proteste avvenute a Minsk, confermando il clima di repressione che si respira in Bielorussia.
  • Una parziale transizione democratica è forse lo scenario più plausibile come conseguenza della messa in discussione dell’autorità di Lukashenko.
  • Ci sono delle similitudini tra le proteste bielorusse e quelle che dalla fine di gennaio stanno avvenendo in Russia. Tuttavia Putin sembra avere i mezzi necessari per controllare lo scontento interno.

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In 3 sorsi – La condanna di due giornaliste in Bielorussia ha confermato il clima repressivo che si respira sotto il Governo di Lukashenko. Una parziale transizione democratica in Bielorussia è forse lo scenario maggiormente plausibile e auspicabile per le parti in gioco. Con l’esempio bielorusso anche in Russia si sono create delle proteste, per ora arginate da Putin.

1. LA CONDANNA DELLE DUE GIORNALISTE

Lo scorso 18 febbraio le due giornaliste Katsyaryna Andreyeva e Darya Chultsova sono state condannate a due anni di carcere per aver riportato le proteste svoltesi a Minsk da parte dei dissidenti del Governo. Infatti, dopo la morte di Roman Bondarenko, ucciso il 12 novembre dalla polizia bielorussa durante una manifestazione, gli scontri si sono acuiti. Il legale delle due giornaliste ha definito la sentenza “assurda” in quanto Andreyeva e Chultsova stavano soltanto svolgendo il loro lavoro di reporter. Anche la leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, si è espressa sulla questione, dichiarando che Lukashenko non può spezzare la resistenza bielorussa. Anche se al momento le proteste sembrano essere diminuite, in realtà è solo una calma apparente. La situazione economica del Paese è disastrosa, con un disavanzo di bilancio di circa due miliardi di dollari e la leadership di Lukashenko sempre più messa in discussione.

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Fig. 1 – Le reporter Katsyaryna Andreyeva e Darya Chultsova durante un’udienza del loro processo, 18 febbraio 2021

2. COSA POTREBBE SUCCEDERE DOPO LA CRISI?

Un possibile scenario futuro comporterebbe una parziale transizione democratica sul medio-lungo termine. Difatti sia uno scenario rivoluzionario che un consolidamento della dittatura di Lukashenko sembrano lontani dal realizzarsi o per lo meno di difficile compimento. Lukashenko ha espresso la volontà di svolgere un referendum sulla modifica della Costituzione entro un anno, ma non ha esplicitato dettagli sulle eventuali modifiche costituzionali. Molto probabilmente una nuova Costituzione prevederebbe un ruolo più forte per il Parlamento e i partiti politici, attualmente trascurabili. Tuttavia la “nuova” élite farebbe probabilmente affidamento su alcuni attori politici tradizionali: membri del regime attuale, forze di sicurezza, oligarchi e alcune figure filo-russe più accettabili per l’opposizione. Gli aiuti economici che il Cremlino ha esteso a Lukashenko, come il recente prestito di 1,5 miliardi di dollari, saranno lo strumento per chiedere il cambiamento. Difatti Putin ha tutto l’interesse a placare le proteste in Bielorussia dato che l’eco delle rivolte a Minsk comincia ad affacciarsi prepotentemente sulla scena interna russa.

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Fig. 2 – Lukashenko e Putin sugli sci durante una pausa del loro ultimo vertice a Sochi, 22 febbraio 2021

3. L’INFLUENZA SULLE PROTESTE RUSSE

Si potrebbe azzardare un paragone tra le proteste in Bielorussia e quelle scoppiate a fine gennaio in Russia. È importante premettere che Putin gode di livelli di popolarità molto più alti di quelli che Lukashenko abbia mai raggiunto. Può anche contare su un apparato di sicurezza infinitamente più grande, insieme a vaste risorse finanziarie. Altro punto importante è che il potere di Putin non dipende interamente dalla forza bruta. Finora le Autorità russe hanno dispiegato una serie di risposte “intelligenti” progettate per rallentare il movimento di protesta, soprattutto grazie a un utilizzo oculato della propaganda. Ad esempio una clip ampiamente trasmessa dalla televisione di Stato mostra centinaia di lavoratori di una filiale di Ekaterinburg di Sima-Land che marciano e poi spingono i pugni in aria, gridando “Vladimir Vladimirovich, siamo con te”. Attraverso l’utilizzo dei mass media il Governo russo cerca di far arrivare il messaggio che il potere di Putin non è messo in discussione. Il Presidente russo è tipicamente avverso al rischio, ma tutto ciò che riguarda la sua filosofia politica e la sua condotta passata indica che non escluderà il confronto se necessario. È importante per Putin evitare di essere troppo dipendente da una politica repressiva e dalla lealtà delle forze di sicurezza, per scongiurare una grave crisi interna.

Michele Montefusco

Photo by Artem Podrez is licensed under CC0

Michele Montefusco
Michele Montefusco

Nato nel 1995 in provincia di Salerno, ho sempre avuto una passione verso la politica internazionale. Ho conseguito la laurea triennale in relazioni internazionali all’università di Salerno, per poi conseguire la laurea magistrale in Studi internazionali all’Università di Napoli “L’Orientale”. Da sempre affascinato dalla storia e cultura dei Paesi dell’area post-sovietica. Quando non parlo di politica o storia, puoi trovarmi a discutere di cinema o di Inter.

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