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giovedì 7 Luglio 2022

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La crisi in Sri Lanka: il risultato di una tempesta perfetta

In breve

  • Lo Sri Lanka sta vivendo la peggiore crisi dall’indipendenza nel 1948.
  • La pandemia, la corruzione e la situazione geopolitica attuale sembrano essere le principali cause di questa situazione.
  • In risposta alle rivolte il Governo di Colombo ha inviato le forze dell’ordine per reprimere  le proteste, uccidendo e arrestando molte persone.

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In 3 sorsiLo Sri Lanka sta affrontando la peggiore crisi della propria storia. La pandemia, l’incremento dei prezzi dei beni essanziali e il debito fuori controllo hanno portato il Paese sul bordo di un baratro all’interno del quale pare prossimo a cadere.

1. LE CAUSE DELLA CRISI

La crisi in Sri Lanka nasce da una serie di concause, prima fra tutte la dilagante pandemia di Covid-19. Sin dall’arrivo della malattia nel Paese, infatti, il Governo di Colombo ha avuto enormi difficoltà nel contenimento e nelle vaccinazioni: ancora oggi un terzo degli abitanti deve completare il ciclo vaccinale.
La seconda ragione della crisi è imputabile all’attuale situazione geopolitica: la guerra in Ucraina ha infatti favorito l’inflazione (oggi in Sri Lanka al 21%) e di conseguenza ha contribuito a far aumentare i prezzi di molti beni fondamentali quali grano e carburante
In un Paese già afflitto da problemi legati al proprio debito esterno, l’aumento del costo di beni di prima necessità come quelli elencati rappresenta una vera e propria disgrazia.
L’ultima ragione riconducibile all’attuale crisi è il debito. Colombo negli ultimi anni ha contratto numerosi prestiti da Stati quali India, Cina (nel contesto della Belt and Road Initiative) e Bangladesh, salvo poi non avere sufficiente credito per ripagarli. A questo, infine, hanno contribuito alcuni investimenti sfortunati: i più famosi sono il porto di Hambantota, il cui usufrutto è stato ceduto alla Cina per 99 anni data l’impossibilità di ripagare i finanziamenti, e l’aeroporto Mattala Rajapaksa, conosciuto anche come “l’aeroporto più vuoto del mondo”.

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Fig. 1 – Manifestazione di protesta a Colombo contro il Presidente Rajapaksa, 28 maggio 2022

2. LO STATO DELLA CRISI

Attualmente lo Sri Lanka si trova in stato di default: secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sono ormai necessarie 310 rupie srilankesi per acquistare un dollaro statunitense e il debito estero del Paese ammonta a circa 50 miliardi di dollari, più di metà del PIL nel 2020.
Per far fronte a questa crisi il Governo sarà probabilmente costretto a privatizzare alcuni dei suoi asset strategici, in particolare la compagnia aerea di Stato, la Sri Lanka Airlines, e a stampare ulteriore denaro, diminuendone il valore. 
Nel frattempo all’interno del Paese si sta consumando una grave crisi politica che ha visto migliaia di persone scendere in strada per protestare contro il Governo, accusato di essere il principale responsabile di questa crisi. In molte zone del Paese numerose famiglie vivono senza elettricità per diverse ore al giorno e si teme che presto larga parte della popolazione inizi a soffrire la fame a causa della mancanza di beni primari. I disagi e le conseguenti proteste, sempre più violente, hanno già portato a circa 10 morti e 300 arresti.

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Fig. 2 – Soldati in motocicletta pattugliano le strade della capitale cingalese, 29 maggio 2022

3. COSA ASPETTARSI NEL PROSSIMO FUTURO

A livello governativo nel corso della crisi sono cambiate molte cose: il Primo Ministro Mahinda Rajapaksa, ex Presidente del Paese, si è dimesso in favore di Ranil Shriyan Wickremesinghe, mentre l’attuale Presidente, Nandasena Gotabaya Rajapaksa (fratello dell’ex premier), è rimasto in carica. 
Sebbene la posizione di ognuna di queste figure, data la situazione, sia altamente instabile, è molto difficile riuscire a fare previsioni su come cambieranno le cose nel prossimo futuro. È tuttavia possibile pensare che sarà necessario un intervento esterno per cercare di riparare all’attuale crisi economica, che è già stata soprannominata “la peggior crisi dai tempi dell’indipendenza del 1948”. Nel frattempo sono iniziati ad arrivare i primi aiuti da parte di altri Stati al fine di cercare di alleviare la corrente crisi. L’India ha infatti recentemente inviato aiuti umanitari per un valore totale di 2 miliardi di rupie, tra latte in polvere, riso e medicinali. Allo stesso modo, anche la Cina, secondo quanto dichiarato dal premier Wickremesinghe, invierà presto nuovi aiuti sotto forma di prestito economico, che dovrebbe ammontare a qualche centinaio di milioni di dollari.

Niccolò Ellena

Photo by Kaufdex is licensed under CC BY-NC-SA

Niccolò Ellena
Niccolò Ellena

Mi chiamo Niccolò, sono nato a Firenze e ho 25 anni. Dopo la Laurea in Lingue e Culture straniere presso l’Università degli Studi di Firenze e un semestre a Wenzhou, in Cina, mi sono trasferito a Milano, dove vivo tutt’ora.

Ad Aprile 2022 ho completato la laurea magistrale in Lingue per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho discusso una tesi sulle relazioni tra Cina e Kenya nel contesto della Belt and Road Initiative (BRI).

Al momento sto lavorando come redattore per Money.it, testata giornalistica leader in Italia nel settore dell’economia. Scrivo principalmente di sostenibilità e tecnologia, ma la geopolitica rimane la mia più grande passione.

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