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    Al riparo dalle tigri

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    Si sono tenute nell’isola dell’Oceano Indiano le prime elezioni libere dallo spettro dei ribelli Tamil, dopo 25 anni di guerra civile. L’esito delle urne, tuttavia, non ha rivelato grosse sorprese

    CEYLON AL VOTO – Le elezioni presidenziali del 26 gennaio in Sri Lanka si sono concluse con una vittoria netta di Mahinda Rajapaksa, già presidente dal 2005, che ha ottenuto il 57,9% dei voti contro il 40% del suo rivale, l’ex comandante dell’esercito in pensione Sarath Fonseka. Un risultato che non sorprende, nonostante l’inaspettato margine di vittoria. 

    Alla vigilia dell’appuntamento elettorale, il primo che si svolge senza lo sfondo della guerra civile tra l’esercito e i ribelli delle Tigri Tamil (LTTE), la vittoria sembrava dipendere proprio dal voto della minoranza tamil. L’elettorato singalese, infatti, appariva diviso tra i due candidati che, essendo stati entrambi protagonisti dell’offensiva finale del 2009 contro i ribelli, condividevano il merito di aver messo fino alla guerra civile che sconvolgeva il paese da più di trent’anni. Proprio tale successo aveva spinto il presidente ad anticipare le elezioni convinto di poter sfruttare la propria popolarità per governare altri sei anni. La stessa logica all’origine della candidatura del generale Fonseka.

     

    CHE HANNO FATTO I TAMIL? – L’elettorato Tamil, quindi, ha dovuto scegliere, paradossalmente, tra due candidati i cui nomi sono associati alle migliaia di vittime civili tamil delle ultime fasi della guerra. Il sostegno dimostrato a Fonseka da parte di Sampahthan, leader dell’Alleanza Nazionale Tamil (TNA), formazione considerata braccio politico degli indipendentisti del LTTE, sembrava spostare l’ago della bilancia verso il generale. Le promesse fatte da Fonseka per porre fine alla marginalizzazione della minoranza ha spinto la TNA a preferirlo all’ex-presidente. Oltre alla carta Tamil, a favore del generale sembrava giocare la volontà di cambiamento, tanto della minoranza, quanto di quella parte della maggioranza stanca delle posizioni ultranazionaliste di Rajapaksa.

    Le cose, però, sono andate diversamente e l’ex presidente ha vinto con un ampio margine sul generale Fonseka. Tale risultato si spiega in primo luogo con la decisione dei Tamil di disertare le urne; secondo alcuni sondaggi, infatti, avrebbe votato solo il 30% della minoranza. Le promesse di Fonseka non sono state sufficienti a convincere l’elettorato Tamil del suo reale impegno e della sua credibilità. A ciò si è aggiunta la confusione causata dalla campagna lanciata dalla TV di stato contro il generale lo stesso giorno delle elezioni. Secondo i media, la candidatura di Fonseka non era legittima perché era non era risultato iscritto alle liste elettorali, accuse poi smentite dalla Commissione Elettorale.

     

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    I PROBLEMI RIMANGONO – Nonostante le denuncie di Fonseka di brogli e irregolarità del suo avversario durante la campagna elettorale, il successo di Rajapaksa appare legittimo. Secondo gli osservatori, fatta eccezione per alcuni incidenti nel nord del paese, le elezioni si sono svolte in modo regolare. La sua vittoria, però, non è stata ottenuta né grazie al voto Tamil, né grazie a quello musulmano. La società rimane profondamente divisa e il presidente non potrà evitare di portare avanti il processo di riconciliazione nazionale. Il ritorno alla stabilità politica e l’instaurarsi di una reale pace interna, infatti, sono i prerequisiti essenziali per la ripresa dello sviluppo economico del paese. Per raggiungere tale obiettivo tra gli impegni post-guerra più urgenti appaiono il ricollocamento dei Tamil, la ricostruzione del nord del paese e la questione degli abusi e delle violazioni dei diritti umani avvenuti durante gli scontri. Il coinvolgimento delle minoranze in tale processo potrebbe permettere al paese di avviarsi verso la ricostruzione. Le prospettive economiche e sociali dei prossimi mesi dipenderanno dall’impegno e dalle scelte del nuovo presidente, anche in vista delle elezioni parlamentari di aprile.

                                                      

    Valentina Origoni

    29 gennaio 2010

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Valentina Origoni

    Laureata in Relazioni Internazionali a Bologna, lavoro da diversi anni nella cooperazione internazionale allo sviluppo e, in particolare, su progetti di aiuto umanitario in Asia, per organizzazioni non governative e per l’ONU. Sono appassionata di relazioni internazionali e geopolitica, e, in seguito alle mie missioni in paesi molto vulnerabili al cambiamento climatico, mi interesso alle questioni legate al riscaldamento globale e alle negoziazioni internazionali.

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