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    Se questo è un voto

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    La lunga kermesse elettorale in Afghanistan si è conclusa, ma il risultato dei seggi non ha portato grandi cambiamenti: Karzai è nuovamente Presidente tra tante ambiguità, le Istituzioni rimangono deboli ed i Talebani si sono rafforzati. Tuttavia queste elezioni rappresentano una pietra miliare nella storia del Paese. Ecco perchè.

    IL RISULTATO – Guardando ai dati delle elezioni da un punto di vista “occidentale”, abituato a standard democratici generalmente alti, le elezioni afghane potrebbero apparire come un fallimento degli sforzi militari e politici che la coalizione occidentale ha profuso dal 2001 ad oggi. Gli elementi che fanno sorgere dubbi sulla autorevolezza e sulla legittimità del voto non sono pochi, e non lasciano indifferenti: partecipazione popolare solo al 38%, procedure elettorali spesso poco chiare e solo parzialmente rispettate e, soprattutto, gravi frodi riscontrate a favore di un candidato, Hamid Karzai, che poi è risultato vincitore. La popolazione ha votato in un clima di violenza, che in diverse provincie del sud del Paese ha impedito il regolare svolgimento del voto ed il rapporto tra il popolo e le Istituzioni non è stato certo incentivato da un clima di costante incertezza e di debolezza decisionale.Una valutazione che si basasse solo su questi elementi non potrebbe che portare ad un risultato fortemente negativo, aumentando i dubbi circa l’efficacia della presenza occidentale nell’area.Se da una parte questo è certamente vero, lo dimostra anche la trepidazione americana e delle istituzioni internazionali nel cercare una nuova strategia per l’Afghanistan, dall’altra molti elementi portano a riflessioni di altro tenore.

    ELEZIONI STORICHE? – Queste elezioni Presidenziali non saranno ricordate certo come il primo fulgido esempio di vita democratica nel Paese, e non serviranno a dimostrare che la democrazia è un valore esportabile con tutto il suo contorno istituzionale e legislativo. Restano però delle indicazioni importanti circa la possibilità che il germe democratico possa essere la scintilla per creare le basi della convivenza anche tra popoli, etnie e tradizioni profondamente diverse o divise. Ci sono infatti degli aspetti che non è possibile sottovalutare in un Paese che vive in guerra da decenni, nel quale convivono numerose etnie storicamente separate tra loro, in un’area su cui convergono gli interessi e la presenza di diverse potenze straniere, ed in cui la popolazione vive in condizioni di grave difficoltà economica.Ecco riassunti in 7 punti questi elementi.

    1)       La corsa alla Presidenza, nella forma e nei fatti, non è stata una gara con un solo concorrente; Hamid Karzai, al potere dal 2001, ha dovuto affrontare un confronto difficile con più avversari. Ha vinto, tra frodi e dubbi, ma pur sfruttando una posizione di forza che ha potuto crearsi negli anni, ha dovuto competere e “concedere terreno” agli avversari.

    2)       Si sono formate almeno due nuove coalizioni forti, quella di Karzai e quella di Abdullah, rappresentative di interessi diversi su tutto il territorio nazionale. Sebbene questi interessi e le personalità coinvolte nella contesa elettorale possano essere per certi aspetti censurabili, certo è stato necessario procedere a negoziati e sforzi politici e diplomatici non indifferenti.

    3)       Sebbene non sia chiaro il ruolo che Abdullah e la sua coalizione potranno assumere da oggi in poi, questo gruppo può diventare una forza di opposizione politica importante, sia a livello Parlamentare che a livello sociale; una forza fino ad oggi inesistente nel Paese.

    4)       Almeno un outsider è emerso dalla contesa, Ramazan Bashardost, candidato di etnia Hazara che ha raccolto circa il 13% dei voti conducendo una campagna elettorale modesta ma efficace, fatta di contatto con la popolazione e di posizioni alternative ai maggiori candidati.

    5)       Nonostante il fatto incontestabile che procedure elettorali, conteggio dei voti, ufficializzazione dei risultati abbiano portato grande confusione ed incertezza, delle Istituzioni elettorali sono comunque nate ed hanno avuto un ruolo preciso nel processo elettorale. Queste istituzioni, pur fortemente supportate dagli sforzi occidentali, sono state guidate da personale afghano.

    6)       Il risultato finale vede Karzai vincitore, ma con una legittimazione tutta da costruire sia agli occhi dell’Occidente che a quelli della popolazione afghana: questo porterà il neo Presidente a dover negoziare con grande attenzione sia con i partner stranieri che con alleati ed oppositori interni, in un clima che richiederà sforzi politici e diplomatici non indifferenti e che metterà sotto i riflettori tutte le decisioni più importanti del nuovo Governo.

    7)       La popolazione afghana è andata a votare. Il 38% degli aventi diritto al voto ha sfidato le minacce talebane, ha messo da parte la diffidenza verso un Governo ed un contesto politico parecchio corrotti ed inefficaci, ha superato i dubbi su un meccanismo di governo di stampo occidentale, portato nel Paese anche grazie alla forza militare. Ha messo a rischio la vita per esprimersi: scelta di enorme valore.

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    Pietro Costanzo

    Co-fondatore e membro del direttivo. Mi occupo di cooperazione internazionale nel settore della sicurezza. Mi sento Europeo, Italiano e parecchio siciliano. Vivo a Roma: se volete, vediamoci per un caffè… Ogni opinione espressa è strettamente personale.

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