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    L’autunno caldo del Cile

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    Santiago del Cile – Il 2012 è iniziato sotto il segno delle rivendicazioni per il Cile, il piccolo paese del cono sudamericano. Tre regioni, Calama, Aysén e Magallanes, sono scese in piazza e le ragioni sono più o meno le stesse. Colmare, o almeno ridurre, la discrepanza che esiste tra la ricca e popolata capitale Santiago (due terzi della popolazione del paese) e le altre regioni. In queste ultime si produce oltre il 90% della ricchezza – come testimoniano gli abbondanti introiti derivati dall’estrazione mineraria, la prima fonte di entrate del Cile – che si riversano principalmente alla capitale e la regione Metropolitana

    PROTESTE IN CORSO – Il movimento, ultimo in ordine di tempo ma il più consistente – e fonte di grattacapi  per il governo – è quello di Aysén, una piccola regione della Patagonia cilena, 2,000 Km circa al sud della capitale. Da oltre un mese i cittadini locali organizzati in un comitato hanno bloccato gli accessi via terra e mare. Una situazione che si sta facendo drammatica  visto il fallito tentativo di ripresa dei negoziati fra locali e governo il 15 marzo in quanto si teme una crisi nei rifornimenti, principalmente di  viveri e benzina. Mentre i blocchi continuano, per riprendere il dialogo il governo ha posto la condizione della riapertura delle vie  d’accesso. I locali, dal canto loro, accusano il governo d’intransigenza e di cercare di dividere il movimento attraverso negoziazioni per settori. Per risolvere la questione, il governo ha varato l’applicazione della legge di sicurezza dello Stato che prevede l’intervento delle Forze Armate. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’approvazione da parte del Parlamento della nuova legge sulla pesca che non ha incluso misure cautelative, richieste dai pescatori locali che devono far fronte alla concorrenza delle grandi industrie ittiche, principalmente spagnole. Inoltre, come a Magallanes, gli abitanti di Aysén lamentano l’alto costo della vita e chiedono sussidi, che il governo appare disposto a dare ma riducendo di molto le richieste. Al nord, invece, a Calama, i residenti reclamano che i ricchi introiti delle imprese minerarie siano redistribuiti nella regione. Nei tre fuochi di protesta, il comun denominatore è dare maggiore autonomia alle regioni che al momento attuale non eleggono nemmeno l’Intendente, l’equivalente del Presidente della regione che é nominato dal governo. IL PROBLEMA DELLE DISEGUAGLIANZE – In fin dei conti proprio di questo si tratta, della discrepanza che esiste in Cile tra la capitale e le altre regioni, una ineguaglianza che è latente anche nei servizi sociali, educazione e salute su tutti. Il Cile è forse l’esempio più riuscito di  una forma liberale di organizzare le Stato, dove i servizi sono stati perlopiù privatizzati in nome all’efficienza e alla competitività. A fare da contraltare a questo modello perdurano però le differenze sociali (il Cile è il 10º paese più ineguale del mondo). In Aysén, il costo della vita è più alto che nel resto del paese, le vie di comunicazione difficili, la qualità degli insegnanti minore così come l’accesso alla salute. Ciò non sorprende se si considera che i salari sono al di sotto alla media nazionale. Le proteste in Aysén comunque non sono una storia recente. Nascono in seguito all’approvazione lo scorso maggio da parte del governo conservatore di Sebastián Piñera del piano Hydro-Aysén che prevede l’installazione  di 5 centrali idroelettriche per fronteggiare la cronica mancanza di risorse energetiche del Cile ma la cui costruzione minaccia l’equilibrio ambientale della Patagonia, una delle zone meglio preservate del mondo che ospita una grande diversitá biologica e naturalistica.

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    CRISI ENERGETICHE – Il Cile ha attraversato recentemente un periodo di crisi energetiche ripetute che hanno messo in dubbio la sua capacità di mantenere il ruolo di paese leader della crescita in Sudamerica. La Bolivia, principale produttore di gas naturale della regione, che all’inizio del secolo scorso perse lo sbocco sul litorale Pacifico proprio in una guerra col Cile, reclama un nuovo accesso al mare e condiziona il rifornimento in gas al vicino del sud con l’adesione di Santiago a tali recriminazioni. Inoltre dal 2007, La Paz vieta all’Argentina di trasferire gas naturale al Cile al rischio di vedere lei stessa interrotti i preziosi rifornimenti in provenienza dalla Bolivia. Dei progetti d’integrazione energetica regionale, che prevedono la costruzione di gasdotti che connetterebbero Venezuela e Bolivia (i due principali produttori della regione) agli altri paesi sudamericani, esistono da tempo e rappresenterebbero per il Cile una soluzione energetica fattibile che permetterebbe di evitare interventi traumatici nella Patagonia o scelte azzardate come quella nucleare, in un paese notoriamente ad alto rischio sismico. Ciononostante Santiago in materia di politica estera non ha scelto questa direzione. E per altro, il Cile che ha un grande potenziale nello sviluppo di energie alternative, come la eolica e la geotermica, non ha neppure avanzato in questi ambiti. L’operazione idroelettrica nella Patagonia risponde quindi a un bisogno che si è ormai fatto impellente, visto anche lo stato dei bacini attualmente funzionanti, che vengono colpiti dalla peggiore siccità in un ventennio che ne ha ridotto il rendimento in alcuni casi fino al 50%.

    VOGLIA DI EQUITA' – Le proteste di Aysén, Magallanes e Calama incarnano il desiderio della popolazione cilena per politiche più eque, specie per le regioni che vivono in condizioni svantaggiate e sono il riflesso di uno stato di malessere che da un certo tempo permea il paese circa l’ineguaglianza sociale. Rivelano però altresì una reticenza del governo a trovare soluzioni alternative ed una scarsa considerazione per le sue grandi ricchezze naturali, come la Patagonia, un bene universale. Se il Cile ha fatto passi da gigante sul piano della crescita economica, sul piano della democrazia, internamente e della diplomazia, esternamente, la strada da percorrere é ancora tortuosa se l’obiettivo è far coesistere concetti come equitá, sviluppo sostenibile ed integrazione regionale.   Gilles Cavaletto (da Santiago del Cile) redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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