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martedì 14 Luglio 2020
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    Speciale COVID-19

    E l’Africa sorrIDE (1)

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Iniziamo oggi un viaggio nel continente africano, per analizzare come la dinamica degli investimenti diretti esteri (IDE) in atto in questi ultimi anni può aiutare i Paesi della regione ad uscire finalmente dal circolo vizioso del sottosviluppo. In questo primo articolo vi introduciamo all'argomento ripercorrendo le tappe principali della storia economica africana degli ultimi decenni. Una storia fatta di pagine negative ma anche di grandi potenzialità che solo ora incominciano ad esprimersi

    Prima parte

    UN PASSO INDIETRO NELLA STORIA – La fine del processo di decolonizzazione in Africa, negli anni ’60, convinse i nuovi Stati Indipendenti che in poco tempo avrebbero intrapreso il giusto cammino verso la crescita, lo sviluppo e all’effettivo ingresso sulla scena internazionale. Le cose andarono diversamente, il percorso palesò immediatamente tutte le sue asprezze rivelandosi molto più tortuoso difficile e doloroso di quanto le popolazioni e i loro nuovi governi avessero potuto immaginare inizialmente, quando l’ebbrezza per la liberazione dal dominio occidentale lo faceva apparire quasi in discesa. Negli ultimi cinquant’anni, la maggior parte degli stati africani sono stati più volte scossi da lunghi e violenti conflitti, colpi di stato e dalla costante instabilità politica, che ne hanno ostacolato lo sviluppo economico, rendendoli incapaci di migliorare le loro performance in termini di crescita del reddito e trascinandoli agli ultimi posti delle classifiche mondiali sulla povertà. L’avvento della terza ondata della globalizzazione, che ha investito tutto il mondo a partire dagli anni ’80, ha ulteriormente aggravato la situazione africana favorendo ancora una volta lo sfruttamento delle risorse naturali presenti nel continente da parte delle potenze mondiali e delle multinazionali, senza alcuna preoccupazione per degli enormi danni creati alle popolazioni locali usurpate delle ricchezze del proprio territorio o all’ambiente a causa dell’inquinamento e della deforestazione. Il dramma del Delta del Niger è ormai un caso emblematico. Secondo gli studi effettuati dalle Nazioni Unite, infatti, si tratta dell’area più inquinata del mondo, dove l’estrazione incontrollata degli idrocarburi, da parte delle più importanti e potenti compagnie petrolifere statunitensi e non solo, ha scatenato veri e propri disastri ecologici avvelenando piantagioni di frutta, coltivazioni di cassava e aree di pesca nella foresta equatoriale, con gravissime ricadute sulla vita della popolazione locale. Ad oggi le Nazioni Unite stimano che per bonificare tutta la zona occorreranno almeno trent’anni. L’EPOCA DELLA GLOBALIZZAZIONE SEMBRA IGNORARE L’AFRICA – Già da questi pochi dati è facile comprendere come la posizione periferica del continente africano all’interno della comunità internazionale derivi e sia influenzata dalla sua storia, dalla sua economia e dalla sua costante debolezza politica. A partire dagli anni ’80, inoltre, molti paesi dell’Africa sono stati obbligati a chiedere alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale aiuti allo sviluppo, che essendo elargiti sotto forma di prestiti anziché di sovvenzioni, sono andati ad incrementare un debito che i paesi non hanno potuto sanare, e che per di più hanno costretto i beneficiari a sottostare alle rigide condizioni studiate per favorire l’adeguamento strutturale delle loro economie, già deboli e arretrate, alle regole del Washington Consensus. I paesi africani si sono ritrovati così costretti ad aprire i loro mercati alle merci provenienti dal resto del mondo in una posizione di assoluta disparità, avendo in quel momento ben pochi prodotti da esportare. L’apertura dei mercati di capitali, inoltre, almeno inizialmente, non favorì l’afflusso  sperato né dei capitali stessi né degli investitori, interessati solo a continuare a depredare l’Africa delle sue preziose risorse naturali. L’austerità fiscale e la situazione economica internazionale per diverso tempo hanno, quindi, impedito al continente di attirare gli IDE (Investimenti Diretti Esteri). In quel momento a richiamare gli investitori stranieri furono, invece, i paesi asiatici favoriti dalla presenza di una forza lavoro istruita e qualificata, da infrastrutture migliori e da economie in rapida crescita, per questo maggiormente appetibili da parte delle multinazionali. In Africa continuava a crescere invece solo la popolazione, aggravando in questo modo le già palesi difficoltà agricole ed industriali e portando ad un ulteriore incrementato il tasso di povertà. Sembrava che ancora una volta il mondo avesse ignorato l’Africa.

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    LA CRISI ECONOMICA GLOBALE COME STRUMENTO PER IL SUPERAMENTO DELLA CRISI – In realtà a partire dal 2001, ed in particolare dopo lo scoppio della crisi economica mondiale del 2008-2009, l’economia africana ha sperimentato un’inversione del trend negativo a favore di un notevole sviluppo. Il ritardo economico si è tramutato in un inaspettato vantaggio perché ha permesso al continente di risentire meno della crisi globale; un incentivo notevole per gli investitori internazionali. L’arrivo di nuovi IDE a sua volta ha dato nuovo impulso alla crescita che ormai si attesta intorno al 5% annuo e che si prevede continui a crescere raggiungendo nel 2012 il 6%, con la zona a sud del Sahara in testa rispetto al Magreb. Una recente notizia, pubblicata da “Il Sole 24 Ore”, riferisce tra l’altro che il Ghana nel primo trimestre di quest’anno è stato il paese che ha registrato il più alto tasso di crescita al mondo, pari al 20,1%. La crescita è dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime, ma anche all’incremento della produzione del cacao, del manganese e dell’oro. Sono stati avviati, inoltre, una serie di progetti infrastrutturali, la produzione petrolifera e il tasso di inflazione è sceso all’8,9% rispetto al 18% di due anni fa. UNA SFIDA IMPORTANTE – Ad oggi gli unici freni ancora esistenti ai grandi investimenti esteri in Africa sono i persistenti problemi di governance, ma l’economia comincia a dimostrare comunque una forte capacità reattiva, assente solo pochi decenni fa, che le permette di attirare gli IDE di cui ha incredibilmente bisogno. Si tratta di una nuova sfida fondamentale per l’Africa, che dovrà riuscire a gestire la crescita in modo da favorire lo sviluppo sostenibile e l’avvio del processo di integrazione con l’economia mondiale. Questo progetto potrà però dirsi vincente solo se si svilupperà in modo coerente con le necessità di sviluppo delle popolazioni nazionali.

    (continua) Marianna Piano redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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