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    Il viaggio della New Horizons

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    L’evento spaziale di quest’estate, e sicuramente del 2015, è il passaggio della sonda della NASA New Horizons vicino a Plutone. La nostra rubrica spaziale non poteva non parlarne.

    OBIETTIVO PLUTONE – Nel gennaio 2006 un razzo Atlas-5 lanciò la sonda New Horizons della NASA. Obiettivi: compiere un flyby dell’ultimo pianeta del Sistema Solare ancora da osservare, Plutone, e raggiungere uno o più dei cosiddetti Oggetti della Fascia di Kuiper (Kuiper Belt Objects – KBO), in sostanza asteroidi. La sonda è stata il risultato di anni di studio e di diversi progetti iniziati nel 1990, ma mai andati a buon fine. Dopo il 2000 si decise di creare una missione che fosse a costo relativamente contenuto, ma che potesse in ogni caso portare dei buoni risultati scientifici. Nacque così il progetto New Horizons. Ironia della sorte, nell’agosto 2006, sette mesi dopo il lancio della sonda, l’Unione Astronomica Internazionale (UAI) decise di declassare Plutone da pianeta a pianeta nano, poiché non soddisfaceva le tre caratteristiche per essere un pianeta stilate dalla stessa Unione.

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    Fig. 1 – La sonda New Horizons viene preparata per il volo

    IL VIAGGIONew Horizons è stata messa su una traiettoria cosiddetta “di fuga” sia dalla Terra sia dal Sole, ovvero in allontanamento perenne da entrambi, con la più alta velocità registrata per un oggetto costruito dall’uomo in questa fase: 16,26 chilometri al secondo. Dopo gli iniziali controlli degli strumenti e correzioni di rotta, la sonda ha sorpassato l’orbita di Marte nell’aprile 2006. Nonostante i progettisti non l’avessero pianificato, la sonda ha “incontrato” l’asteroide 132524 APL nella Fascia degli Asteroidi, scattando alcune fotografie. Il primo vero test per gli strumenti della New Horizons è avvenuto quando il veicolo spaziale ha compiuto un flyby del pianeta Giove per la manovra cosiddetta di “fionda gravitazionale” (un classico per le sonde interplanetarie). Gli strumenti di bordo hanno funzionato alla perfezione, permettendo agli scienziati di collezionare ulteriori dati sul pianeta gigante del Sistema Solare. Durante il viaggio che ha portato la sonda a sorpassare l’orbita di Saturno nel 2008, di Urano nel 2011 e di Nettuno nel 2013, il veicolo spaziale è stato più volte messo in stato di “ibernazione” per risparmiare energia sia per le comunicazioni sia per gli strumenti scientifici. New Horizons è stata risvegliata dall’ultima ibernazione il 6 dicembre 2014. Dal gennaio di quest’anno la sonda ha iniziato le operazioni di approccio a Plutone. A causa della velocità di arrivo e della scarsa attrazione gravitazionale del pianeta (pianeta nano per non contraddire l’UAI) la missione non prevedeva l’entrata in orbita (sarebbe occorsa una “frenata” che il motore non avrebbe potuto effettuare), ma un semplice flyby, avvenuto con successo ieri alle 13.49 ora italiana. Successivamente il centro di controllo del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory ha ricevuto i segnali che annunciavano il successo della manovra. Per avere le prime immagini bisognerà attendere alcuni giorni.

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    Fig. 2 – Il lancio della sonda New Horizons 

    PROGETTI FUTURI – La missione della New Horizons è stato un grande successo finora e proseguirà ancora per anni, finché non si perderanno i contatti a causa della distanza o del malfunzionamento degli strumenti di comunicazione. Tuttavia, la NASA di oggi raccoglie i frutti di una missione ideata negli anni Novanta del XX secolo e realizzata nei primi anni del XXI, mentre i piani futuri per l’esplorazione non sono ancora ben definiti. Nel settore spaziale, i successi del presente sono frutto della progettazione e dello sviluppo del passato, e così, se in futuro se ne vorranno raccogliere di ulteriori, la pianificazione deve avvenire adesso. Al momento la NASA non brilla in questo settore. La sonda Juno è stata lanciata nel 2011 con obiettivo entrare in orbita di Giove, ma dopo questa tutto è ancora sulla carta. Si parla di un nuovo rover su Marte dopo il 2020 o di una missione congiunta con l’Agenzia spaziale europea (European Space Agency – ESA) che raccolga una certa quantità di campioni dal suolo del “pianeta rosso” e li riporti a Terra. Allo studio ci sarebbe anche una sonda che atterri sul satellite di Giove Europa, che, secondo alcuni dati e misurazioni, potrebbe avere acqua salata allo stato liquido sotto la crosta ghiacciata. Al momento non è dato sapere se queste missioni avverranno, ma non servirà molto tempo per capirlo. Dato il tempo necessario per la pianificazione e lo sviluppo, se l’ente spaziale statunitense desidera compiere il tutto negli anni Venti di questo secolo, i progetti dovrebbero partire in questi anni. La nuova NASA che uscirà dopo le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 avrà questo arduo compito.

    Emiliano Battisti

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    Un chicco in più

    Flyby – Una manovra che consiste nell’avvicinarsi il più possibile a un oggetto spaziale (pianeta, pianeta nano, asteroide o cometa) senza atterrarci o entrarci in orbita. Della durata di alcune ore, permette alla sonda di raccogliere numerosi dati tramite gli strumenti di bordo, evitando le complesse procedure che richiederebbero sia il “parcheggio” in orbita sia l’atterraggio.

    Fascia di Kuiper – Area che circonda il Sistema Solare oltre l’orbita del pianeta Nettuno. Come la Fascia degli Asteroidi (che si trova tra le orbite di Marte e Giove) è ricca di oggetti spaziali di diverse dimensioni che non sono mai stati studiati da vicino.

    Fionda gravitazionale – Manovra utilizzata per raggiungere oggetti spaziali oltre la Fascia degli Asteroidi (ad esempio i pianeti da Giove in poi) che sfrutta la gravità dei pianeti per modificare la rotta delle sonde e aumentarne la velocità (o diminuirla nel caso). La fionda può avere effetti ulteriori se accoppiata all’uso dei motori di bordo nella fase di maggior avvicinamento al pianeta che viene sfruttato.

    Criteri per essere un pianeta secondo l’UAI: 

     

    • essere in orbita intorno al Sole;
    • ha una massa sufficiente da permettergli di assumere una forma di equilibrio idrostatico (quasi sferica);
    • ha “ripulito” le vicinanze intorno alla sua orbita, ovvero nella propria zona orbitale non orbitano altri corpi di dimensioni comparabili a quelle del pianeta che non siano o suoi satelliti.

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    Foto: NASA’s Marshall Space Flight Center

    Emiliano Battisti
    Emiliano Battisti

    Consulente per un’azienda spaziale, sono Segretario Generale e responsabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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