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    Di crisi in crisi

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    Impossibile contare quante volte abbiamo ascoltato la parola crisi ripetuta dai mezzi d’informazione negli ultimi 5 anni, nella maggior parte delle occasioni legata ovviamente alle sorti dell’economia e della finanza internazionale. Tuttavia da quando il mondo è entrato nel dopo Guerra Fredda anche gli osservatori più attenti stentano a seguire le linee generali del quadro delle relazioni internazionali e si arrendono ad analizzare la geopolitica avanzando…di crisi in crisi

     

    EUROPA

    Lunedì 21 – Grande attesa in Germania per le elezioni “regionali” nel lander della Sassonia Inferiore dove i cristiano-democratici di Angela Merkel tenteranno di rompere la serie di risultati mediocri che li ha contraddistinti negli ultimi mesi. Il tempo per la competizione presidenziale stringe e i prossimi appuntamenti con le urne detteranno il futuro di una Germania che aspira a rimanere nell’Olimpo delle stanze dei bottoni di Bruxelles, in qualità di traino di una possibile ripresa dell’eurozona e di decisore di ultima istanza. Tuttavia per ottenere tale bottino di guerra, Angela, la palladina dell’austerity dovrà giocarsi tutti gli assi a disposizione: solo un consenso dall’ampia base elettorale le potrà garantire i giusti appigli per restare sul podio dell’UE.

     

    REGNO UNITO – E’ il nodo cruciale che da anni incita il dibattito in Gran Bretagna, l’isola europea per definizione, che per definizione non vuole esserne considerata parte integrante, ma invitato con diritto di rinuncia. Proprio nel corso di questa settimana, il premier britannico David Cameron sarà chiamato a pronunciarsi sulle sorti delle relazioni altalenanti tra Londra e Bruxelles. Secondo indiscrezioni trapelate nella ressa susseguitasi all’attentato del campo petrolifero di In Amenas in cui hanno perso la vita 6 cittadini d’oltremanica, Londra sarebbe indirizzata per un opt-out su tutti i fronti qualora alcuni aspetti della vita democratica di Bruxelles non venissero riformati pesantemente.

     

    AMERICHE

    STATI UNITI – Dopo anni di onorato servizio alle istituzioni politico militari a stelle e strisce, Leon Panetta, l’attuale Segretario alla Difesa USA, ha scelto le capitali del vecchio continente queli cartoline d’addio per la sua esperienza in qualità di Direttore del Pentagono. Mercoledì scorso ha vissuto in diretta da Roma la crisi degli ostaggi in Algeria, per poi trattare l’emergenza a Londra sotto la neve in compagnia di Cameron e congedarsi dall’ultimo tour ufficiale di fronte agli studenti inglesi della London School of Economics con un laconico “guys, it’s really time for me to get back home”. Panetta lascia la Difesa con alle spalle una serie di soddisfazioni personali da condividere con Barack Obama, dal targeted killing di Osama Bin Laden al ritiro dall’Iraq prima che la presenza avanzata si trasformasse in un altro pantano afghano.

     

    VENEZUELA – Il regno incantato del bolivarismo moderno rimane dall’11 dicembre in uno stallo politico-mediatico che ruota intorno alle sorti del paziente illustre Hugo Chávez, condannato alla permanenza negli ospedali cubani che da anni si prendono cura dei suoi mali incurabili. A Caracas il vice-presidente Maduro detiene il duro compito di gestire il consenso derivante da una competizione elettorale vinta sull’onda emotivo-compassionevole per il Presidente che non si arrende alla malattia e l’attenzione internazionale che preme sul cavillo del mancato giuramento di quest’ultimo. Mentre il mondo si concentra sul capezzale presidenziale l’intero Venezuela si aspetta misure di riforma per la redistribuzione della ricchezza e lo sviluppo delle regioni disagiate e dimenticate dalla capitale, mentre la politica interna sembra vittima di un incantesimo che solo la triste ma inevitabile notizia potrà spezzare.

     

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    ASIA

    DIAOYU-SENKAKU – Dai mari ai cieli, così si potrebbe titolare l’ultima evoluzione della disputa marittima più nota al mondo che impegna navi e velivoli di Cina e Giappone attorno ad un gruppo sparuto di isole dal potenziale energetico che pale valere tanto rumore mediatico. Proprio in una dichiarazione ufficiale del Ministero della Difesa di Tokyo il governo di Shinzo Abe si è detto pronto ad aprire il fuoco su qualsiasi apparecchio dell’aeronautica cinese che osi violare il sacro suolo acquistato con moneta sonante. La risposta altrettanto “corazzata” di Pechino non si farà di certo attendere visto che mai come ora mollare la presa sull’osso significherebbe arrendersi ad un destino di subordinazione al concerto dell’ASEAN anche nel Mar Cinese meridionale. Il patto d’acciaio stretto la scorsa settimana dallo stesso Abe col Vietnam in funzione anti-cinese sprona il regno di mezzo a rispolverare gli antichi insegnamenti di Sun-Tzu per una battaglia che si gioca ancora sul terreno delle provocazioni non-violente.

     

    BANGLADESH – Quale mercato migliore per i due produttori di armi più in vista del panorama asiatico che un paese costantemente sull’orlo di una crisi di governo in cui le pressioni sociali sono controllate grazie ad uno stretto controllo militare sull’informazione e sulla popolazione? E’ così che Cina e Russia si starebbero giocando a dadi la vendita di forniture militari al governo instabile di Sheikh Hasina, che in un meeting ufficiale ha accettato un prestito di un miliardo di dollari da spendere comodamente nelle ultime novità della produzione armaiola della Federatsiya. Elicotteri corazzati come il Mil Mi-17, sistemi missilistici come il Buk, i maneggevoli S125 o i MANPAD, i razzi preferiti da Hezbollah, i giocattoli che il governo di Dacca sogna di accaparrarsi svariando sul tema principale della stradominanza cinese negli arsenali locali. Ma in arrivo da Mosca ci sarebbero inoltre tecnologie e fondi per il lancio della prima centrale nucleare bengalese, in un paese in cui l’accesso all’energia e alle materie prime determinerà il destino della produzione a basso costo giunta in loco anni orsono.

     

    MEDIO ORIENTE

    SIRIA – A proposito di crisi, difficile ormai prevedere un esito non-violento per la transizione di potere in quel di Damasco, dove l’arroccato regime di Bashar al-Assad programma attacchi aerei sulla sua stessa capitale in cui imperversano le scorribande delle varie milizie armate. Intanto in Turchia si levano voci di un possibile appoggio del governo di Erdogan a gruppi armati islamici e salafiti nel tentativo di arginare la presenza curda nei futuri assetti del potere a Damasco. Per le Nazioni Unite e l’UNCHR il controllo dei fiumi di profughi che dai centri tartassati dalla guerriglia si dirige verso le frontiere ormai labili del paese. Purtroppo dopo l’esito fallimentare della mediazione di Kofi Annan, non si può dire che il mediatore mediorientale per eccellenza Lakhdar Brahimi abbia ottenuto risultati migliori.

     

    Martedì 22 – Israele è in fermento per l’approssimarsi della data delle elezioni generali di martedì, nonostante la compattezza della coalizione di destra Likud-Yisrael Beitenu, il premier Benjamin Netanyahu sembra dirigersi verso un lieve calo di seggi passando dai 42 attuali ai 32-35 assegnatigli dagli ultimi exit-poll. Preoccupante, dal punto di vista delle tensioni interetniche, il consenso concentratosi attorno al Jewish Home party, formazione ultraconservatrice che mira alla difesa ad ogni costo degli insediamenti contrari alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU. Così il candidato premier Netanyahu:“Il tempo in cui i bulldozer cacciavano gli israeliani dalle loro case è ormai lontano, tali scene non si ripeteranno mai più”. Di sicuro c’è che la lotta per la terra promessa ai confini di Gerusalemme non si esaurirà con una semplice competizione elettorale.

     

    Fabio Stella

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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