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    Obama: un 2015 da “anatra zoppa”

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    Dopo l’insuccesso alle elezioni di midterm, Obama dovrà affrontare il 2015 confrontandosi con un Congresso a maggioranza repubblicana. La sfida più importante per il Presidente consisterà nel convincere gli americani di essere realmente fuori dalla crisi economica.

    1) IN CHE CONDIZIONI E’ L’ECONOMIA AMERICANA?

    Sulla carta il Paese conferma di essere sulla strada giusta e la crisi economica degli anni scorsi è ormai un ricordo: nel terzo trimestre del 2014 il tasso di crescita è stato del 3,5% (4,6% nel secondo), mentre la disoccupazione è scesa al 5,9% dal 7,2% dell’anno precedente, con la creazione di 2,6 milioni di posti di lavoro. Il costo della benzina è a livelli bassissimi e la riforma sanitaria inizia a mostrare i suoi effetti. Tali progressi, però, non sembrano avere dei riscontri con la realtà di tutti i cittadini, specie quelli della classe media: i salari e il reddito medio crescono a ritmi lenti. Sul banco degli imputati si ritrova in particolare il lavoro: il calo della disoccupazione è funzione di ciò che è stata definita più che altro una «jobless recovery». In definitiva, piuttosto che assistere a una vera e propria creazione di posti di lavoro, gli americani si trovano costretti ad accettare lavori part-time e a tempo determinato, il che non inciderebbe positivamente sulla qualità della loro vita.

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    2) QUAL E’ IL FUTURO DI OBAMA?

    Il giorno seguente l’esito delle elezioni di medio termine Obama si è ritrovato da solo, con il favore dell’elettorato ai minimi storici e la perdita del Congresso, adesso a maggioranza repubblicana. Proprio per questo è stato definito dai network d’oltreoceano «lame duck», anatra zoppa. Il Presidente, impossibilitato a operare da solo, dovrà necessariamente cooperare con i repubblicani se non desidera ritrovarsi contro l’intero Congresso. Le aree dove Obama potrà muoversi con più facilità per migliorare la situazione economica americana sono quelle dove potrebbe essere più semplice arrivare a un compromesso bipartisan. I terreni identificati da Obama come potenziali punti di incontro sono quelli degli accordi commerciali, del rinnovamento infrastrutturale e dell’immigrazione.

    3) CHE PROSPETTIVE CI SONO PER I TRADE AGREEMENTS?

    La vittoria dei repubblicani sembra poter favorire la definizione e l’implementazione degli accordi commerciali tra Stati Uniti e Unione europea (TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership) e il partenariato con i Paesi dell’Asia-Pacifico (TTP – Trans-Pacific Partnership). Su questa tematica sembra maggiore la convergenza tra il Presidente e il Grand Old Party (GOP), poiché, nonostante si possa definire come un’operazione dell’Amministrazione Obama, la creazione di aree di libero scambio è da sempre rilevante nelle politiche repubblicane. Lo stesso Presidente ha affermato la necessità di convincere i lavoratori americani che il venir meno delle restrizioni commerciali non potrebbe che giovare alla crescita e alla competitività dell’economia statunitense.

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    4) È NECESSARIO UN MIGLIORAMENTO NELLE INFRASTRUTTURE?

    Secondo il Presidente è fondamentale riformare il sistema economico per renderlo più efficiente e più facilmente gestibile. Barack Obama, parlando nei giorni scorsi agli amministratori delle grandi aziende americane, sostiene che un aumento degli investimenti in infrastrutture si potrebbe rivelare un’ottima base per una stabile crescita economica. Ha sottolineato infatti che «non ha senso avere un’economia di prima classe con delle infrastrutture di seconda classe». Obama vuole in questo modo stimolare un investimento privato in tali infrastrutture, poiché i soldi per un investimento di natura pubblica potrebbero arrivare solamente da un aumento delle tasse. Invece la semplificazione e la riduzione della tassazione si rivela come l’ennesimo punto d’incontro tra il Presidente e il GOP. Una tax reform, infatti, è sicuramente nell’agenda di Obama, come egli stesso ha ammesso, sollevando quindi una questione molto ben tollerata dai repubblicani. Una riforma del sistema fiscale permetterebbe inoltre di attirare più facilmente il settore privato nell’investimento delle infrastrutture, cosa che con il sistema attuale potrebbe risultare complessa e poco conveniente. Una tax reform che favorisca gli investimenti privati potrebbe portare, secondo il Presidente, alla quadratura del cerchio: la Casa Bianca ha chiesto infatti ai business leader di ripagare la politica fiscale meno restrittiva con un aumento dei salari privati che consentirebbe un tangibile miglioramento della situazione economica delle famiglie americane.

    5) IN CHE MODO LA RIFORMA DELL’IMMIGRAZIONE PUO’ FAVORIRE L’ECONOMIA?

    Tra le carte che Obama intende giocarsi c’è sicuramente quella della riforma dell’immigrazione, la cui attuazione unilaterale attraverso un ordine esecutivo è già stata annunciata, nonostante la mossa sia stata osteggiata dai repubblicani. Il Presidente in carica ha sostenuto la necessità di un cambiamento, poiché molti immigrati non regolarizzati non hanno la possibilità di accedere a servizi e lavori che permetterebbero loro di avere un’esistenza più dignitosa. Obama ha comunicato agli americani il suo Immigration Plan, che consentirebbe a molti immigrati di ottenere la cittadinanza o quantomeno la residenza permanente, sicuro che possa dare indiretto giovamento anche all’economia. Difatti i migranti, una volta regolarizzati, potrebbero essere liberi dalla paura di rimpatri forzati e puntare a posti di lavoro meno umili, partecipare più attivamente alla vita sociale e quindi aumentare il proprio reddito e il proprio benessere, nonché, secondo Obama, quello dell’intera comunità.  Il numero degli irregolari potenzialmente toccati dalla riforma è elevato: si stima che possa riguardare circa 11 milioni di nuovi cittadini, che nelle prossime presidenziali andranno presumibilmente a sostenere il candidato democratico. Ma con questa carta Obama si giocherà la possibilità di collaborare, anche su altre tematiche, con il Congresso a maggioranza repubblicano, bypassato dal suo executive order.

    Marco Spada

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    Un chicco in più

    Questo pezzo fa parte de “Il Giro del Mondo in 30 Caffè”, il nostro outlook per il 2015. Lo potete trovare per intero qui. Buona lettura!

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    Foto: Luigi Rosa has moved to Ipernity

    Marco Spada
    Marco Spada

    Nativo digitale, nostalgico analogico; classe ’86, romano, ex difensore dai piedi buoni. Appassionato di politica internazionale, di cucina, di calcio e di tutte le loro naturali degenerazioni. Laureato in Relazioni Internazionali con una tesi riguardante la guerra cibernetica. Il mio percorso di studi, anche al di fuori del curriculum accademico, si è focalizzato sui conflitti, sulla strategia e sulle tematiche di sicurezza

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