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    La scoperta che le FARC colombiane hanno ottenuto forniture di armi dal Venezuela causa una nuova tensione nei rapporti tra Caracas e Bogotà. Eppure Chàvez non può fare a meno dei propri “vicini di casa”

    ARMI  E GUERRIGLIA – La conferma giunta dalle autorità svedesi lascia poco spazio a dubbi. La notizia è questa: i guerriglieri delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane), che da anni costituiscono insieme al narcotraffico il più grave problema per la sicurezza in Colombia, hanno ricevuto forniture di armi “sottobanco” da parte del Venezuela. Stoccolma è entrata nel merito della questione per il semplice fatto che le armi ritrovate dalle forze dell’ordine colombiane sono dei lanciarazzi prodotti in Svezia e venduti proprio al Venezuela circa una ventina d’anni fa. Tale ritrovamento sembra fornire una prova abbastanza concreta delle relazioni tra Caracas e la guerriglia marxista che tenta di destabilizzare il Paese confinante, ma il presidente Hugo Chávez ha subito smentito la notizia e ha rispedito al mittente qualunque addebito nei suoi confronti. Non solo: ha rotto le relazioni diplomatiche con la Colombia richiamando in patria il proprio ambasciatore a Bogotà. La crisi tra Venezuela e Colombia non è una novità, dato che periodicamente il caudillo di Caracas alza la temperatura dello scontro tra i due Paesi: l’ultima volta si verificò circa un anno fa, per una disputa sorta intorno alla difesa delle frontiere.

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    UNA RELAZIONE IMPORTANTE – La chiave di lettura principale nello scontro tra Colombia e Venezuela risiede nell’orientamento politico dei rispettivi governanti. Il leader di Bogotà, Álvaro Uribe, è uno dei più fidati alleati degli Stati Uniti (indubbiamente il suo è il Governo maggiormente orientato verso Washington in tutta l’America del Sud), mentre Chávez è notoriamente ostile all’ “imperialismo capitalista” degli USA. Il sostegno, ovviamente implicito e attualmente non quantificabile in termini precisi, alle FARC si inserisce nella logica chavista di destabilizzare i propri vicini per acquisire peso politico nella regione. Tuttavia il Venezuela non può fare a meno della Colombia: le relazioni commerciali fra i due Paesi sono infatti molto importanti. L’anno scorso il livello degli scambi ha raggiunto il valore di otto miliardi di dollari, ma l’aspetto più significativo è che la bilancia commerciale pende decisamente a sfavore di Caracas, che per l’87% importa merci dalla Colombia, mentre per il solo restante 13% esporta i propri prodotti. Il perché è presto detto: le politiche di sviluppo di Chávez hanno privilegiato in maniera quasi esclusiva il settore degli idrocarburi (gas e petrolio), rendendo il Venezuela dipendente in tutto per quanto riguarda prodotti basilari come quelli alimentari. Entrambi i Paesi coinvolti sanno di essere importanti l’uno per l’altro, anche se Chávez ha dichiarato di non avere problemi a comprare da altri Paesi ciò che oggi acquista dalla Colombia. Chi sono questi altri venditori? Brasile e Argentina soprattutto, ovvero i principali membri del Mercosur, organizzazione nella quale il Venezuela vorrebbe entrare, senza esserci ancora riuscito. Cambiando partner, non cambierà tuttavia la situazione: Caracas sarà costretta a riproporre la sua dipendenza alimentare. Ecco perché, almeno all’estero, la portata dell’azione geopolitica di Chávez non va per il momento sopravvalutata.

    Davide Tentori redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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