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martedì 20 Aprile 2021

Nigeria, nuovi attacchi e violenze nel Nord

In breve

  • Il nord della Nigeria è stato vittima negli ultimi anni di numerosi attacchi e rapimenti da parte dei gruppi armati irregolari. L’ultimo incidente è del 26 febbraio a Jangege, nello stato di Zamfara, dove sono state rapite circa 300 studentesse in una scuola.
  • Le divisioni interne ai jihadisti nigeriani, principale minaccia della zona, hanno creato uno scenario complesso di tattiche diverse e obiettivi perseguiti anche oltre i confini statali.
  • In un nord storicamente povero e arretrato le milizie hanno causato sfollamenti e vittime in tutta la regione, complice anche la manifesta impotenza dei Governi.

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In 3 Sorsi – Continuano gli attacchi violenti nel nord della Nigeria da parte di banditi e jihadisti. Boko Haram, letale e attivo ormai da più di dieci anni, si è nel tempo frammentato dando vita ai gruppi Ansaru e ISWAP. Complice la debolezza dei Governi nella regione africana occidentale e la porosità dei confini, i jihadisti hanno contribuito a generare una grave crisi umanitaria.

1. NUOVI ATTACCHI NEL NORD DELLA NIGERIA

Sul finire del 2020 il nord della Nigeria è stato teatro di numerosi rapimenti e attacchi sia verso truppe governative che nei confronti dei civili. Lo scorso novembre in un villaggio vicino Maiduguri almeno 110 persone sono state uccise e a dicembre sono stati rapiti 344 bambini, rilasciati poco dopo. È infine del 26 febbraio la notizia del rapimento di circa 300 studentesse da parte di uomini armati che hanno fatto irruzione nella Government Girls Secondary School di Jangebe, in modo analogo a quanto accaduto alle ragazze di Chibok, mentre il 1° marzo è stata assaltata una base dell’ONU a Dikwa. A oggi, oltre a gruppi di banditi fulani, sono due le principali fazioni armate che vanno a esacerbare le già presenti tensioni etnico-religiose: Boko Haram, presente nella foresta di Sambisa vicino Maiduguri e l’Islamic State-West Africa Province (ISWAP), che opera vicino al Lago Ciad nella zona di confine con Camerun, Ciad e Niger.

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Fig. 1 – Alcune delle ragazze rapite a Jangebe il 26 febbraio si preparano a riabbracciare le famiglie dopo la liberazione alcuni giorni dopo

2. LO STATO DEL JIHADISMO NIGERIANO

L’origine di Boko Haram risale agli anni Duemila ed è figlia dell’influenza wahhabita nel Paese, contraria all’educazione e alle Istituzioni occidentali- Il gruppo ha assunto però una dimensione apertamente violenta solo dal 2009, con l’uccisione del leader e predicatore Muhammad Yusuf da parte del Governo. Abubakar Shekau, ex braccio destro di Yusuf e nuovo leader, ha dato inizio a una campagna di vendetta contro le Istituzioni e di violenza indiscriminata contro i civili. Una politica, questa, che ha portato a una prima scissione nel 2012: dopo che Boko Haram ha attaccato la città di Kano uccidendo 185 persone tra polizia e civili, la maggior parte dei quali musulmani, Khalid al-Barnawi si è allontanato da Shekau e ha fondato l’organizzazione conosciuta come Ansaru. Il gruppo di al-Barnawi, vicino ad al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM) e al-Shabaab, ha concentrato la violenza contro il Governo e i civili non-musulmani nella Middle Belt e nello Stato di Zamfara, dove è avvenuto il recente rapimento. A seguito di divergenze interne, e dopo la riconferma del giuramento (bay’a) all’ISIS di Abu Musab al-Barnawi (pseudonimo di Habib Yusuf), figlio di Muhammad Yusuf, nel 2015 è nata l’organizzazione Islamic State-West Africa Province (ISWAP) come ulteriore fazione indipendente da Boko Haram. Mentre Shekau, dato più volte per morto, ha preferito perseguire una strategia di violenza indiscriminata rifiutando le indicazioni jihadiste internazionali, ISWAP ha ridefinito la propria agenda politica di espansione incanalando l’esercizio della violenza, comunque persistente, secondo una progettualità sistemica volta a massimizzare il controllo territoriale e garantirsi le simpatie locali. Dal suo proto-Stato vicino al Lago Ciad, ISWAP gestisce le direttrici dei traffici illeciti provenienti dalla Repubblica Centrafricana e opera nel traffico di armi nel preesistente giro di affari in Ciad, restando attivo nello Stato del Borno e nella parte est dello Stato di Yobe. Similmente ad altri fortunati alleati di ISIS in Africa, oltre a creare una forma di governo secondo leggi shariatiche, l’obiettivo del gruppo sembra quello di diventare finanziariamente indipendente, creare un’economia stabile e garantire la sicurezza nell’area che controlla.

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Fig. 2 – Militari nigeriani ispezionano armi sequestrate ai jihadisti di Boko Haramn nello Stato di Yobe

3. CONTINUA LA CRISI UMANITARIA

Nonostante i profitti derivanti dall’esportazione di petrolio, la Nigeria rimane uno dei Paesi più poveri dell’Africa. In base a un report della Banca Mondiale, circa il 63% vive ancora sotto la soglia di povertà. Il tasso più alto è nel nord-est (75,4%) e più basso nel sud-ovest costiero (47,9%). Crescenti settori della popolazione del nord interpretano la differenza con il sud come una discriminazione sistemica tra cristiani e musulmani, in un contesto che genera una crescente possibilità di seguito per gli islamisti tra i musulmani nigeriani. Le divisioni etnico-religiose hanno visto due parti del Paese spaccarsi, con alcuni attori politici locali del nord che hanno supportato Boko Haram per intensificare il processo di separazione dal Governo centrale, dimostratosi inadeguato sia durante la presidenza del cristiano Jonathan sia attualmente con il musulmano Buhari. La guerra tra Istituzioni, Boko Haram e ISWAP, iniziata più di dieci anni fa, ha prodotto una grave crisi umanitaria: 3 milioni di persone sfollate, circa 305mila rifugiati nigeriani in Ciad, Niger e Camerun e 38mila vittime (in maggioranza miliziani e civili). Considerato il radicamento nel territorio di queste milizie, le soluzioni militari da sole non sono sufficienti. La contro-insurrezione deve andare di pari passo con un solido programma di deradicalizzazione, riabilitazione e aiuti umanitari.

Daniele Molteni

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Daniele Molteni
Daniele Molteni

Nato in provincia di Como, ha conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e quella magistrale in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano, con tesi relative alla Responsibility to Protect e al terrorismo internazionale. Le sue aree di interesse sono Africa e Medio Oriente, con un particolare focus su questioni legate a sicurezza e rule of law. Dal 2018 è redattore di La Beula, rivista culturale indipendente della Brianza comasca, e in passato ha scritto per alcune Onlus specializzate in politica internazionale e diritti umani. È appassionato di cinema d’autore e libri, principalmente saggistica e reportage.

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