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    I campi profughi in Sudan del Sud ed Etiopia sono ormai al collasso e l’UNHCR sta cercando di accelerare quanto possibile il loro ampliamento: oltre a interi villaggi in fuga dalla guerra, ci sono decine di migliaia di cittadini di Juba che stanno cercando di abbandonare i confini di Khartoum per tornare a casa. In Guinea Bissau, l’ECOWAS continua a temporeggiare, dichiarandosi pronta a inviare un contingente militare, ma attendendo il riscontro dei militari al potere nel Paese. In Algeria, il FLN del presidente Bouteflika vince le elezioni. I furti di petrolio in Nigeria. Il raid degli elicotteri europei contro le basi dei pirati in Somalia. Nuovo attentato in Kenya. Duecento miliardi di metri cubi di gas scoperti dall’Eni in Mozambico. La deforestazione in Congo e nell’Africa subsahariana

     

    EMERGENZA RIFUGIATI IN SUDAN – Nell’area sudanese è sempre maggiore il numero dei rifugiati sia in transito verso Juba, sia in fuga verso l’Etiopia. Secondo l’UNHCR, dall’inizio di maggio sarebbero circa duemila i profughi giunti dal Nilo Blu nella regione etiope di Assosa, dove già sono presenti 35mila sfollati. I campi dello Stato dell’Unità, nel Sudan del Sud, hanno accolto in poche settimane 3.200 rifugiati provenienti dai Monti Nuba, mentre nella regione del Nilo Superiore l’ONU ha confermato la presenza di 70mila persone. In totale, secondo recenti stime dell’Alto Commissariato, sarebbero oltre centomila i sudanesi fuggiti verso i confini di Juba. A incidere in modo significativo sulle cifre è il rientro delle famiglie che si spostarono verso Khartoum durante la cruenta guerra civile ufficialmente terminata nel 2005: le statistiche dell’International Organization for Migration, infatti, riportano che, dall’ottobre del 2010 al maggio del 2012, almeno 376mila persone abbiano varcato la frontiera, ma è probabile che un altro milione di cittadini di Juba debba ancora mettersi in marcia. Di questi, tra i 10mila e i 15mila sono bloccati nello Stato del Nilo Bianco, in Sudan, in attesa delle chiatte che li trasporteranno verso il Sud Sudan per via fluviale.

     

    GUINEA BISSAU: INCERTEZZA ECOWAS – La commissaria dell’ECOWAS per gli Affari politici, la Pace e la Sicurezza, Salamatu Suleiman, ha annunciato che un contingente internazionale composto da seicento tra soldati e poliziotti è pronto a intervenire in Guinea Bissau per facilitare il ritorno alla normalità. L’azione della Comunità è sostenuta sia dall’ONU, sia dall’Unione africana, ma ancora il progetto è subordinato alle trattative con i militari al potere nel Paese. Suleiman ha riferito che l’invio di truppe deve essere specificamente richiesto dalle Istituzioni locali, oppure approvato dalle stesse su proposta dell’ECOWAS, al fine di evitare ingerenze negli affari interni dei singoli Stati, così come ricordato dal presidente Alassane Ouattara la scorsa settimana riguardo al Mali. Tuttavia, il regolamento della Comunità economica dell’Africa occidentale prevede che il Consiglio dei capi di Stato e di Governo possa disporre un intervento armato senza l’autorizzazione dei Paesi interessati quando questi si trovino in condizioni di gravissima instabilità. Per il momento, quindi, sembra che, piuttosto che impossibilitata ad agire, l’ECOWAS sia prima di tutto riluttante a prendere una posizione decisa: il rischio, tuttavia, è di lasciar scivolare Mali e Guinea Bissau verso un abisso ancora peggiore.

     

    ELEZIONI IN ALGERIA – La Corte costituzionale algerina ha confermato i risultati delle elezioni del 10 maggio scorso. A ottenere la vittoria è il Fronte di liberazione nazionale del presidente uscente Abdelaziz Bouteflika, che si aggiudica 221 seggi su 462, ai quali devono essere aggiunti i 70 parlamentari del partito alleato, il Rassemblement National Démocratique. Nella maggioranza, tuttavia, non mancano i dissidi, poiché, da un lato, è sempre più forte  l’opposizione interna al segretario Abdelaziz Belkhadem, dall’altro, molti militanti chiedono che il primo ministro sia un membro del FLN, anche a costo di rompere l’alleanza con il RND. L’esito delle consultazioni è stato contestato dai partiti islamici, soprattutto dalle tre compagini presentantisi nella coalizione dell’Alleanza verde.

     

    FURTI DI PETROLIO IN NIGERIA – La Nigeria ha lanciato l’allarme per il costante furto di petrolio che potrebbe causare una vera e propria crisi fiscale nel Paese. Mentre Abuja concentra attenzione e risorse alla lotta contro Boko Haram, nel delta del Niger sta assumendo sempre maggiore rilevanza un fenomeno dalle dimensioni inattese: secondo Shell, infatti, nel 2011, la sottrazione di oro nero, tramite furto di barili, sequestro di navi o interruzione delle vie di trasporto, sarebbe costata 6 miliardi di dollari. Ad aprile, le esportazioni nigeriane sono ammontate a 1,85 milioni di barili il giorno, in calo rispetto a marzo e nettamente inferiore agli 1,96 milioni stimati per il mese. La Nigeria sta perdendo circa il 15% del petrolio estratto a causa dei furti, con una media di 150mila barili rubati al giorno. Il governo di Abuja ha dispiegato squadre delle forze di sicurezza nel tentativo di limitare il fenomeno, sottoponendo al contempo al Parlamento una serie di misure per compensare i danni subiti dal settore estrattivo e dalle casse dello Stato.

     

    RAID EUROPEO IN SOMALIA – Per la prima volta, la missione dell’Unione europea in Somalia, “Atalanta”, ha lanciato un’offensiva sulla terraferma, colpendo per via aerea alcuni siti che accoglievano equipaggiamento dei pirati. Secondo la BBC, l’operazione sarebbe stata condotta tramite elicotteri sollevatisi da navi della coalizione e avrebbe raggiunto tutti gli obiettivi preposti, in particolar modo la distruzione di depositi di armi e munizioni. Il comandante della missione, il contrammiraglio Duncan Potts, ha specificato che nell’azione non sono state impiegate truppe di fanteria.

     

    ANCORA SANGUE IN KENYA – Il Kenya è stato colpito da un nuovo attentato. Il 15 maggio, a Mombasa, tre uomini ai quali era stato vietato l’ingresso a un noto locale della città, il Bella Vista, hanno aperto il fuoco contro gli addetti alla sicurezza, scagliando poi una o due granate. Una donna del personale è morta in ospedale, mentre tre suoi colleghi restano tuttora in gravi condizioni. Nella giornata di mercoledì, la polizia ha comunicato di aver arrestato un sospettato, forse collegato al gruppo somalo al-Shabaab.

     

    SCOPERTA DELL’ENI IN MOZAMBICO – L’Eni ha annunciato di aver scoperto al largo delle coste del Mozambico un giacimento che potrebbe contenere tra i 200 e i 300 miliardi di metri cubi di gas, a fronte di un potenziale complessivo della cosiddetta Area 4 stimato tra i 1.330 e i 1.471 miliardi di metri cubi. La società italiana opera nella regione con il 70% delle quote e la notizia è giunta proprio mentre l’Unione europea stava approvando la proposta di una joint venture tra BP, Chevron, Eni, Total e Sonangol (compagnia angolana) per la costituzione della società di estrazione e distribuzione Angola LNG.

     

    PIAGA DEFORESTAZIONE IN CONGO – La problematica della deforestazione nella Repubblica democratica del Congo continua a preoccupare la comunità internazionale, nonostante una moratoria proibisca al governo locale di rilasciare nuove autorizzazioni per il disboscamento a uso industriale. Secondo Greenpeace, tale divieto sarebbe facilmente e costantemente aggirato attraverso la concessione di permessi per l’abbattimento di alberi a consorzi artigiani, i quali, in realtà, coprirebbero gli interessi di società più grandi. L’organizzazione ambientalista ha sollecitato Kinshasa affinché tale pratica sia evitata e le autorizzazioni approvate solo in virtù del rispetto di rigidi parametri di controllo.

     

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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