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lunedì 2 Agosto 2021

Le elezioni in Kosovo, tra pandemia e nazionalismo

In breve

  • Per la quinta volta dal 2008, i cittadini kosovari sono stati chiamati al voto.
  • La situazione politica si presenta molto complicata, con diversi ribaltoni negli ultimi mesi.
  • Nonostante le pressioni di Bruxelles, affinché Pristina riprenda il dialogo con la Serbia, il nuovo esecutivo non dovrebbe averlo come priorità.

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In 3 sorsi Come sono andate le elezioni in Kosovo e quali saranno le conseguenze geopolitiche? Riuscirà il nuovo esecutivo a completare l’intera legislatura e dare quella stabilità politica che da troppo tempo il Paese chiede?

1. LA SITUAZIONE POLITICA DEL PAESE

Il 14 febbraio i cittadini kosovari si sono recati alle urne per la quinta volta dall’indipendenza del 2008, per eleggere i propri parlamentari.
Favorito dai sondaggi, il Vetevendosje! (Autodeterminazione, LVV), partito della sinistra nazionalista di Albin Kurti, ha ottenuto più del 48% dei consensi. Dietro il LVV troviamo il Partito democratico del Kosovo (PDK) con il 17,4% dei voti e la Lega democratica del Kosovo (LDK) del premier uscente Avdullah Hoti con il 13,2%.
Il Kosovo viene da una situazione politica alquanto complicata e con diversi colpi di scena. Nel 2019 Autodeterminazione aveva vinto le elezioni dando vita a un Governo di coalizione con LDK. Nel marzo del 2020 la stessa LDK aveva sfiduciato l’esecutivo e il Primo Ministro era diventato Hoti (LDK).
A dicembre 2020 è intervenuta l’Alta Corte kosovara, che ha dichiarato illegittimo il voto di fiducia con cui Hoti aveva formato il suo Governo, portando alla convocazione di nuove elezioni per il febbraio 2021.
La vittoria del partito di Kurti era facilmente pronosticabile vista l’alleanza con la lista civica di Vjosa Osmani. Giovane e popolare in patria, la Osmani, dal novembre 2019, ricopre la carica di Presidente del Kosovo ad interim, dato che l’ex Presidente Hashim Thaci (PDK) era stato condannato per crimini di guerra e contro l’umanità.

Fig. 1 – Albin Kurti, leader del partito nazionalista di sinistra Vetevendosje! e probabile nuovo Primo ministro

2. IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

Nonostante il clima da pandemia le elezioni hanno registrato la più alta affluenza degli ultimi dieci anni con il 47% degli aventi diritti al voto recatosi alle urne.
Dall’inizio della Covid-19 il Kosovo conta più di 65mila contagi e circa 2 mila decessi.  Il piano vaccinale è ancora in ritardo e il fragile sistema sanitario è in forte difficoltà.
Il Kosovo è inoltre uno dei Paesi economicamente più poveri d’Europa e la pandemia ha ulteriormente aumentato questa condizione con diverse imprese costrette alla chiusura e circa 70mila posti di lavoro persi nel 2020.
Oltre alla questione pandemica, il Kosovo vive una situazione di forte corruzione e clientelismo. Un quadro complicato dalle frequenti elezioni che vengono svolte e che contribuiscono a non fornire stabilità economica e sociale al Paese.
A tutto questo bisogna aggiungere il difficile status del Kosovo, che viene riconosciuto Stato sovrano solamente da 22 Paesi membri dell’UE e che contribuisce a distanziare Pristina e Bruxelles.

Fig. 2 – Il nuovo presidente degli USA, Joe Biden, ha promesso un maggior impegno nei Balcani

3. IL KOSOVO NEL PANORAMA INTERNAZIONALE

L’alleanza tra Osmani e Kurti dovrebbe portare quest’ultimo alla leadership del nuovo Governo.
Il programma del partito Vetevendosje! identifica nella lotta alla corruzione, il rilancio dell’economia, la tutela sul lavoro e la riforma della giustizia i punti cardini.
La spinosa questione dei rapporti con la Serbia, spesso sollecitata dall’UE, non viene ritenuta una priorità dal partito vincitore delle elezioni, che al proprio interno conta una forte componente nazionalistica albanese in chiave anti serba.
Proprio questo punto, assieme alla costante situazione della corruzione nel Paese e al mancato riconoscimento dello Stato sovrano da parte di tutti i membri UE, contribuisce a bloccare le eventuali discussioni per una possibile entrata del Kosovo nell’Unione Europea.
Le recenti elezioni kosovare sono state comunque seguite con interesse da Bruxelles. Le Istituzioni comunitarie hanno lanciato diversi appelli per un voto libero e democratico e fatto pressioni affinché il nuovo esecutivo possa riprendere il dialogo con Belgrado per cercare di avvicinare il Kosovo ai valori europei, allontanandolo dalle ingerenze russe e cinesi.
Anche il nuovo Presidente statunitense, Joe Biden, abbandonando la dottrina dell’America First del predecessore Trump, ha parlato di un maggiore impegno degli USA per la stabilizzazione dell’area dei Balcani.
Nelle prossime settimane dovrebbe arrivare l’ufficialità del nuovo Governo di coalizione guidato da Kurti. Le premesse del futuro Primo Ministro non sembrano andare nella direzione della ripresa del dialogo con la Serbia. Il Kosovo dovrebbe quindi continuare ad avere lo status di Paese potenzialmente candidato all’entrata nell’UE, ma nulla di più.
Sarà invece interessante vedere se il nuovo esecutivo riuscirà a completare l’intera legislatura e dare quella stabilità politica che da troppo tempo il Paese chiede. Un Paese con una forte corruzione e un alto livello di povertà, “prigioniero” di un’area geografica teatro di un’enorme varietà di etnie e religioni e costantemente alla ricerca di una stabilizzazione.

Luca Rosati

Immagine in evidenza: Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Luca Rosati
Luca Rosati

Appassionato al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri, sono laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus.

Dopo la laurea, ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese a Lione dove mi sono occupato della gestione di programmi e fondi europei.

Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea.

Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’ISPI (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

 

 

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