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giovedì 6 Agosto 2020
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    Di Mali… in peggio

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    L’Unione Africana sarebbe pronta a inviare un contingente militare in Mali purché ci sia l’avvallo delle Nazioni Unite, ma restano le incognite Russia e Cina. Ad Addis Abeba continua la negoziazione tra Sudan e Sudan del Sud, con accuse reciproche e proposte rifiutate. La Comunità sudafricana di sviluppo attacca duramente Mugabe, e incarica Zuma di favorire le riforme democratiche in Zimbabwe. In Nigeria, almeno 180 morti in un disastro aereo che ha coinvolto la città di Lagos. Ancora violenze in Guinea Bissau. Le operazioni del Kenya contro al-Shabaab. Nuova strage di cristiani in Nigeria. Il Ruanda scopre la green economy. In chiusura, una breve biografia di Robert Mugabe

     

    PRONTA UNA MISSIONE UA IN MALI – Il presidente dell’Unione Africana, Thomas Yayi Boni, ha confermato alla stampa che l’Organizzazione stia tentando di costituire una missione di peace-keeping in Mali col sostegno delle Nazioni Unite. Al termine della visita in Francia, Yayi Boni, ha comunicato che il presidente Hollande si farà portavoce presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU della necessità di una risoluzione che consenta all’Unione Africana di avviare un’operazione simile a quella in Somalia. Yayi Boni ha anche fugato i dubbi circa un eventuale veto di Cina e Russia alla missione di pace, sostenendo che tutto il Consiglio di Sicurezza sia consapevole del rischio che la comunità internazionale sta correndo in Mali, ossia la nascita di un nuovo Afghanistan, frammentato, percorso da bande di briganti e da terroristi, rifugio per i trafficanti di armi e di droga. Quanto al governo transitorio di Dioncounda Traoré, il Presidente dell’Unione Africana ritiene che, tramite l’assistenza dell’ECOWAS, esso abbia il fondamentale compito di riportare la situazione a una parvenza di normalità, cominciando dalla demilitarizzazione delle città.

     

    ULTIME NOTIZIE DAL VERTICE DI ADDIS ABEBA – Ad Addis Abeba continuano le negoziazioni tra il Sudan e il Sudan del Sud nel tentativo di ottemperare alle richieste della road map di Unione Africana e ONU, che prevede il raggiungimento di un accordo di pace entro tre mesi dall’inizio delle trattative. I delegati di Juba si sono dichiarati ottimisti in merito alla sistemazione dei dissidi sul petrolio, confermando che il governo sia sempre disponibile a versare a Khartoum un indennizzo di 2,4 miliardi di dollari per chiudere definitivamente l’ammanco finanziario derivante dalla scissione, ma ribadendo che ogni dialogo cadrà nel vuoto se i sudanesi non accetteranno che l’area petrolifera di Heglig sia in territorio sudsudanese. Nel frattempo, comunque, non cessano nemmeno le divergenze circa il ritiro delle rispettive forze di sicurezza dalle zone contese. Juba ha denunciato che la controparte non abbia ancora provveduto al richiamo dei propri poliziotti da Abyei, sostenendo anzi che il Sudan li abbia solo dispiegati in modo diverso. Il portavoce del ministro degli Esteri di Khartoum ha risposto negando che nell’area cittadina in questione ci siano mai stati membri delle forze di polizia, ma solo soldati, oltretutto già ritirati. Contestualmente, il Sudan ha dichiarato la propria gratitudine per il proposito del Sud Sudan di espellere gli insorti collegati al Darfur e al Kordofan, provvedimento che, tuttavia, il governo di Salva Kiir ha negato di aver mai discusso. In questi giorni, però, una speciale commissione congiunta si riunirà nella cornice del meeting di Addis Abeba per discutere proprio l’argomento dell’ospitalità concessa da entrambi i Paesi ai ribelli, analizzando la proposta di una zona-cuscinetto lungo la frontiera.

     

    I PAESI SUDAFRICANI CONTRO MUGABE Robert Mugabe ha ricevuto un duro colpo dal vertice della South Africa Development Community in Angola, durante il quale è stata fugata l’intenzione del leader dello Zimbabwe di tenere le elezioni entro il 2012, anche se le modifiche costituzionali richieste dalla Comunità regionale non fossero ancora state approvate. Per prevenire questa eventualità, il presidente sudafricano Jacob Zuma, facilitatore del processo di democratizzazione in Zimbabwe, ha ricevuto il mandato per intervenire più direttamente nel dibattito sulla riforma della Costituzione, da completarsi entro un anno e preliminare alla convocazione delle elezioni. Contro Mugabe è anche Morgan Tsvangirai, Primo Ministro dello Zimbabwe, nonché leader del partito d’opposizione, il quale ha ribadito che il Presidente stia perpetrando la solita politica di violazione dei diritti e delle libertà, procrastinando l’applicazione delle riforme democratiche e, anzi, operando attivamente perché esse non abbiano seguito.

     

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    DISASTRO AEREO IN NIGERIA – Domenica 3 maggio, un aereo di linea della Dana Air è precipitato nella città di Lagos, in Nigeria, provocando la morte di tutti i 147 passeggeri (ma altre fonti sostengono che a bordo fossero in 153) e di un numero non ancora precisato di persone a terra che oscillerebbe tra venti e quaranta. Il velivolo, che era in fase di atterraggio all’aeroporto di Lagos e proveniva da Abuja, era rimasto diverse settimane sotto riparazione, e il suo impiego aveva sollevato le proteste di alcuni dirigenti della Dana Air, compagnia la cui licenza di volo è sospesa a tempo indeterminato. A bordo erano presenti anche alcune importanti personalità, tra le quali il portavoce della Nigerian National Petroleum Corporation, un ex alto funzionario ministeriale, il direttore di una grande banca e il marito del ministro degli Esteri. Il presidente Goodluck ha indetto tre giorni di lutto nazionale.

     

    VIOLENZE IN GUINEA BISSAU – L’Ufficio integrato dell’ONU in Guinea Bissau (UNIOGBIS) ha denunciato il frequente ricorso alla violenza da parte dei militari per la repressione delle proteste e della dissidenza. Sulla base della risoluzione delle Nazioni Unite n. 2048 del 18 maggio, l’UNIOGBIS ha contestato la reale indipendenza del governo civile al quale, a fine maggio, i golpisti avrebbero passato i poteri.

     

    AZIONE KENIOTA CONTRO AL-SHABAAB – Il 29 maggio, le forze navali del Kenya hanno ucciso in uno scontro a fuoco quattordici membri di al-Shabaab nei pressi del porto di Chisimaio, in Somalia. L’imbarcazione keniota era impegnata in un pattugliamento di routine, quando i miliziani hanno cominciato a sparare. I vertici militari di Nairobi hanno comunicato che l’operazione abbia condotto anche alla cattura di venti uomini appartenenti al gruppo islamista.

     

    ANCORA STRAGI CONTRO I CRISTIANI – Nuova domenica di sangue in Nigeria, a Bauchi, nel nord-est del Paese. I terroristi di Boko Haram hanno fatto esplodere un’autobomba sul sagrato di una chiesa, causando la morte di almeno dodici persone che stavano uscendo dalla messa.

     

    L’ALTERNATIVA VERDE DEL RUANDA – Il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, l’ONU ha espresso soddisfazione per l’impegno del Ruanda nel tentare di trovare nella green economy una via alternativa alla povertà. Il Governo di Kigali, infatti, ha approvato nel novembre del 2011 il documento “Green Growth and Climate Resilience“, un ambizioso progetto per la realizzazione di un modello di sviluppo sostenibile e per il raggiungimento degli obiettivi di Vision 2020, l’iniziativa mondiale per combattere la fame e il sottosviluppo.

     

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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