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    Fine in vista?

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    Con l’offensiva dei ribelli sulla capitale e l’uccisione di alcuni uomini chiave la situazione in Siria sembra stare evolvendo verso il peggio per il regime di Bashar Assad. La crisi del regime appare aver raggiunto un punto critico e molti sono gli elementi che indicano un collasso ormai inevitabile della dittatura. Vediamo quali

     

    Ottenere informazioni affidabili e precise rimane difficile perché le notizie filtrano a intermittenza e spesso non è possibile verificarle sul campo. Bisogna quindi affidarsi anche a fonti di intelligence (per loro natura non controllabili dall’esterno) e incrociare i dati per ottenere una visione completa della situazione. Tuttavia l’immagine che si sta costruendo appare abbastanza definita e mostra un regime sull’orlo del crollo. Molti sono gli indizi:

     

    FSA – La Free Syrian Army (FSA – esercito siriano libero) rimane la principale formazione armata dell’opposizione; nonostante le numerose perdite subite, continua a combattere e ottenere “rinforzi” tramite diserzioni dalle unità lealiste (soprattutto Sunniti) e supporto materiale (denaro, armi) dai Paesi sunniti del golfo e dalla Turchia (e, tramite questi, anche dall’Occidente). E’ il segno che nonostante gli sforzi le truppe fedeli ad Assad non riescono a schiacciare la rivolta e, anzi, essa si stia espandendo.

     

    RISORSE LIMITATE – Per settimane i lealisti si sono concentrati a proteggere le aree popolate da Sciiti Alawiti (principale componente del regime) e le più importanti zone e strade economiche del paese. Ma questo ha anche fatto sì che i ribelli potessero muoversi pressoché indisturbati per il resto del paese, dove le truppe del regime non osavano più avventurarsi. Infatti le numerose diserzioni hanno portato il comando siriano a mantenere numerose unità ferme e lontane dagli scontri, per paura di ulteriori fughe di soldati, mentre le unità più fedeli (4° divisione corazzata, Guardia Repubblicana, forze speciali) si trovavano impegnate sempre di più, incapaci di operare dovunque fosse necessario.

     

    RILUTTANZA – A questo si sommi il fatto che, come hanno riportato alcuni esperti USA, le forze armate lealiste hanno morale basso e mostrano una scarsa capacità di combattimento, preferendo evitare le zone contese e limitandosi a bombardamenti con artiglieria e/o elicotteri. Quando i blindati avanzano nei centri abitati, non sono supportati dalla fanteria che forse ha paura di esporsi troppo. Questo rende però impossibile controllare gli edifici ed espone i veicoli stessi ad attacchi alle spalle da parte di ribelli armati con armi anti-carro. In breve, le forze lealiste sembrano rifiutarsi di rischiare troppo in combattimento, a tutto vantaggio dei ribelli – e a tutto svantaggio dei civili che vengono poi colpiti dai massicci bombardamenti.

     

    SHABIHA – Questa mancanza di truppe ha costretto il regime a impegnare fin dal principio le ormai famose milizie Shabiha, ovvero civili armati fedeli al regime che hanno eseguito parte del lavoro sporco, “ripulendo” dai ribelli (in teoria, spesso invece si trattava anche di civili non armati) i villaggi che l’esercito regolare aveva appena riconquistato. Questo ovviamente ha contribuito a innalzare il livello di violenza settaria reciproca, Sciiti contro Sunniti soprattutto, spesso con i Cristiani in mezzo.

     

    INIZIATIVA – Ma neppure questo è bastato se ora la FSA ha preso l’iniziativa attaccando direttamente Damasco. Già questo fatto è indice di scarsa tenuta del regime, che si trova ora costretto sulla difensiva dopo settimane in cui tutto pareva orientato al contrario (regime alla riscossa e ribelli in difficoltà). Le stesse modalità e prime conseguenze dell’attacco alla Capitale mostrano come per il regime le cose si stiano mettendo male.

     

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    VIA DAL GOLAN – Alti ufficiali israeliani hanno infatti affermato che la Siria ha ritirato gran parte delle proprie truppe schierate sul Golan, per trasferirle verso Damasco stessa. Appare una mossa disperata ad parte di Assad, che ora vede la minaccia ribelle come prioritaria rispetto all’antico nemico israeliano che ora in effetti non appare altrettanto pericoloso; inoltre appare chiara la crescente difficoltà del regime di controllare la rivolta. Tra l’altro, nulla assicura che le truppe del Golan siano tutte fedeli…

     

    DISERZIONI ECCELLENTI – Le diserzioni infatti aumentato e sempre più alti ufficiali (tra cui numerosi generali, alcuni anche in posizioni chiave come il Maggior Generale Adnan Nwras Salou, in passato capo dell’unità armi chimiche) stanno fuggendo con le proprie famiglie in Turchia, fornendo informazioni preziose agli oppositori. Non è solo il segno di un crollo del sistema di potere degli Assad, ma anche che il Mukhabarat, l’intelligence siriana, non è più capace di contrastare tali fenomeni.

     

    COLPO GROSSO – Allo stesso tempo i ribelli sono finalmente riusciti (dopo un altro tentativo fallito in precedenza) a colpire i vertici dell’apparato di sicurezza. Dopo il vicecapo della polizia di Damasco ucciso nei giorni scorsi, una bomba ha colpito una riunione di alti ufficiali del regime, uccidendo il Ministro della Difesa Dawoud Rajiha e Assef Shawkat, cognato del Presidente Assad e ferendo il Ministro dell’Interno Mohamed Ibrahim al-Shaar e il capo dell’intelligence, Hisham Bekhtyar (ma non tutte le fonti sono concordi su chi sia morto e chi no). L’evento indica anche la capacità dei ribelli di infiltrarsi tra le maglie della sicurezza del regime che nonostante un primo tentativo fallito settimane fa non è riuscita ad evitare un altro attentato. Non si esclude la presenza di infiltrati, che dunque potrebbero agire ancora.

     

    ASMA ASSAD – Del resto che Bashar Assad si renda conto della gravità della situazione appare avvalorato anche dalla mossa di mandare sua moglie Asma a Londra a far compere. I media internazionali si sono fermati molto su questo particolare, sottolineandone l’aspetto etico, ma hanno forse mancato il punto più rilevante. Lo “shopping” è stata infatti la scusa ideale per portare la moglie al sicuro fuori dal paese e contemporaneamente continuare a ostentare sicurezza e fiducia: ben altri sarebbero stati i titoli – e le reazioni anche in patria – se la moglie del Presidente fosse stata scoperta mentre fuggiva all’estero di nascosto!

     

    ARMI CHIMICHE? – Un regime disperato a volte compie gesti disperati quando crede di non avere altra scelta. Ha provocato molta apprensione la notizia di qualche giorno fa che i lealisti stessero spostando grandi quantità di armi chimiche: solo un modo per tenerle al sicuro dai ribelli o il preludio al loro uso per schiacciare la rivolta nel modo più sanguinoso? Entrambe le possibilità appaiono realistiche, tuttavia fonti di intelligence indicano che portavoce NATO hanno minacciato la Siria di bombardare i depositi piuttosto che permettere che le armi vengano usate: un sicuro deterrente visto che proprio l’impiego di armi di distruzione di massa (quali sono le armi chimiche) darebbe all’Occidente l’impulso per agire anche in assenza di mandato ONU. La defezione di alti gradi con una buona conoscenza dell’arsenale chimico consente di preparare contromosse per mettere in sicurezza le armi prima che cadano nelle mani sbagliate. Eppure, un pur piccolo rischio che un Assad disperato compia gesti sconsiderati rimane.

     

    QUANDO? – Quanto può durare Assad? Difficile si tratti di giorni. Mettere a segno un attentato non significa poter prendere il controllo a breve e le forze lealiste nella capitale e in altri luoghi chiave sono ancora molto forti e tali rimarranno probabilmente ancora per mesi. Ma il trend appare segnato e sembra solo questione di tempo: forse qualche mese, forse un paio d’anni, come affermano gli ufficiali israeliani. Che intanto stanno già pensando preoccupati al dopo: democrazia amichevole o islam radicale ostile?

     

    Lorenzo Nannetti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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