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    lunedì 17 Maggio 2021

    Ecuador, Guillermo Lasso e lo spettro della crisi petrolifera

    In breve

    • Il nuovo Presidente dell’Ecuador Guillermo Lasso dovrà affrontare la crisi petrolifera e soprattutto quella ambientale.
    • L’Ecuador manterrà gli accordi con la Thailandia e la Cina per l’esportazione del petrolio.
    • Addio al correismo. L’Ecuador spera nella politica del conservatore Lasso.

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    In 3 sorsi – Con la vittoria di Guillermo Lasso l’Ecuador svolta a destra, segnando il clamoroso stop dei Governi socialisti. Ora l’attuale Presidente dovrà fare i conti con la crisi del petrolio, che continua a minacciare il Paese latinoamericano.

    1. LE PROMESSE DI LASSO PER SCONGIURARE IL TRACOLLO PETROLIFERO

    In molti ritengono che l’elezione di Guillermo Lasso come nuovo Presidente dell’Ecuador segni un radicale cambio di rotta per il futuro del Paese. In effetti questa inaspettata vittoria appare agli occhi degli elettori e della comunità internazionale come una decisiva svolta in campo politico ed economico. Il nuovo Presidente, di stampo liberale, ha promesso di portare avanti la propria agenda politica offrendo maggiori posti di lavoro e puntando all’azzeramento del deficit. Ora però il Paese deve far fronte a due emergenze. La prima è quella legata al progressivo crollo dell’industria del petrolio, dovuto soprattutto alla mancanza di un accordo con gli investitori esteri. A questa crisi occorre aggiungere anche quella ambientale. La condizione dell’area amazzonica, danneggiata dall’estrazione del greggio, non accenna a migliorare. Tutto questo perché il Governo ecuadoriano ha continuato a estrarre petrolio tramite infrastrutture non adeguate pur di sostenere i livelli di produzione. Per capire meglio la situazione, nel febbraio del 2020 la più grande cascata dell’Ecuador, la San Rafael, è stata contaminata a causa della perdita del gasdotto SOTE, cosi come l’acqua del fiume Coca. In merito alla questione l’attuale Presidente ha promesso di instaurare un dialogo con la comunità indigena. Tuttavia sull’altro piatto della bilancia ci sono anche le compagnie petrolifere straniere, con le quali Guillermo Lasso dovrà trovare un accordo quanto prima.

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    Fig. 1 – La foresta amazzonica

    2. L’ECUADOR MANTIENE I RAPPORTI CON GLI INVESTITORI

    Nell’aprile del 2020 le interruzioni degli oleodotti SOTE e OCP, che collegano l’angolo dell’Amazzonia in Ecuador al porto di Esmeraldas, hanno paralizzato sostanzialmente la produzione petrolifera per diversi mesi. La raffineria della città di Esmeraldas, a due passi dall’Oceano Pacifico, fornisce i maggiori ricavi al Paese latinoamericano e la pesante battuta d’arresto aveva preoccupato specialmente l’ex leader Lenin Moreno. Per rilanciare il settore petrolifero, all’inizio del 2021 il Ministro dell’Energia dell’Ecuador Rene Ortiz aveva annunciato i nuovi livelli di produzione, pari a 500mila barili di greggio al giorno, ovvero il 7% in più rispetto ai mesi precedenti. Tale aumento, tuttavia, non ha registrato un radicale mutamento dei prezzi del petrolio, dal momento che la produzione è rimasta a livelli inferiori rispetto a un anno fa. Per questo motivo Lenin Moreno ha cercato di negoziare con l’industria petrolifera thailandese e con Petrochina, ma le trattative riguardo alla quantità di greggio da esportare sono rimaste in standby. Il risultato delle ultime elezioni apre però ulteriori scenari nel panorama internazionale, suscitando fiducia tra il gruppo di investitori.

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    Fig. 2 – Guillermo Lasso

    3. DA CORREA ALLA SVOLTA LIBERALE

    Fin dall’inizio della campagna elettorale Guillermo Lasso ha sempre contestato i metodi dei suoi
    predecessori. La sua sorprendente vittoria al ballottaggio con Andres Arauz, candidato di Alianza Pais, il partito dell’ex Presidente Rafael Correa, mostra come il vecchio metodo correista sembri destinato a tramontare dopo gli ultimi insuccessi. L’Amministrazione di Lenin Moreno aveva denunciato la perdita di più di 2,5 miliardi di dollari, destinati alle infrastrutture, per via di numerosi scandali di corruzione. Adesso il nuovo Presidente dovrà quantomeno dare un segnale di ripresa, altrimenti il rischio è che tutto ciò si trasformi in un’occasione sprecata che il Paese difficilmente potrà dimenticare.

    Valerio Caccavale

    Photo by dimitrisvetsikas1969 is licensed under CC BY-NC-SA

    Valerio Caccavale
    Valerio Caccavale

    Nato a Genova il 27 Novembre 2001. Frequenta la Facoltà di Scienze Politiche Internazionali di Genova. Tra un esame e l’altro scrive di politica e non solo. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche sportive e di attualità. Segue e vive con passione le vicende internazionali con un occhio particolare per l’area dell’America Latina.

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