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martedì 20 Aprile 2021

Verso un nuovo referendum: la cauta rivoluzione scozzese

In breve

  • A pochi mesi dalle prossime elezioni parlamentari in Scozia il tema di un nuovo referendum risveglia l’attenzione dell’opinione pubblica.
  • Il nuovo Governo scozzese si troverà a fronteggiare da un lato l’opposizione di Downing Street alla convocazione di un nuovo voto e dall’altro le proposte estremiste di alcuni politici scozzesi favorevoli a una mossa unilaterale.
  • Il Partito Nazionale Scozzese (SNP) prepara la strada a una terza via verso l’indipendenza, cercando di evitare spaccature interne e tensioni con Westminster.

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In 3 sorsi L’avvicinarsi delle prossime elezioni parlamentari in Scozia, previste per maggio 2021, risveglia le speranze per un nuovo referendum sull’indipendenza, e il Partito Nazionale Scozzese è pronto a guidare la secessione.

1. CAMBIAMENTI ALL’ORIZZONTE

Un’opportunità che capita una volta in una generazione: queste le parole dell’allora Primo Ministro scozzese, Alex Salmond, alla vigilia del referendum del 2014, quando la Scozia fu chiamata a votare per l’indipendenza dal Regno Unito. Un’opportunità non colta, dal momento che prevalse la posizione unionista, con un margine del 55% dei voti.
Eppure, appena sette anni dopo, la prospettiva di un nuovo referendum sembra più vicina che mai. Il Partito Nazionale Scozzese (Scottish National Party, SNP), da novembre 2014 sotto la guida di Nicola Sturgeon, si prepara ad affrontare le prossime elezioni parlamentari a maggio come forza largamente favorita e tra i suoi obiettivi principali spicca l’impegno per la convocazione di un nuovo referendum.
Il risultato di un nuovo voto potrebbe essere molto diverso da quello del 2014: una serie di sondaggi condotti dal Telegraph mostra come la maggioranza dei cittadini si sia progressivamente orientata a favore dell’indipendenza già a partire dall’aprile 2019, verso la fine del mandato di Theresa May.

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Fig. 1Manifestazione a favore dell’indipendenza scozzese a Glasgow

2. LA VIA DA SEGUIRE

La strada per un nuovo referendum non sarà lineare e potrà articolarsi in tre modi. La via principale, il cosiddetto “gold standard”, prevede che il Governo britannico conferisca a Holyrood una deroga alla legislazione in materia di unione e affari costituzionali, aree normalmente di competenza esclusiva di Westminster. Questa procedura è regolata dallo Scotland Act (1998) e può avvenire dietro emanazione da parte di Downing Street del cosiddetto Section 30 order. Nel 2014 il Governo di David Cameron permise il referendum proprio in questa maniera, ma Boris Johnson si è più volte dichiarato contrario.
Alternativamente il nuovo Governo scozzese potrebbe adottare una strategia simile a quella della Catalogna nel 2017: l’esecutivo catalano, davanti al rifiuto della Spagna di autorizzare il voto sull’indipendenza, indisse un referendum consultativo, prontamente dichiarato incostituzionale da Madrid. Nonostante l’ostilità della stessa Nicola Sturgeon, questo approccio non manca di sostegno: Joanna Cherry, tra i potenziali successori di Nicola Sturgeon alla guida del partito, ha citato il caso dell’indipendenza irlandese, ottenuta con la conquista da parte del partito indipendentista Sinn Fein della maggioranza in Parlamento, senza alcuna conferma referendaria.

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Fig. 2Il Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon

3. RIVOLUZIONE, MA NON TROPPO

Il 24 gennaio Michael Russell, Segretario del gabinetto per la Costituzione, ha presentato una terza strategia: dopo le elezioni di maggio, il neoeletto Governo scozzese richiederà la convocazione di un nuovo referendum, sfidando Downing Street a sottoporre l’illecito alla giurisdizione della Corte Suprema.
Non sono pochi i rischi insiti in questa strategia, primo fra tutti il dubbio se l’SNP voglia e sia in grado di andare fino in fondo e sostenere il risultato di un referendum non riconosciuto da Westminster. Douglas Ross, il leader dei Tories scozzesi, ha dichiarato che il suo partito boicotterà qualsiasi votazione non ufficiale: il rischio di provocare una spaccatura interna di difficile gestione su un tema di così grande rilevanza incombe sulla leadership di Sturgeon, già provata dalle accuse di una presunta intromissione del suo Governo nella vicenda che ha coinvolto Alex Salmond, accusato di molestie sessuali.
È un partito provato e teso quello che a maggio cercherà di ottenere un secondo mandato e la fiducia dei suoi cittadini per condurre le delicate negoziazioni del divorzio da Londra. Dovrà muoversi attentamente nei mesi che ancora lo separano dalle elezioni per ottenere tutta la credibilità e la fiducia necessarie a raggiungere il proprio obiettivo: un prudente, ma inesorabile cammino verso l’indipendenza.

Costanza Marconi

Immagine in evidenza: “Atardece en Edimburgo” by The Pumpkin Theory is licensed under CC BY

Costanza Marconi
Costanza Marconi

Nata nel 1993, ho studiato scienze politiche ed economia spostandomi tra Germania, Italia e Inghilterra. Dopo una breve esperienza come analista a Bruxelles in ambito consulting, ora sto completando un dottorato in Istituzioni e politiche presso l’UCSC di Milano. I miei interessi di ricerca riguardano in particolare la realtà socio-economica europea, politiche migratorie dell’Eurozona ed economia del lavoro.

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