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    In tre sorsi – I sondaggi e le analisi sui risultati elettorali britannici si rivelano errati ed i Conservatori stravincono inaspettatamente. L’agenda politica di David Cameron è ricca di riforme per “un solo Regno Unito, una sola nazione”. Tra le promesse di Cameron c’è un referendum antieuropeo che spaventa, ma i negoziati con Bruxelles sono già cominciati

    1. I RISULTATI – Il partito Conservatore britannico con il suo leader David Cameron vince le elezioni con il 36,9 per cento dei voti, conquistando 330 seggi sui 650 della camera dei comuni. Una vittoria netta che smentisce i sondaggi i quali pronosticavano un tête-à-tête politico tra Laburisti e Conservatori. A seguito di un tale risultato elettorale, i principali avversari politici – il laburista Ed Miliband, l’euroscettico Nigel Farage ed il liberaldemocratico Nick Clegg – si dimettono e riconoscono la vittoria di Cameron. Lo Scottish National Party è l’unico partito che ottiene un discreto successo. I separatisti scozzesi, pur ottenendo solo il 7% dei consensi a livello nazionale, stravincono in Scozia ottenendo 56 seggi.

    2. LE PROMESSE DI DAVIDE CAMERON – David Cameron è Primo Ministro della Gran Bretagna per la seconda volta ed ora senza il bisogno di una coalizione. Similmente a Margaret Thatcher, il leader conservatore ha ribaltato ogni pronostico e sondaggio. Ciò nonostante, non sarà per lui semplice mantenere le promesse fatte. I britannici chiedono una politica prudente e nazionalista (non razzista). Cameron promette di guidare un governo “di tutta la nazione” con un programma incentrato su temi sensibili ai cittadini britannici: economia, immigrazione ed Europa. La crescita economica è attualmente del 2,5% e la disoccupazione è in calo al 5,6%. In vista dei risultati economici positivi, i britannici dimostrano di essere disposti a seguire una politica di austerity promossa da Cameron e George Osborne, ministro dell’economia riconfermato nel nuovo governo, che prevede tagli alla spesa pubblica pari a 12 miliardi di sterline nei prossimi 5 anni a fronte di una riduzione delle imposte entro il 2020. Al contempo, Cameron promette alcune riforme, tra cui quella che mira a diminuire il flusso migratorio in UK non garantendo più il welfare a cittadini di Paesi terzi per i primi 4 anni di residenza. Cameron discute anche con Nicola Sturgeon, leader del SNP, con l’obiettivo di concedere più autonomia alla Scozia su temi fiscali-economici ed accontenta gli euroscettici promettendo un referendum europeo per il 2017.

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    Fig. 1 – Riuscirà Angela Merkel a convincere David Cameron a restare nell’Unione Europea? | Fonte: The Telegraph

    3. IL FENOMENO BREXIT – Il Regno Unito ha sempre avuto uno sguardo diffidente verso i grandi progetti europei. Già nel 1975, il governo britannico indisse un referendum sulla permanenza nell’Unione. Oggigiorno, i benefici economici comunitari che hanno convinto la Gran Bretagna a rimanere nell’Unione Europea sono messi in discussione a causa dell’euroscetticismo che si è diffuso in tutti gli Stati Membri. La promessa di Cameron di indire un referendum europeo è una strategia rischiosa ed avrebbe un forte impatto economico. Secondo la Camera di Commercio britannica, il 45% delle esportazioni britanniche vanno ad altri Paesi dell’Unione europea. I principali partner commerciali sono gli Stati membri e gli affari con quest’ultimi sono più semplici e trasparenti. Dall’altro canto, il Regno Unito rappresenta un attore essenziale ed una sua uscita rappresenterebbe uno smacco per l’Unione Europea sulla scena internazionale. Tuttavia, alcuni fonti ci suggeriscono che Cameron sta solo mettendo in pratica una strategia politica ed il suo vero obiettivo non è l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Ottenuto il consenso dall’elettorato dello UKIP, egli vorrebbe garantirsi alcune concessioni dai partner europei così come la Thatcher ottenne la riduzione dei contributi britannici al bilancio europeo. I leader europei si dicono disposti alla contrattazione a dispetto che non si tocchino i trattati e le libertà fondamentali. I prossimi mesi saranno fondamentali per l’inquadramento del dibattito, probabilmente già dal prossimo Consiglio Europeo in programma a giugno, a cui parteciperanno i leader europei.

    Giulia Colombo

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Brexit, termine coniato da “Britain” e “exit” per indicare la possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea prevista per il 2017. Il Brexit spaventa l’intera Unione Europea ed in particolare, la cancelliere tedesca Angela Merkel che si dice disposta ad attuare una serie di riforme a livello comunitario pur di convincere la Gran Bretagna a restare nell’Unione. [/box]

    Giulia Colombo
    Giulia Colombo

    Ho una formazione accademica in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee. Durante gli anni di studio mi sono appassionata alle Politiche Europee e Diritto Comunitario, sono diventata grande sostenitrice dell’idea Europea. Per questo motivo, ho preso parte ad un programma di mobilità promosso dalla Commissione Europea che mi ha permesso di ottenere un titolo di Master congiunto in “Law and Policies of European Integration”.  Ho svolto ruoli di Project Assistant collaborando all’implementazione di progetti/programmi comunitari regionali. Oltre a ciò,  la politica migratoria europea e gestione dei conflitti sono tematiche a me care alle quali ho dedicato due tesi di laurea. In tutto questo, mi ritaglio del tempo per altre due passioni: il teatro e lo yoga.

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