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giovedì 28 Ottobre 2021

L’Albania verso il voto: una tappa per il suo ingresso in UE?

In breve

  • Il prossimo aprile i cittadini albanesi si recheranno alle urne per il rinnovo del Parlamento.
  • La pandemia ha incrementato le disuguaglianze socio-economiche del Paese, mentre il piano vaccinale è ancora in ritardo.
  • A che punto sono i negoziati per un possibile ingresso dell’Albania nell’Unione Europea?

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In 3 sorsiIn difficoltà per gli effetti della pandemia, l’Albania si prepara alle prossime elezioni parlamentari del 25 aprile e a rilanciare il suo processo di adesione all’Unione Europea.

1. IL CONTESTO POLITICO

A fine aprile i cittadini del Paese delle aquile saranno chiamati alle urne per rinnovare i 140 membri della monocamerale Assemblea del Popolo (il Parlamento albanese).
Dopo 8 anni al potere l’attuale premier Edi Rama, del Partito socialista albanese (PSSH), punta a diventare Primo Ministro per la terza volta consecutiva. Il suo partito è infatti, secondo i sondaggi, il favorito per la vittoria finale.
Nelle ultime settimane, però, il principale gruppo d’opposizione, il Partito gemocratico (PD) di Lulzim Basha, insieme al Movimento Socialista per l’Integrazione (LSI), hanno firmato un accordo pre-elettorale in base al quale le due liste di candidati saranno separate alle elezioni, ma coopereranno alla formazione di un Governo qualora dovessero rovesciare il Partito Socialista. L’accordo in questione si basa sul raggiungimento di 13 punti, tra cui il soddisfacimento dei criteri per l’apertura dei negoziati di adesione all’UE e il rispetto dello Stato di diritto.
Rispetto alle ultime elezioni del 2017, Rama dovrà quindi affrontare un’alleanza di due partiti che potrebbero sfruttare la crisi pandemica che sta vivendo l’Albania per uscire vincitori a sorpresa dalle urne.

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Fig. 1 – Edi Rama, dal 2013 ricopre la carica di Primo Ministro dell’Albania

2. L’ALBANIA VS LA COVID-19

La pandemia, così come in tutto il globo, sta condizionando pesantemente la società e l’economia albanese. Tirana è infatti uno dei Paesi europei con il numero di test più basso. A febbraio, secondo le stime governative, si contavano da inizio pandemia circa 29mila casi, un numero che non corrispondeva alla situazione reale del Paese.
Sul piano vaccinale il Paese balcanico presenta forti ritardi e punti poco trasparenti nella distribuzione e negli accordi con le case farmaceutiche. A gennaio sono stati siglati gli accordi con la compagnia farmaceutica Pfitzer-Biontech, ma le vaccinazioni eseguite si aggirano solamente attorno al migliaio.
La pandemia ha contribuito ad aumentare le disuguaglianze all’interno del Paese. Nel 2020 si contano infatti circa 5mila imprese in meno. Lo scorso anno il debito pubblico albanese è cresciuto di oltre 13 punti: il maggiore incremento dell’area dei Paesi balcanici.

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Fig. 2 – La Francia del Presidente Macron è uno dei Paesi più diffidenti verso l’ingresso dell’Albania in UE

3. UNIONE EUROPEA E ALBANIA: UN BINOMIO POSSIBILE?

Il 2020 è stato un anno negativo per la ripresa del processo d’integrazione dei Balcani. I negoziati con la Macedonia del Nord sono falliti, quelli con Serbia e Kosovo sono stati rinviati, mentre il dialogo tra Kosovo e Serbia procede a singhiozzo.
I soli obiettivi raggiunti riguardano il Piano economico di investimento per i Balcani occidentali e l’Agenda verde per l’allineamento dell’area balcanica agli obiettivi del Green Deal europeo.
Il percorso per l’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea è iniziato nel 1999 con il Patto di Stabilizzazione tra l’UE e cinque Paesi dell’Europa sud-orientale. La formale richiesta di adesione è stata presentata nel 2009 e nel 2014 l’Albania ha assunto lo “status” di Paese candidato.
Nel corso degli anni Bruxelles ha incoraggiato Tirana a compiere le riforme in quei settori chiave come giustizia, lotta alla corruzione, tutela dei diritti fondamentali.
Il Consiglio Europeo dell’ottobre 2019, con la decisione di Francia, Paesi Bassi e Danimarca, ha rappresentato una forte battuta d’arresto al processo di adesione all’UE. Processo che è stato ripreso solamente a marzo 2020 con Francia e Paesi Bassi che hanno comunque chiesto stringenti riforme su giustizia e media.
Nelle ultime settimane i rappresentanti delle Istituzioni comunitarie si sono dichiarati estremamente soddisfatti delle riforme albanesi, auspicando di avviare, il prima possibile, la Conferenza Intergovernativa UE/Albania per avviare i negoziati di adesione di Tirana.
Difficile comunque formulare previsioni su tempi certi con i quali l’Albania entrerà a far parte dell’Unione Europea. Certamente l’avvio della Conferenza intergovernativa tra UE e Albania rappresenterebbe una notizia positiva per le velleità di Tirana. I negoziati non si preannunciano comunque semplici, visto che dovranno essere discussi 35 specifici capitoli che interessano Bruxelles, tra cui giustizia, tassazione e libera circolazione. Solo dopo che le riforme riguardanti queste materie saranno giudicate positivamente dall’UE ci potrà essere l’adesione formale e l’ingresso nell’Unione.
Le elezioni di aprile assumono quindi un’importanza strategica per definire il ruolo dell’Albania dei prossimi anni. Il nuovo Governo albanese dovrà riuscire a ravvivare quel processo riformatore iniziato più di 20 anni fa e sradicare il malaffare e la corruzione che da anni condizionano l’area dei Balcani. Dall’altro canto Bruxelles dovrà riuscire a includere maggiormente nella propria governance i Balcani. Non solo per spingere la regione a completare il processo di modernizzazione dello Stato, ma anche per evitare ingerenze da parte di Cina, Russia e Turchia, che negli ultimi anni hanno intensificato i loro investimenti nei settori chiave dell’economia dei Paesi balcanici.

Luca Rosati

Immagine in evidenza: “File:Flag of Albania (1943–1944).svg” by SeNeKa is licensed under CC BY-SA 3.0

Luca Rosati
Luca Rosati

Appassionato al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri, sono laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus.

Dopo la laurea, ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese a Lione dove mi sono occupato della gestione di programmi e fondi europei.

Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea.

Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’ISPI (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

 

 

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