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    La lunga marcia verso l’Europa che conta

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    Caffè Europeo – Mai come in questo 2012, calcio e politica corrono fianco a fianco con i giocatori della nazionale croata, quest’anno infatti non è solo l’anno dell’europeo di Polonia e Ucraina, ma anche il centenario della Federazione Calcistica di Zagabria, nonchè l’anno del referendum sull’ingresso nell’UE. Giovani e orizzonte internazionale sono le due parole d’ordine di questa squadra, nata dalle ceneri della gloriosa nazionale Iugoslava già nel 1990 quando la Croazia si staccò ufficiosamente da Belgrado 

     

    CORONARE UN’ANNATA STORICAUn buon piazzamento all’Europeo di Polonia e Ucraina, se non addirittura una finale, magari pure da vincitori, non farebbe altro che sancire il 2012 come l’anno d’oro del paese delle mille isole adriatiche, luccicante da ogni punto di vista. Con l’accesso definitivo all’UE in programma per luglio 2013, il paese è forte di un orgoglio, anche troppo a volte, nazionalista e unito verso le sfide del futuro, come conferma il 66% dei sì al referendum per l’UE. Nemmeno l’economia sembra versare in situazioni preoccupanti, in Croazia infatti la disoccupazione passata da tassi del 14% del 2005, ad un assestato 9,6% l’economia di Zagabria sembra resistere stoicamente al calo delle esportazioni e alla crisi dei mercati. Il turismo, vanto nazionale, e la valuta locale, la kuna, hanno garantito alla Croazia un riparo di fortuna alla crisi dell’Eurozona, con la crescita economica per il 2012 stimata introno all’1,7%, ben lontano dal segno meno delle economie degli sfidanti del Gruppo C. Se è vero che il calcio si gioca sul campo, arrivare ad appuntamenti importanti forti del sostegno di un apparato sano e in salute significa molto, soprattutto quando a scendere nell’arena sono i colori nazionali.

     

    BRUXELLES, PECHINO E ORA KIEV! – Proprio il raggruppamento calcistico degli sfidanti dei croati agli europei simboleggia la condizione critica dell’economia del vecchio continente con Spagna, Irlanda e Italia a giocarsi il ruolo di vice di Grecia e Portogallo nella classifica del baratro finanziario. Chissà che l’influenza della meno bersagliata Croazia, spinta anche dalla recente visita di Wu Bangguo Presidente dello Standing Committee del Congresso Nazionale del Popolo cinese, non porti una ventata di freschezza col suo ingresso nell’UE. Proprio Wu Bangguo ha confermato il forte legame di amicizia tra Pechino e Zagabria, giunti al ventesimo anniversario dall’apertura delle relazioni diplomatiche, definendo la Croazia come il maggior partner commerciale nei Balcani. Chissà che proprio gli auspici del legislatore cinese, sommati alla voglia d’Europa cullata per vent’anni non facciano da sfondo all’impresa, qui calcistica, della nazionale croata.

     

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    NATA COL BOTTO – Per gli appassionati della storia del calcio internazionale, il 13 maggio 1990 risveglia ricordi densi di passione e tensione, data di uno degli innumerevoli scontri tra la Dinamo Zagabria e laStella Rossa di Belgrado. Da sempre le due squadre e le rispettive tifoserie, i Bad Bleu Boys croati e i serbi della Delije, nutrivano una profonda rivalità, testimoniata dagli innumerevoli episodi di violenzaculminati in vere e proprie battaglie calcistiche. Già un anno prima, il 22 marzo 1989, il match tra la Dinamo e il Partizan, disputato a Belgrado si era concluso con una serie di scontri a sfondo politico che portarono ad episodi di vandalismo e guerriglia urbana. I tifosi serbi della Delije erano all’epoca capitanati dal tristemente noto Zeliko Raznatovic, più tardi divenuto celebre con lo pseudonimo di Comandate Arkan, nonchè fondatore della milizia nazionalista serba Arkanovi Tigrovi (le tigri di Arkan). Lo stadio Maksimir di Zagabria non ospitò in realtà alcuna partita quel giorno, dato che non sul campo ma sugli spalti scoppiarono le scintille di una vera e propria guerra calcistica. Gli scontri tra tifoserie si riversarono presto per le strade di Zagabria, a causa dell’impreparazione e della connivenza della poliziacon l’ideologia serbo-iugoslava,l’evento passò alla storia come la scintilla che fece esplodere la polveriera balcanica a pochi mesi dal crollo dell’Unione Sovietica.

     

    DAL CALCIO DI BOBAN AI RECORD DI ŠUKER – Se quell’incontro non viene certo ricordato quale esempio del fair-play, c’è un episodio che ha segnato per sempre la storia del calcio croato, diventando il simbolo della lotta per l’indipendenza nazionale. Zvonimir “Il Professore” Boban, trequartista e futura gloria milanista, venne accerchiato dalla polizia sul rettangolo di gioco, provocato e insultato da alcuni agenti della polizia reagì ad un gesto violento con un memorabile calcio nelle terga dello sfortunato agente, restando persino immortalato in un video. Quel calcio, sferrato secondo Boban contro “una grande ingiustizia, così chiara che uno semplicemente non poteva rimanere indifferente e non reagire in nessun modo” divenne il germoglio della nazionale croata, che dal 1990 iniziò a gareggiare da sola. Il primo palcoscenico di rilievo fu però l’Europeo del 1996 in cui la Croazia arrivò ai quarti di finale, eliminata da un’inesorabile Germania che si avviava a diventare la regina del torneo. Tuttavia chi in quegli anni viveva ancora di pane, calcio e figurine Panini, non può non ricordare con nostalgia il vero eroe della Croazia dei mondiali France’98, l’attaccante leva 1968 Davor Šuker, che in quel torneo portò la Croazia al terzo posto, siglando 6 reti e guadagnandosi l’ambito titolo di capocannoniere dei mondiali e il secondo posto nel pallone d’ore di quell’anno.

     

    RICORDI E PROMESSE “A SCACCHI” – Sfogliando gli album dei ricordi, nonchè quelli dell’infanzia i tifosi croati non ricordano solo il mitico Davos, anche Dario Šimic, altra maglia rossonera, capitano storico si è guadagnato un posto tra gli almanacchi con le sue 100 presenze in nazionale. Oggi, dopo gli addii, non poco problematici, dei fratelli storici Robert e Niko Kovac, la squadra lotta per rimpiazzare altri due giocatori importanti che rivestivano anche un ruolo fondamentale nello spirito dello spogliatoio. Le chiavi del gioco restano dunque nelle mani del giovane Luka Modrić, stella e metronomo del Tottenham, chiamato a guidare il cuore del centrocampo sotto la tutela del nuovo capitano Dario Srna, forte delle sue 89 presenze e 19 gol segnati in nazionale. Ai due uomini del cerchio si aggiunge tra i “terribili” da tenere sotto stretta osservazione, si aggiungono l’astro nascente del Siviglia Ivan Rakitić e la mina vagante dell’attacco del Bayern Monaco Ivica Olić, occhio anche a Niko Kranjcar, che con quattro reti è il top scorer nazionale della fase a gironi. Nei piedi di questi 4 giocatori sono racchiusi i segreti del 4-4-2 del C.T. Slaven Bilic dedicatosi dal 2006 anema e core al ruolo che considera “un dovere e un’amore”. Eccellente chitarrista, laureato in legge e fluente in Italiano, Tedesco e Inglese, lascerà dopo l’estate la panchina croata per approdare al Lokomotiv Mosca dove affronterà l’italiano Spalletti, coach dello Zenit S.Pietroburgo, per il titolo russo.

     

    GRUPPO “C” COME CAMPIONI – Il biglietto per la fase finale degli europei di giugno la Croazia l’ha staccato solo nel Novembre 2011, qiuando dopo un girone rocambolesco e a tratti schizofrenico ha inflitto un pesante 3 a 0 alla Turchia nello spareggio per i playoff. I sorteggi hanno tuttavia regalato alla Croazia un’amara sorpresa, il vero girone di ferro, dominato dagli ultimi due campioni del mondo, ovvero Italia e Spagna. A giocarsi le speranze di un accesso che sa già d’impresa agli scontri diretti ci sarà invece l’Irlanda della vecchia volpe di Cusano Milanino, l’italiano giramondo Giovanni Trapattoni, “il Trap” per gli amici del bar dello sport. In realtà anche le due inarrivabili sulla carta, Italia e Spagna, soffrono di infortuni chiave e incertezze di gioco, gli azzurri privati dell’italoamericano del Villareal Giuseppe “Pepito” Rossi, fuori per una frattura al crociato, e le furie rosse senza l’asturiano del Barça David “el guaje” Villa. Inoltre la coppia d’attacco tricolore Cassano-Balotelli soffre dei marosi dei due caratteri fuori dagli schemi, con il primo ancora da rodare dopo l’ischemia di quest’anno. Se la Spagna può contare su un centrocampo stellare, bastino i blaugrana Xavi e Iniesta e il manciniano David Silva, la toppa potrebbe dietro l’angolo dato che i Campeones vengono da una sfilza di vittorie, dura da mantenere. Finchè c’è gioco c’è speranza, questo dunque il motto della Croazia alla vigilia degli EURO2012, nella consapevolezza che a volte per assistere ai miracoli, nel calcio s’intende, basta crederci.

     

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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