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    ‘Trasloco’ delle capitali: la prossima sarà l’Argentina?

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    È di alcune settimane fa la proposta di Cristina Kirchner, Presidente dell’Argentina, di spostare la capitale da Buenos Aires a Santiago del Estero. Un’idea bizzarra? Forse, ma non è il primo caso.

    VIA DA BUENOS AIRES – Spostare la capitale di uno Stato in un’altra città: un’idea bizzarra oppure dotata di fondamento? È di poche settimane fa la proposta della presidente dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, di rimpiazzare Buenos Aires con la decisamente meno nota Santiago del Estero. Conoscendo le scelte politiche spesso sui generis della Presidenta, si potrebbe archiviare l’idea come una semplice boutade. In realtà, non si tratta del primo esempio di questo tipo – e molto probabilmente non sarà neppure l’ultimo.

    LA STORIA SI RIPETE – Nel caso dell’Argentina, peraltro, la storia si ripete. Negli anni Ottanta il Governo di Raúl Alfonsín aveva pianificato nei particolari il trasferimento della capitale dalla meravigliosa e affascinante Buenos Aires a Viedma, una città nuova ed edificata praticamente dal nulla che si trovava nel bel mezzo della Patagonia. La finalità era quella di popolare una regione praticamente disabitata, ma il progetto fallì dopo che molto denaro fu speso inutilmente (i costi del progetto furono calcolati tra 1,5 e 2 miliardi di dollari). Nelle intenzioni del Governo argentino Viedma avrebbe dovuto sestuplicare la propria popolazione: ancora oggi, tuttavia, non supera i 50mila abitanti. Quasi trent’anni dopo, Cristina Kirchner ha “rispolverato” l’idea, appoggiando la proposta di Julián Domínguez, presidente della Camera dei deputati argentina, di spostare la capitale da Baires a Santiago del Estero. In questo caso le motivazioni sarebbero diverse e dettate dalla volontà di risollevare economicamente una delle regioni più povere del Paese sudamericano. Città situata nel Nord argentino, di media grandezza (circa 250mila abitanti) e caratterizzata da una storia molto antica (fu fondata nel 1543), è dunque in tutto agli antipodi rispetto al progetto Viedma. Anche dal punto di vista economico, perché, al contrario della ricca Patagonia, a Santiago la povertà è molto elevata ed è una delle province più arretrate dell’Argentina. Si tratterebbe dunque di un progetto tutto sommato low cost e in grado di aumentare il reddito locale grazie alla presenza della “macchina” statale, ma l’appeal rispetto alla metropoli che si affaccia sul Rio de la Plata sarebbe decisamente scarso.

    Brasilia, grande esempio di innovazione urbanistica
    Brasilia, grande esempio di innovazione urbanistica

    IL PRECEDENTE DI BRASILIA – La proposta argentina, con buona probabilità, potrebbe rimanere lettera morta per la seconda volta. Sono invece parecchi i casi di Stati che hanno davvero spostato la capitale, dando vita nella maggior parte dei casi a città create ex novo.  L’esempio più famoso, anche perché molto ambizioso per i tempi, è quello di Brasilia, costruita tra il 1956 e il 1960 (in sostituzione di Rio de Janeiro) per volere del presidente Juscelino Kubitschek seguendo criteri urbanistici e architettonici assolutamente all’avanguardia. La pianta della città ha la forma di un aeroplano e i quartieri sono rigidamente suddivisi in base alle funzioni da svolgere: negozi, ospedali, ministeri, banche sono raggruppati in base a criteri decisamente innovativi. Discutibile o meno dal punto di vista estetico, Brasilia rappresenta certamente un unicum, tanto da essere stata dichiarata patrimonio dell’Unesco.

    GLI ESEMPI PIÙ RECENTI – In anni più recenti non sono mancati casi di altri Stati che, per motivazioni politiche, economiche o demografiche, hanno creato nuove capitali. La vicenda del Kazakhstan è eloquente: da Almaty, vecchio capoluogo in epoca sovietica, il fulcro della vita politica ed economica è stato traslato ad Astana, città nuova di zecca che pullula di edifici moderni e lussuosi, a simboleggiare il prorompente sviluppo economico della Repubblica centro-asiatica molto ricca di gas naturale. Oppure, solo pochi anni fa, lo spostamento della capitale del Myanmar da Yangon a Naypyidaw, situata in zona più centrale e strategica, lontana dal mare, da dove potrebbe provenire un attacco. Anche la capitale birmana rappresenta un ardito esperimento urbanistico sulla falsariga di quanto tentato in Brasile.
    Un elemento comune sembra distinguere questi progetti: la presenza di regimi, se non autoritari, quantomeno focalizzati su una personalità molto forte. Da Kubitschek negli anni Cinquanta a Cristina Kirchner oggi, pare esserci un filo rosso di leader carismatici decisi a lasciare la propria impronta anche nella capitale del Paese da loro governato.

    Davide Tentori

    Questo pezzo è stato già pubblicato sull’edizione cartacea di Pagina99

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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    1 commento

    1. una bella utopia urbanistica…in parte fallimentare a Brasilia, in parte riuscita in kazakistan…ma si sa….petrolio non olet!

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