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martedì 19 Ottobre 2021

Alla CPAC va in scena il trumpismo

In breve

  • Si conferma la forte presa di Trump sul GOP e sulla sua base elettorale.
  • Critiche ai lockdown e alla cancel culture nonché accuse di brogli alle elezioni sono stati i temi principali.
  • I sondaggi interni all’evento confermano la “trumpizzazione” del GOP, ma sui candidati per il 2024 non ci sono ancora certezze.

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In 3 sorsiL’annuale raduno dei conservatori statunitensi, quest’anno in Florida, conferma la “trumpizzazione” del partito repubblicano e della sua base. Ma il 2024 è ancora lontano e molte cose possono cambiare

1. LA PRIMA CPAC IN FLORIDA: ‘AMERICA UNCANCELED’

Dal 25 al 28 febbraio si è tenuta a Orlando la Conservative Political Action Conference (CPAC), particolarmente significativa per capire gli umori dei conservatori statunitensi, i temi che stanno a cuore a quell’elettorato e la direzione che i repubblicani potranno prendere nel futuro. Inoltre è spesso un’occasione di visibilità per i politici del GOP interessati a candidarsi alle prossime elezioni. Due argomenti hanno dominato l’intera convention. Da un lato l’accusa ai democratici di aver violato le libertà personali con i lockdown e di aver messo in pericolo il modello di vita statunitense (il titolo di quest’anno è “America Uncanceled”, un chiaro riferimento alla cancel culture). Dall’altro, l’invalidità delle elezioni del 2020. Come si evince da un sondaggio interno all’evento, infatti, la “correttezza delle elezioni” è il principale problema politico per il 62% dei rispondenti.

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Fig. 1 – Ad accogliere i partecipanti all’evento c’era una statua d’oro di Trump che regge la Costituzione

2. ‘DONALD J. TRUMP AIN’T GOING ANYWHERE’

Tra i relatori sono intervenuti alcuni repubblicani in odore di candidatura per il 2024. Mike Pompeo ha difeso la politica estera di Trump verso la Cina e l’Iran. Il Governatore della Florida Ron DeSantis ha definito il suo Stato “un’oasi di libertà in una nazione sotto il giogo di lockdown oppressivi” e la Governatrice Kristi Noem, molto vicina a Trump specialmente negli ultimi mesi, ha ribadito la strategia adottata nel Sud Dakota per combattere il virus senza chiusure e limitazioni alla libertà individuale. Il senatore Ted Cruz ha lanciato un monito verso i suoi colleghi repubblicani che “vorrebbero cancellare gli ultimi 4 anni” assicurando che “Donald J. Trump ain’t going anywhere”. Proprio Trump è stato l’ospite più atteso, con il discorso finale della convention, il primo da quando ha lasciato la Casa Bianca. Nel suo intervento ha attaccato duramente l’Amministrazione Biden, in particolare sull’immigrazione e sulla gestione dell’economia. Ha inoltre negato di voler creare un suo partito, sottolineando invece l’unità del GOP, salvo poi criticare, citandoli uno a uno, i repubblicani che hanno votato in favore del suo secondo impeachment. Infine il tycoon non ha del tutto chiarito le sue intenzioni per il futuro, ma ha lasciato intendere una possibile candidatura per il 2024, dicendo che potrebbe “decidere di battere i democratici una terza volta”, assecondando ancora la teoria cospirativa sui brogli alle elelzioni del 2020.

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Fig. 2 – Trump sul palco della CPAC durante il suo primo discorso dalla fine del mandato

3. IL GOP E LA BASE CONSERVATRICE SONO TRUMPIANI, MA…

La CPAC ha sottolineato il sostegno di cui gode l’ex Presidente all’interno del GOP: praticamente tutti gli interventi hanno criticato le politiche dei democratici, le restrizioni contro la Covid-19 e la validità delle elezioni, temi ormai chiave del trumpismo. Quasi nullo lo spazio lasciato a proposte politiche differenti all’interno del partito in linea con la sua storia pre-Trump. A confermare la piega “trumpiana” dell’evento è stata anche l’assenza di figure storiche del partito che hanno più o meno apertamente criticato Trump negli ultimi mesi: da Mitch McConnell a Nikki Haley, da Mitt Romney a Liz Cheney. Non è detto però che per Trump la strada sia tutta in discesa. Nei sondaggi interni alla CPAC il 95% dei rispondenti dichiara di voler vedere il GOP portare avanti le politiche e i programmi di Trump, tuttavia, in ipotetiche primarie per il 2024, l’ex Presidente si conferma primo con “solo” il 55% dei voti, seguito da Ron DeSantis con il 21%. Eventuali primarie senza Trump sarebbero vinte da DeSantis con il 43% (forse favorito dal giocare in casa) seguito da Kristi Noem (11%), Donald Trump Jr. (8%), Ted Cruz e Mike Pompeo (entrambi al 7%). Non è un risultato straordinario, ma sono numeri che evidenziano la presa che Trump ancora ha sull’elettorato conservatore, tanto più considerando che gli altri nomi circolati sono di candidati “trumpiani” o comunque di figure vicine all’ex Presidente. Chi sperava che dopo il 6 gennaio i repubblicani si lasciassero alle spalle Trump, abbandonandone toni e temi, si è dovuto ricredere. I candidati “non trumpiani” non potranno non tenerne conto. Tuttavia la strada per il 2024 è ancora lunga ed eventi giudiziari o finanziari potrebbero indebolire l’immagine del 45° Presidente anche agli occhi dei conservatori.

Roberto Bordoni

Foto di copertina: “Donald Trump” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA

Roberto Bordoni
Roberto Bordoni

Sono nato a Brescia nel 1995 e dopo la triennale a Milano, mi sono laureato in International Security Studies a Trento. Sono appassionato di politica internazionale e storia contemporanea, soprattutto europea e americana. Amo i dibattiti e discutere di attualità e cinema.

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