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    Unitamente divisi

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    Dopo mesi di guerra e divisioni i principali gruppi di opposizione siriana hanno accettato di unire le forze e formare un gruppo di coordinazione unitario che possa servire a guidare gli sforzi e attrarre gli aiuti esteri in maniera mirata: cinque domande e cinque risposte per capirne il significato, come sempre nel nostro stile agile ed immediato

     

    Cosa si è formato e chi l’ha voluto?

     

    La notte fra l’11 e il 12 novembre 2012 ha visto la luce la Coalizione Nazionale per le Forze di Opposizione e per la Rivoluzione, un “ombrello” che, tramite i suoi esponenti, dovrà riunire e coordinare gli sforzi di tutti i gruppi che si oppongono a Bashar al-Assad. La sua creazione è stata fortemente voluta sia dall’Occidente (USA, Francia e Gran Bretagna in primis), sia da paesi arabi come il Qatar, per poter finalmente avere un interlocutore unico e, possibilmente, affidabile con cui dialogare, trattare e al quale offrire finanziamenti. Una migliore conoscenza dei gruppi ribelli, ottenuta proprio grazie alla nuova Coalizione Nazionale, aiuterà infatti i paesi amici a capire a chi si possono affidare armi e denaro e a chi no.

     

    Ma l’opposizione non era molto divisa? Cosa ha reso possibile questo evento?

     

    L’opposizione siriana è in effetti un insieme di più di 50 gruppi diversi, alcuni molto grandi e influenti, altri poco più di bande armate. Sono tutti nati indipendentemente l’uno dall’altro e i legami reciproci sono minimi, se non nulli. Spesso non si fidano l’uno dell’altro e rappresentano gruppi troppo diversi tra loro. In particolare il Consiglio Nazionale Siriano (Syrian National Council – SNC), che si è sempre ritenuto il riferimento n.1, è formato principalmente da esuli ormai lontani dalla madrepatria da decenni, considerati troppo distanti da chi ora affronta le milizie di Assad sul campo. Sono spesso più occupati da dispute burocratiche interne che non da come organizzare gli aiuti, cosa che ne ha fatto cadere la legittimità agli occhi dei paesi esteri che aiutano i ribelli. Inoltre sono accusati di essere dominati dalla Fratellanza Mussulmana; questo, combinato alla mancanza di autorità, li ha resi poco graditi sia all’Occidente e sia gruppi di ribelli sul campo, che preferiscono aderire all’Esercito Siriano Libero (Free Syrian Army – FSA). La formazione della Coalizione Nazionale ha quindi richiesto una forte opera diplomatica per individuare figure che fossero almeno parzialmente gradite  a tutti e garantire che nell’assemblea che la forma fossero tutti rappresentati. L’SNC in particolare ha accettato di farvi parte solo dopo che la percentuale di suoi rappresentanti nella nuova coalizione è stata raddoppiata dal 20 al 40%.

     

    Chi guida la nuova coalizione? Molti hanno detto che è un cristiano.

     

    No, su questo i media hanno fatto un po’ di confusione. Il leader della Coalizione Nazionale è Moaz al-Khateeb, un imam sunnita moderato di Damasco. I suoi vice sono Riad Seif, un ex-parlamentare e uomo d’affari rispettato sia in Siria sia all’estero, e Suheir Atassi, attivista donna di una famiglia siriana influente. Sono tutti esuli, ma da pochissimi anni e per questo contano ancora molti legami in Siria, al contrario dell’SNC. Si spera che la loro origine diversa e moderata possa fungere da catalizzatore per tutti i gruppi. Il personaggio citato dai media nei giorni scorsi è invece George Sabra, cristiano ex-comunista che è diventato capo non della Coalizione Nazionale ma dell’SNC. Anche la sua nomina comunque potrebbe avere il vantaggio di attirare più supporto nel caso l’SNC si affranchi dalle “etichette” che abbiamo descritto prima.

     

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    I gruppi armati sul territorio siriano obbediranno ad al-Khateeb e ai suoi?

     

    Questa è ovviamente la domanda chiave. Molti gruppi armati moderati, come la brigata Farouq, una delle più importanti, si sono dette d’accordo, anche perché la Coalizione Nazionale deve canalizzare aiuti, finanziamenti e direzione politica, ma non si intromette negli affari sul campo. La sua utilità dunque è quella di costruire una base per l’eventuale stabilizzazione della Siria se e quando Bashar al-Assad verrà scacciato dal potere. Tuttavia è improbabile che i gruppi più estremisti, come quelli legati ad Al-Qaeda, riconoscano la Coalizione Nazionale come legittima; per questo motivo bisogna osservare con attenzione come reagiranno tutti i gruppi nelle prossime settimane. Certamente però  l’aver creato almeno un inizio di coesione (apparentemente impossibile anche solo un paio di settimane fa) costituisce un passo in avanti incoraggiante.

     

    Intanto però il regime continua a resistere. C’è qualche cambiamento sul campo?

     

    Non molti. Regime e ribelli continuano a essere bloccati in uno stallo apparentemente senza fine, anche se alcune notizie degli ultimi giorni confermano le crescenti difficoltà dei lealisti: i ribelli sono penetrati nella provincia di Raqqa, precedentemente pacifica. Inoltre Bashar al-Assad ha richiamato alcune delle sue unità di elite a Damasco, cosa che ha reso difficile mantenere le sue linee di comunicazione e rifornimento con i suoi uomini ad Aleppo, considerato punto nevralgico. Il motivo? I ribelli, per quanto ancora troppo deboli, hanno ripreso a bombardare sporadicamente i quartieri più interni (e considerati più sicuri) della capitale, segno di come la loro spinta non si sia affatto affievolita. Il regime teme per il proprio cuore, e conferma di non poter più essere forte ovunque.

     

    Lorenzo Nannetti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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