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    Anche il terzo vertice dell’Unasur, convocato per affrontare la questione delle basi militari USA in Colombia, si conclude con un nulla di fatto. Bogotà minaccia pure di andarsene, mentre nel continente sudamericano sembra in atto una corsa agli armamenti

    NESSUN ACCORDO – Come avevamo previsto, nemmeno questa volta le nazioni sudamericane, che fanno parte dell’Unasur, sono giunte ad una posizione condivisa che portasse all’adozione di misure concrete. Sul tappeto, la questione era ancora quella delle basi militari che la Colombia ha concesso di installare agli USA sul proprio territorio: sette postazioni di esercito, marina e aviazione che porteranno in Colombia circa 1400 “yanquis” (storpiatura “latina” di yankee), divisi tra personale militare e civile. A Quito, capitale dell’Ecuador (cui spetta la presidenza di turno dell’Unasur) le posizioni degli attori sono rimaste più o meno invariate. Il presidente colombiano Álvaro Uribe ha rifiutato di rivelare nei dettagli i termini dell’accordo: trattandosi di un’alleanza a fini strategico-difensivi il “no” di Uribe è legittimo, ma non ha potuto sgombrare il campo dai dubbi ventilati dal Venezuela circa velleità, se non imperialistiche, quantomeno di ingerenza di Washington negli affari regionali.

    ME NE VADO – Uribe ha minacciato persino di ritirare la Colombia dall’Unasur, qualora dovesse permanere un clima diffuso di ostilità nei confronti del suo Paese. Attraverso il ministro della Difesa, Gabriel Silva, il leader colombiano ha fatto sapere che “Bogotà potrebbe decidere di prendere questa decisione se continuerà a riscontrare un clima di insensibilità verso temi quali il traffico di armi, di droga e le altre attività esercitate dalla criminalità organizzata”. La Colombia, inoltre, ha cercato di rispondere alle accuse chiedendo altrettante spiegazioni in merito agli ingenti acquisti di armamenti effettuati di recente da Venezuela e Brasile. 

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    HUGO FA LA SPESA A MOSCA – Le posizioni dei due Paesi “pivot” nella regione sono tuttavia ben distinte. Il Brasile ha infatti concluso pochi giorni fa importanti accordi con la Francia per l’acquisto di aerei ed elicotteri da addestramento e combattimento, nonché di cinque sommergibili di cui uno nucleare. L’episodio si inserisce in una precisa strategia brasiliana che non ha intenti aggressivi verso gli altri Stati sudamericani, ma mira a consolidare il primato del Brasile nella regione anche a livello strategico-militare e a difendere i propri confini così estesi. Inoltre, Brasilia sta sviluppando una propria industria della Difesa che fa perno attorno al colosso dell’aeronautica civile e militare Embraer, al fine di diventare leader globale anche in questo settore.Il Venezuela ha invece acquistato elicotteri, cacciabombardieri e sistemi missilistici moderni dalla Russia, che si consolida come partner strategico di Caracas. Inoltre, Chávez ha manifestato la volontà di avviare un programma nucleare in collaborazione con l’Iran. Sarebbe troppo semplicistico pensare che il caudillo venezuelano abbia intenzione di muovere guerra contro la Colombia, ma è chiaro il suo intento destabilizzatore. Innalzare il livello della tensione nella regione potrebbe servire a polarizzare ulteriormente attorno al Venezuela i Paesi che gravitano nella sua orbita. In questo caso, però, le prospettive per l’integrazione regionale non saranno rosee. 

    Davide Tentori 17 settembre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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