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    Dopo i fatti di ieri, con un colpo dell’artiglieria siriana che ha ucciso cinque persone nei confini turchi, il Parlamento di Ankara, su sollecitazione dell’esercito, ha approvato a maggioranza assoluta (320 contro 129) una mozione che permette alle Forze Armate di compiere per un anno azioni oltre la frontiera in difesa della sicurezza nazionale. I vertici turchi, comunque, hanno specificato agli alleati della NATO che la misura non rappresenti una dichiarazione di guerra contro Damasco. «La crisi in Siria, – si legge nel documento – mina la stabilità e la sicurezza nella regione, ma adesso la crescente ostilità riguarda direttamente la nostra sicurezza nazionale» (fonte: Anatolian News Agency)

     

    LE MISURE D’EMERGENZA TURCHE – Il Parlamento di Ankara, al termine di una seduta a porte chiuse, ha approvato, con i voti favorevoli dell’AKP del premier Recep Tayyip Erdogan e dell’MHP, il secondo partito di opposizione, una mozione che permetto alle Forze Armate di compiere azioni nei confini siriani per la difesa della sicurezza nazionale. La misura è stata assunta dopo che, ieri, un colpo di mortaio proveniente dalla Siria ha ucciso cinque persone in territorio turco. Tuttora non è chiaro se il proiettile sia stato esploso dalle forze regolari di Damasco o dagli insorti, ma, secondo i vertici militari turchi, la responsabilità sarebbe da attribuirsi all’esercito siriano. Per risposta, Ankara ha ordinato il bombardamento terrestre di alcune postazioni oltre confine: secondo alcune testimonianze, l’artiglieria turca avrebbe fatto fuoco almeno dieci volte tra la mezzanotte e l’alba, colpendo le zone intorno alla cittadina di Tel Abyad, a poco più di cinque chilometri dalla frontiera (nella foto sotto: rifugiati che attraversano il confine tra Turchia e Siria) e causando, probabilmente, la morte di alcuni soldati siriani. Il presidente al-Bashir ha inviato le proprie condoglianze a Erdogan, ma il governo turco ha negato che «le parole di una dittatura che uccide i propri cittadini possano avere un significato».

     

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    LE REAZIONI ALL’ESTERO – Ankara, inoltre, ha chiesto una riunione urgente della NATO affinché siano riviste le regole d’ingaggio e le autorizzazioni all’uso della forza per la difesa dei confini nazionali, già modificate dopo l’abbattimento di un proprio aereo nel giugno scorso. Secondo alcune fonti, il ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, avrebbe anche consultato l’inviato in Siria di Nazioni Unite e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, nonché il segretario generale Ban Ki-Moon in merito alla legittimità della reazione. Sarebbero pertanto da leggersi alla luce di tali colloqui le parole pronunciate, secondo la “Anatolian News Agency”, da Erdogan circa l’impiego di strumentazioni per l’individuazione di obiettivi da colpire «in base alle regole d’ingaggio». Riguardo alla vicenda, il ministro degli Esteri britannico, William Hague, e il segretario di Stato USA, Hillary Clinton, sono stati concordi nel definire «oltraggioso» quanto accaduto ieri alla Turchia, pur richiamando le parti in causa a non esasperare la tensione. Dello stesso avviso è stata Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione Europea, mentre la NATO ha dichiarato il proprio sostegno all’alleato turco, chiedendo la cessazione di ogni ostilità nei suoi confronti e sollecitando la Siria a porre fine alle gravi violazioni del diritto internazionale.

     

    RAID IN DIFESA DELLA SICUREZZA NAZIONALE – Secondo la mozione approvata dal Parlamento turco, l’esercito e l’aviazione potranno agire oltre confine per la difesa del Paese, poiché, come si legge nel documento, «la crisi in Siria mina la stabilità e la sicurezza nella regione, ma adesso la crescente ostilità riguarda direttamente la sicurezza nazionale della Turchia». Ankara, comunque, ha specificato che quanto deciso non sia da intendersi quale dichiarazione di guerra contro Damasco.

     

    Beniamino Franceschini

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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