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    Lo scontro tra le autorità civili e militari indiane e il governo italiano ha raggiunto il climax della tensione in seguito all'arresto dei due fanti di marina del battaglione San Marco, apparentemente coinvolti nella morte di due pescatori indiani. I due marò, distaccati con altri commilitoni sulla petroliera italiana Enrica Lexie dichiarano da parte loro di aver costretto alla fuga un barchino su cui si trovavano 5 uomini armati pronti ad assaltare la nave. Intanto un attentato, che coinvolgerebbe agenti iraniani e uomini di Hezbollah, che ha causato il ferimento della moglie di un diplomatico israeliano a New Delhi svanisce senza lasciare traccia nel dibattito politico indiano. 

    IL BARCHINO DELLA DISCORDIA – Tra i pochi fatti accertati di questa vicenda che rischia di portare all'estremo il confronto tra la diplomazia indiana e italiana c'è la morte di 2 degli 11 pescatori imbarcati su un peschereccio che incrociava al largo delle coste del Kerala. Parallelamente il rapporto ufficiale del capitano della petroliera battente bandiera italiana, Enrica Lexie, in viaggio da Singapore all'Egitto, parla di un intervento dei due militari che avrebbero lanciato una scarica d'avvertimento ben davanti alla prua di un'imbarcazione sospetta, datasi immediatamente alla fuga. Le scariche, note come warning shots sarebbero state lanciate mentre il barchino si trovava prima a 500 poi 300 e infine 100 metri, quest'ultima a pelo d'acqua per innalzare una barriera di schizzi ben visibile dall'equipaggio. Le autorità portuali indiane parlano invece di una carena perforata da ben 16 proiettili mentre altri 4 avrebbero colpito i due pescatori, morti sul colpo. Tale ricostruzione implicherebbe una reazione spropositata e per questo inverosimile dei militari italiani che avrebbero puntato direttamente ad altezza uomo le loro armi contravvenendo a tutte le normative sulle regole d'ingaggio.

    NELLA TANA DEL LUPO – Ma non è solo la ricostruzione dei fatti a suscitare reazioni al limite del manuale del giovane diplomatico, anche la decisione del capitano dell'Erica Lexie di entrare in acque territoriali indiane e da lì nel porto di Kochi solleva dubbi e sospetti. Secondo alcune fonti diplomatiche parlano di un vero e proprio tranello teso nei confronti dell'equipaggio italiano per impedirne l'allontanamento, peraltro giuridicamente legittimo. Le autorità locali dopo essersi sincerate dello scampato assalto da parte dei pirati avrebbero invitato il capitano a convergere nella baia di Kochi per partecipare al riconoscimento di un natante sequestrato insieme ad alcune armi, rivelatosi poi inesistente. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati fatti sbarcare insieme al Comandante della petroliera per essere identificati in seguito nella guest-house del circolo degli ufficiali di marina. Insieme al Console Generale a Mumbai Giampaolo Cutillo sono poi stati scortati verso il distretto giudiziario di Kollam dove si è tenuta una manifestazione di protesta davanti alla casa del giudice incaricato del caso scottante.

    FILO DIRETTO – Nemmeno la telefonata tra il titolare della Farnesina Giulio Terzi di Sant'Agata e il collega indiano Somanahalli Mallaiah Krishna, rinviato a giudizio il mese scorso per aver favorito una compagnia mineraria, è bastata a calmare simbolicamente le acque. Anzi proprio il colloquio diretto tra i due ha portato al mistero della scelta del Capitano, forzato alla cooperazione dalla polizia indiana, invitato a rimanere nel mare internazionale da Roma. Krishna ha chiesto a Terzi comprensione e rispetto per le pressanti richieste di giustizia da parte delle famiglie delle vittime e della comunità locale, anche se le uniche voci del popolo levatesi contro i marò restano quelle politicizzate dei partiti di Kollam. Intanto la magistratura indiana ha prolungato per altre 72 ore il fermo dei due "marines" in attesa di ulteriori accertamenti mentre una missine diplomatica italiana è giunta nella mattinata di ieri per trovare una soluzione negoziale ed evitare inutili tensioni.

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    LA DURA LEGGE DEL MARE – Interrogato dai media italiani sulla vicenda, Natalino Ronzitti, esperto riconosciuto in tutto il mondo di diritto internazionale e negoziatore di numerosi trattati internazionali ha espresso la propria condanna nei confronti di quella che appare "un illecito internazionale dell'India nei confronti dell'Italia". I militari arrestati infatti erano a bordo della petroliera "misure anti-pirateria stabilite dalla Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982 e da successive risoluzioni delle Nazioni Unite, alle quali nel 2011 ha aderito anche l'Italia". La sparatoria e la conseguente uccisione dei pescatori non sarebbe loro imputabile, non rientrando nella categoria dei crimini internazionali, poichè "tutti gli organi dello Stato beneficiano di immunità dalla giurisdizione straniera per gli atti compiuti nell'esercizio delle funzioni". Il principio dell'immunità statale (par in parem non habet iudicium) è stato recentemente affermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nella controversia tra Germania e Italia sulle esecuzioni forzate in riparazione degli eccidi compiuti dalle SS in Grecia e in Italia. Se la soluzione diplomatica resta il faro per l'uscita dalla tempesta, non si esclude un ricorso al Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare per la richiesta di "pronto rilascio di nave ed equipaggio".

    QUESTIONE DI SGUARDI – Mentre Roma trema a Teheran avrà sicuramente sollevato soddisfazione la scarsa rilevanza data dai media indiani e dalle autorità del governo all'attentato terrostico che ha coinvolto una settimana fa l'Ambasciata israeliana a Nuova Delhi. Un piano ben orchestrato secondo indiscrezioni da una joint-venture iraniano-libanese che vedrebbe coinvolte cellule terroristiche in azione in Georgia, Thailandia e in India per replicare ai target killings contro gli esponenti del programma nucleare persiano. L'inchiesta portata avanti dalla polizia della capitale e dal Central Bureau of Intelligence, l'FBI indiana, non avrebbe coinvolto la National Security Guard, l'elite per quanto riguarda le indagini sul terrorismo. Alcuni politici del Partito del Congresso, attualmente al governo, avrebbero indicato l'ISI, il famosissimo servizio segreto pakistano, quale protagonista di un'operazione di false-flag per minare gli ottimi rapporti con Teheran. La polizia punta tutto su un attentatore locale mentre il Ministro per lo Sviluppo Urbano Kamal Nath ha bollato l'0accaduto come un incidente isolato.

    MENO OVEST, PIU' EST – Viste sotto la luce che vi proponiamo le due vicende sembrano confermare una tendenza evidente nel corso degli utlimi sviluppi internazionali che ruotano attorno all'ormai onnipresente Iran. Dopo la sospensione delle vendite di greggio nei confronti di Francia e Regno Unito e la minaccia di coinvolgere anche gli altri membri dell'Unione Europea, in risposta all'embargo petrolifero stabilito per il luglio prossimo, l'unica via per il greggio iraniano sembra portare verso Nuova Delhi e Pechino. Solo la tigre e il dragone d'oriente con i loro tassi arrembanti di crescita economica possono assumersi l'onere di sostituire l'Europa nell'acquisto dei 2,5 milioni di barili dedicati all'export del secondo produttore del Medio Oriente. Da quando l'embargo europeo è iniziato a circolare sui tavoli di Bruxelles il greggio del Golfo Persico è aumentato di circa 20 dollari al barile e potrebbe raggiungere i 150 entro l'estate. La condiscendenza garantita ai piani di rivalsa nei confronti di Israele non può che confermare la volontà dell'elite politica degli shah a guardare verso la nuova alba per il futuro delle proprie scorte di oro nero.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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