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    La politica francese alla prova delle elezioni dipartimentali

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    In 3 SorsiIl 22 e il 29 marzo scorsi si sono tenuti rispettivamente il primo e il secondo turno delle elezioni dipartimentali – le prime dall’avvio del processo di riforma – che hanno visto la vittoria della coalizione di destra. 

    1. IL VOTO – A partire dallo scorso giugno la suddivisione amministrativa francese attraversa un periodo di profondo riordino, articolato in un processo per tappe con conclusione prevista nel 2020. La nuova normativa interessa anche i dipartimenti – che diventeranno i depositari di maggiori competenze nell’ambito della solidarietà sociale e territoriale. Il 22 e il 29 marzo scorsi, circa quaranta milioni di aventi diritto sono stati chiamati alle urne per le elezioni dipartimentali, che sostituiscono le vecchie elezioni cantonali. Utilizzando il sistema maggioritario a doppio turno, i cittadini francesi sono stati chiamati ad eleggere 2054 binomi di Consiglieri dipartimentali (una coppia formata da un uomo e una donna per ciascuno dei cantoni, le circoscrizioni elettorali il cui numero è stato all’incirca dimezzato con l’attuale riforma), che per sei anni rappresenteranno – in modo slegato l’uno dall’altra – gli interessi dei cittadini del cantone di elezione presso 98 Consigli dipartimentali.

    2. I RISULTATI DEI DUE TURNI – Solo 298 candidati hanno raggiunto più del 50% dei consensi espressi da almeno il 25% degli aventi diritto nel cantone, e sono dunque risultati eletti al primo turno, mentre nella maggior parte dei casi si è resa necessaria una seconda tornata. Dopo il 22 marzo le urne avevano già restituito un quadro di massima: forti preferenze espresse per l’UMP (Unione per un Movimento Popolare) e gli alleati di centro dell’UDI (Unione dei Democratici e Indipendenti) e Front National di Marine Le Pen come secondo partito più votato davanti al Partito Socialista del Presidente Hollande. L’astensione si è assestata al 49,83%, inferiore a quella delle elezioni cantonali del 2011 e delle europee del 2014. Alla fine del secondo turno, che ha visto un lieve aumento dell’astensione (50,02%), si è concretizzata la vittoria della destra, che controlla adesso 67 dipartimenti dei 98 al voto – ben 28 in più rispetto alle elezioni del 2011 – recuperando tutti i cantoni persi a partire dal 1998.

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    3. ANALISI E PROSPETTIVE – Queste elezioni hanno confermato la crescente disaffezione dei francesi per l’operato del Presidente Hollande, e per la sinistra in generale – che è riuscita a “spodestare” la destra solo in Lozère. Chi ne ha tratto maggiore vantaggio è stato l’UMP che, grazie alla scelta di coalizzarsi con i centristi di UDI, ha raggiunto un risultato notevole; tra l’altro, l’UMP è riuscito ad affermarsi in dipartimenti “roccaforte” della sinistra, come Nord e Bouches-du-Rhône. Questa vittoria è stata considerata da molti come un ottimo test per Nicolas Sarkozy nella duplice veste di Presidente dell’UMP e potenziale candidato alle elezioni presidenziali del 2017. Il Front National, sebbene non sia riuscito a raggiungere la vittoria in alcun dipartimento, ha ottenuto poco più del 22% dei consensi (a fronte del 25% del primo turno); risultato che, a detta di molti, potrebbe migliorare nelle prossime tornate elettorali. Bisognerà aspettare le elezioni regionali del prossimo dicembre per poter vedere se questa previsione sarà confermata.

    Giulia Tilenni

     

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ] Un chicco in più

    Con la suddivisione attuale si contano quattro centri amministrativi locali – regioni (22), dipartimenti (101), unioni di comuni (2600) e comuni (36700) – che presentano una serie di competenze condivise. L’obiettivo della riforma territoriale sarà quello di razionalizzare le suddivisioni amministrative in modo da poter rispondere in modo più efficiente e meno costoso ai bisogni dei cittadini. La riforma si articola su diverse direttrici: l’istituzione di metropoli che abbiano competenze aggiuntive rispetto ai comuni nel caso di agglomerati urbani di grandi dimensioni, la riduzione del numero di regioni da 22 a 13 (operativa nel 2016), la ridistribuzione delle competenze territoriali tra le diverse unità amministrative (progetto NOTRe, Nouvelle Organisation Territoriale de la République).

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    Giulia Tilenni
    Giulia Tilenni

    Laureata magistrale in Relazioni Internazionali a Bologna – dove ha anche completato il Master in Diplomazia e Politica Internazionale, che l’ha portata a Francoforte sul Meno per un tirocinio di ricerca di tre mesi. Dopo una tesi in Studi strategici che analizza l’intervento militare in Libia del 2011 e una ricerca sui velivoli a pilotaggio remoto, è entrata a far parte del Caffè Geopolitico nel team Miscela Strategica.

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