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    Pasqua di sangue

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    In Nigeria, il giorno di Pasqua è stato funestato dall’attacco di Boko Haram a una chiesta cristiana; secondo il ministro della Difesa di Abuja, inoltre, alcune armi sottratte dall’arsenale di Gheddafi potrebbero essere giunte proprio al gruppo islamista. Un incidente di confine crea qualche dissapore tra Sudan ed Etiopia, mentre in Swaziland sale la tensione per la repressione delle proteste dei sindacati. In Malawi s’insedia la seconda donna presidente di tutta l’Africa. Il Lord’s Resistance Army di Kony risponde alla campagna di Invisible Children, accusando gli Stati Uniti, che in settimana hanno approvato un nuovo piano di investimenti commerciali nel continente nero, di preparare l’invasione dell’Uganda. Nel frattempo, si registra una nuova strage di elefanti in Camerun. In chiusura, alcuni brevi cenni alla storia di Boko Haram

    PASQUA DI SANGUE IN NIGERIA – Il terrorismo di Boko Haram torna a colpire i cristiani in un giorno di festa. Sebbene ancora non ci sia concordanza sulla dinamica dell’accaduto, è certo che un’autobomba sia esplosa nel giorno di Pasqua di fronte alla chiesa di Kaduna, nel nord della Nigeria, causando la morte di almeno 40 persone e danneggiando seriamente molti edifici nel raggio di cinquecento metri. Le Forze dell’Ordine stanno ancora tentando di ricostruire la drammatica mattinata, poiché, secondo quanto riportato dai giornali nigeriani, già da qualche giorno l’antiterrorismo era a conoscenza del progetto di Boko Haram di colpire una chiesa durante la Pasqua. Nelle ore precedenti all’esplosione, inoltre, alcuni poliziotti avrebbero notato movimenti sospetti, e, addirittura, un’altra vettura sarebbe esplosa mentre si trovava in transito verso un obiettivo non ancora noto, uccidendo cinque passanti. Le indagini sono tuttora in corso, ma la situazione nel nord della Nigeria, a maggioranza musulmana, rischia di degenerare, soprattutto laddove i gruppi islamisti abbiano il sostegno, talvolta palese, delle Autorità locali. A impensierire è anche l’incremento delle azioni di Boko Haram in questi ultimi mesi, con inasprimento della violenza contro cristiani (basti pensare alle stragi di Natale e all’uccisione dell'italiano Franco Lamolinara), forze governative e singoli villaggi. TENSIONI TRA SUDAN ED ETIOPIAKhartoum e Addis Abeba stanno tentando in questi giorni di trovare una mediazione in seguito a un episodio ancora piuttosto contestato. Sabato 7 aprile, infatti, Karam Allah Abbas, governatore dello Stato sudanese di al-Qadarif, stava recandosi in visita all’omologo della regione oltreconfine di Amhara, quando, durante un diverbio con un fattore etiope accusato di coltivare terre di Khartoum, il suo convoglio è stato attaccato da alcuni guerriglieri shifta, contrari alle sistemazioni di frontiera concesse dall’Etiopia al Sudan. Nonostante le pronte scuse del governatore della regione di Amhara, Abbas ha inoltrato una lamentela ufficiale ad Addis Abeba, non escludendo l’invio di truppe in territorio etiope per la lotta ai ribelli shifta. UNA DONNA ALLA GUIDA DEL MALAWI – Nel pieno delle proteste in Malawi per l’adozione di riforme democratiche e misure anticrisi, il 5 aprile, il presidente Bingu wa Mutharika è morto improvvisamente. A succedergli è stata Joyce Banda (foto sotto), attivista dei diritti umani e protagonista della lotta per l’emancipazione delle donne nel Paese e in Africa, già più volte investita con incarichi di governo e, adesso, seconda donna presidente del continente. Banda ha invocato nel proprio discorso d’insediamento la necessità per il Malawi di superare i contrasti interni, abbandonando ogni proposito di vendetta, sebbene già alcuni esponenti politici più intransigenti abbiano criticato l’intenzione del nuovo presidente di abolire le restrizioni che limitano la libertà delle donne in campo economico e sociale. PROTESTE IN SWAZILAND – Cresce la tensione sociale in Swaziland, piccolo Stato dell’Africa meridionale. Uno dei capi del Sindacato nazionale degli insegnanti, infatti, è stato arrestato durante le proteste che ricordano l’anniversario della sospensione (tuttora vigente) della Costituzione da parte di re Sobhuza II, nel 1973. I manifestanti stanno continuando a sfilare per le vie della capitale Mbabane, ma la presenza di polizia ed esercito nella città si sta facendo di ora in ora più forte, lasciando presagire che il sovrano, Mswati III, possa ordinare entro breve tempo l’avvio di una campagna di repressione. Lo Swaziland è l’ultima monarchia assoluta africana e versa in condizione critiche per quanto riguarda il rispetto di diritti umani e libertà fondamentali.

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    LE ARMI DI GHEDDAFI IN NIGERIA – Martedì, il ministro della Difesa di Abuja, Olusola Obada, ha confermato che parte delle armi fuoriuscite dalla Libia durante la guerra civile potrebbero essere finite proprio in Nigeria. Secondo l’esponente del governo, dall’arsenale delle truppe di Gheddafi, potrebbero essere arrivati anche pezzi di artiglieria leggera e lanciarazzi, entrati poi in possesso dei gruppi che tuttora costituiscono i maggiori pericoli interni nigeriani, ossia Boko Haram, le bande di pirati, e i guerriglieri operanti in alcune zone interne del Paese. IL LORD’S RESISTANCE ARMY REPLICA A KONY2012 – L’argomento è ancora uno dei più dibattuti dall’inizio dell’anno: dopo i due video di Invisible Children e la risposta del governo ugandese, ecco anche l’intervento della formazione di Joseph Kony. Attraverso un documento piuttosto denso e ricco di richiami storici e religiosi, il Lord’s Resistance Army ha respinto ogni accusa, sostenendo anzi che la campagna mediatica sia solo uno strumento statunitense per mascherare le atrocità commesse dalle truppe di Washington in terra africana. Secondo gli uomini di Kony, che citano una miriade di personaggi storici, da Thomas Jefferson a papa Giovanni Paolo II, passando per Robert McNamara, Al Capone e Stalin, il compito di Invisible Children sarebbe la preparazione di un intervento militare degli USA in Uganda per assicurarsi il dominio sul Paese. IL CONGRESSO USA E GLI INVESTIMENTI IN AFRICA – A Washington, alcuni deputati di entrambi gli schieramenti hanno sollecitato l’Amministrazione Obama affinché siano aumentati gli investimenti statunitensi in Africa. Il continente nero, infatti, ha visto un incremento dei flussi commerciali cinesi dai 10 miliardi di dollari del 2000, ai 160 miliardi del 2011, dinamica che ha visto risultati analoghi anche per Brasile, Iran, Russia e Turchia. In questo contesto, gli Stati Uniti non possono permettersi di essere esclusi da un mercato in fortissima espansione e, per di più, molto ricco di materie prime. Tramite il The Increasing American Jobs through Greater Exports to Africa Act, Obama si è impegnato a quadruplicare le esportazioni USA in Africa, conducendole a oltre 63 miliardi di dollari e creando nel contempo 315mila posti di lavoro destinati proprio ai prodotti di scambio con il continente nero. NUOVA STRAGE DI ELEFANTI – Secondo fonti ufficiali, nel parco naturale di Bouba Njida, in Camerun, sarebbero stati rinvenuti i corpi di duecentocinquanta elefanti uccisi dai bracconieri in cerca di avorio. Il WWF, tuttavia, ha contestato i numeri forniti dai guardaboschi camerunensi, sostenendo che il numero di esemplari abbattuti si aggirerebbe, in realtà, attorno alle 450 unità. In Camerun vive circa il 95% degli Elefanti dell’Africa centrale. Beniamino Franceschini redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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