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    L’Italia alla fiera dell’Est

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    Qual è la proiezione geopolitica del nostro Paese verso Est? Se verso Sud il Mediterraneo costituisce un prezioso “collante” tra la nostra penisola e il Nord Africa, l’Adriatico è invece una cerniera con la regione balcanica. Qui sono fioriti numerosi progetti di cooperazione politica e strategica. Ma, andando via via più a Est, anche economica: Stati come Polonia, Slovacchia e Romania sono esempi di come l’Italia sia in grado di essere protagonista all’estero in termini di investimenti e di esportazioni

     

    Articolo pubblicato in occasione della Conferenza/Dibattito “L’Italia e il mondo nuovo”, @LiquidLab – Firenze, Novoli 10 maggio ore 10-13 – http://www.liquidlab.it/eventi/litalia-e-il-mondo-nuovo/

     

    UN INTERESSE GEOPOLITICO NATURALE – Se il Mediterraneo rappresenta una regione naturale per la proiezione geopolitica dell’Italia, a causa della sua posizione centrale all’interno del bacino che congiunge Europa e Africa settentrionale, anche l‘Europa dell’Est non è da meno. La parte orientale del Vecchio Continente, che dal confine di Trieste si estende fino al limite con la Russia, costituisce un’area molto vasta e di sicuro interesse strategico per il nostro Paese, non soltanto meramente geopolitico (soprattutto per quanto riguarda i Balcani) ma anche economico (in particolare per quanto riguarda i Paesi recentemente entrati nell’Unione Europea e che hanno attirato ingenti investimenti esteri). Dalla cooperazione politica a quella economica, dunque, passando per le questioni geostrategiche e militari, l’Europa dell’Est si caratterizza per essere un asse prioritario della dimensione internazionale italiana. Del resto, la posizione di Roma è sempre stata, almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con un occhio rivolto ad Est: dopo aver vissuto negli anni immediatamente successivi al conflitto il ruolo di “ago della bilancia”, la scelta di far parte dello schieramento occidentale durante la Guerra Fredda non ha fatto perdere, anzi ha ulteriormente rafforzato, il ruolo dell’Italia come fondamentale baluardo al di qua della Cortina di Ferro, sfruttando la conformazione morfologica che ne ha fatto una naturale “portaerei del Mediterraneo”.

     

    LA COOPERAZIONE CON I BALCANI – Per ragioni eminentemente geografiche, i Balcani sono la regione nella quale la presenza italiana è più attiva a livello istituzionale, con iniziative di cooperazione politica e strategico-militare. Innanzitutto, il nostro Paese ha giocato un ruolo molto importante nel promuovere l’adesione all’Unione Europea di Stati come la Slovenia, la Bulgaria e la Romania, ed in questo ultimo periodo di ulteriori candidati come Croazia, Montenegro e Serbia. Lo status ufficiale di candidato alla membership è stato concesso a Belgrado proprio nello scorso febbraio e il Presidente del Consiglio Mario Monti ha dedicato una delle sue visite ufficiali all’estero proprio alla Serbia.

    Per quanto riguarda le iniziative strategico-militari, anche in questo caso l’intervento attivo dell’Italia si è rivelato importante per pervenire all’allargamento dei confini della NATO con Albania e Croazia nel 2009 (che da Alleanza Atlantica ha spostato il proprio baricentro verso il Mediterraneo, grazie a questi nuovi inserimenti). Inoltre, a livello bilaterale e non multilaterale, l’Italia ha espresso il suo impegno in prima linea istituendo partenariati strategici con Serbia e Albania e dei Comitati di Coordinamento che si riuniscono periodicamente con Croazia e Slovenia.

     

    Di primaria importanza è anche la partecipazione italiana alle seguenti missioni militari di stabilizzazione:

    • KFOR (Kosovo Force), sotto l’egida della NATO, seconda presenza dietro la Germania con 1032 militari;
    • EULEX, missione in Kosovo composta da forze civili sotto l’egida dell’Unione Europea, di cui l’Italia è il maggior contribuente con circa 140 unità (Polizia, Giustizia, Dogane);
    • UNMIK (United Nations Interim Administration in Kosovo), sotto il cappello dell’ONU;
    • EUFOR Althea, (NATO), missione di stabilizzazione in Bosnia dove è ancora presente un contingente italiano;
    • Delegazione Italiana di Esperti”, iniziativa bilaterale con l’Albania volta all’addestramento e alla formazione delle Forze Armate locali.

     

    Con i Paesi dell’area sono presenti anche diverse iniziative nel quadro della cooperazione allo sviluppo, attraverso le quali l’Italia eroga finanziamenti volti al sostegno di settori specifici delle economie balcaniche, come agricoltura e piccole e medie imprese manifatturiere.

    L’Italia ha anche contribuito ad istituire nel 2000 con i Paesi dell’area balcanica l’Iniziativa Adriatico-Ionica, all’interno della quale vengono effettuati periodici incontri interministeriali (round tables) nei settori dello sviluppo delle PMI, del turismo, cultura e cooperazione interuniversitaria, ambiente e protezione dagli incendi.

     

    Per quanto riguarda invece le relazioni con i Paesi dell’Est mitteleuropeo, i rapporti sono meno stringenti in ambito della cooperazione politico-strategica. Tuttavia esistono due iniziative significative a cui l’Italia prende parte:

    • InCE (Iniziativa Centro-Europea), nata nel 1989 e comprendente oggi 17 Paesi (Balcani e Mitteleuropa), i cui obiettivi sono rafforzare la cooperazione tra i membri, il processo di trasformazione economica, sociale e legislativa, la partecipazione al processo di integrazione europea;
    • il Consiglio degli Stati del Mar Baltico, del quale l’Italia fa parte come osservatore partecipando attivamente ad alcuni progetti.

     

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    LA COOPERAZIONE ECONOMICA – Se la cooperazione in ambito politico e militare è fondamentale per garantire all’Italia una proiezione geopolitica quantomeno nelle regioni limitrofe e per aumentare il proprio spazio di sicurezza esterna, le relazioni economiche sono indubbiamente altrettanto, se non maggiormente importanti, per garantire sbocchi alle nostre imprese in termini di esportazioni e di investimenti. I mercati dell’Est europeo sono particolarmente attrattivi verso i capitali esteri per tre motivi essenziali:

    • i nuovi membri dell’Unione Europea hanno potuto beneficiare in questi anni di ingenti finanziamenti comunitari provenienti dai Fondi Strutturali e di Coesione a favore delle regioni più svantaggiate, che sono stati impiegati soprattutto per la realizzazione di opere infrastrutturali che hanno attratto grandi gruppi del settore (per l’Italia, ad esempio, Italcementi oppure Ansaldo Breda);
    • i Paesi dell’Est hanno adottato regimi fiscali decisamente favorevoli alle imprese, con aliquote molto basse che oscillano generalmente tra il 10% e il 20%;
    • il costo del lavoro è generalmente molto basso e questo permette di risparmiare ulteriormente sui costi (in Bulgaria, che è lo Stato con il PIL pro capite più basso dell’UE, il salario medio è di appena 330 euro al mese).

    In alcuni casi, poi, quest’ultima condizione viene ulteriormente rafforzata dalla disponibilità di manodopera e di capitale umano qualificati, come ad esempio in Polonia e Slovacchia.

     

    TRE CASE STUDIES – Polonia – La Polonia è uno dei Paesi più interessanti dell’Est europeo: non soltanto è cresciuto e continua a crescere in maniera significativa, ma costituisce un mercato interno molto ampio in termini di produzione e di consumo. Varsavia è il decimo “cliente” del nostro Paese in termini di esportazioni: i beni maggiormente acquistati sono macchinari e componentistica, prodotti chimici, siderurgici e, ovviamente, automobili. A questo proposito, non si può non citare la Fiat come principale azienda italiana in termini di investimenti: lo stabilimento di Tychy è strategico per la casa automobilistica torinese, che dal 1993 al 2007 ha consolidato un capitale investito di 1,2 miliardi di euro. Marcegaglia, Indesit, Brembo, Agusta Westland e Gruppo Astaldi sono le altre grandi aziende italiane ad investire in Polonia, mentre per quanto riguarda il settore bancario UniCredit controlla dal 1999 Banca Pekao, il principale gruppo creditizio polacco con oltre cinque milioni di clienti e novemila filiali diffuse su tutto il territorio. Da sottolineare anche il potenziale energetico della Polonia, che possiede dei ricchi giacimenti di shale gas ancora inesplorati e che potrebbero aprire scenari inattesi nell’ottica di una maggiore autonomia energetica dal gas naturale in arrivo dalla Russia.

     

    Slovacchia – Sembrerebbe essere la “sorella povera” della Repubblica Ceca, in realtà è diventate negli ultimi anni un “hub” strategico per gli investimenti esteri. Membro dell’Eurozona (a differenza di Praga), il che potrebbe essere dannoso in questa congiuntura per l’impossibilità di svalutare in chiave competitiva la propria moneta, Bratislava ha rapporti intensi con l’Italia, è il nono fornitore della Slovacchia in termini di importazioni, con una crescita della domanda nel primo semestre del 2011 del 24% (dati ICE). Per quanto riguarda invece gli investimenti diretti esteri, il nostro Paese è al quarto posto per lo stock di capitali fatti affluire in Slovacchia dal momento della sua indipendenza (2,99 miliardi di euro dal 1993 al 2010, sebbene la tendenza degli ultimi anni veda una diminuzione dei flussi di IDE in arrivo dall’Italia). Tra le imprese che hanno maggiori interessi a Bratislava mancano i nomi delle grandi multinazionali nostrane, a parte Enel,  ma si segnalano comunque grandi gruppi del settore metalmeccanico e dell’energia. Decisamente importante è la presenza nel settore finanziario di UniCredit, che costituisce il quinto gruppo bancario nel Paese con 85 filiali e asset per oltre quattro miliardi di euro.

     

    Romania – Bucarest si trova tuttora ad un livello arretrato rispetto agli esempi di cui sopra, però rappresenta comunque un caso di successo nell’esperienza dell’integrazione europea. Per quanto riguarda le nostre imprese, le più attive in termini di IDE sono quelle che agiscono in settori ad alta intensità di lavoro, per via della disponibilità di manodopera a basso costo, come assemblaggio e componentistica, ma anche i grandi gruppi infrastrutturali che qui trovano terreno fertile a causa dei finanziamenti erogati dai Fondi comunitari. Due esempi su tutti: Ansaldo Breda sta attendendo l’esito di una commessa da 1,5 miliardi di euro per il raddoppio della centrale nucleare di Cernavoda, mentre Astaldi ha da poco vinto un appalto da 60 milioni per la realizzazione di un tratto dell’autostrada Bucarest-Costanza (finanziata, guarda, caso per l’85% dal Fondo di Coesione).

     

    CONCLUSIONI – L’Italia può ancora giocare un ruolo da protagonista nelle relazioni internazionali? La risposta può essere positiva per quanto riguarda le regioni facilmente raggiungibili dal proprio raggio d’azione geopolitica, quindi Balcani (soprattutto) ed Europa Orientale sono due aree sulle quali la nostra diplomazia dovrebbe puntare in maniera decisa per consolidare la propria posizione. La presenza in termini di cooperazione politica e difensiva ha fatto dell’Italia un interlocutore privilegiato degli Stati dell’ex-Jugoslavia, mentre la Mitteleuropa riserva ancora un buon potenziale in termini di investimenti esteri. La recente rivitalizzazione dell’ICE (Istituto per il Commercio Estero) potrebbe fornire l’occasione per creare un importante “trait d’union” istituzionale tra diplomazia e relazioni economiche.

     

    Davide Tentori

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    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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