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    Corea del Nord, due passi a Pyongyang

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Google Maps ha finalmente alzato il sipario sul Paese più misterioso al mondo, ma una visita in Corea del Nord rimane un viaggio surreale su Marte. O come un giro sulle montagne russe. Il paese vive in un isolamento quasi totale dall’armistizio del 1953, con una popolazione ridotta alla miseria dalle carestie e dall’imperizia di governi che hanno accumulato macroscopici errori economici. Per la dinastia familiare dei Kim, ora alla terza generazione, l’unica opzione sembra quella di vedere nemici e imperialisti dappertutto. La propaganda incessante inneggia alle glorie delle forze armate e alle imprese missilistiche e nucleari degli ultimi anni, per le quali Pyongyang si è vista imporre sanzioni economiche e una condanna unanime, compresa la Cina, unica potenza amica, ma sempre più perplessa sulla condotta del vicino nordcoreano.

     

    COMUNICAZIONI INTERROTTE – La Corea del Nord è l’unico Paese al mondo senza Internet. Gli unici che ne usufruiscono sono (tranne per i pochi stranieri e i diplomatici residenti, che ricorrono a telefoni satellitari). I cellulari ci sono ma non possono comunicare con l’estero. Questa sensazione di isolamento, non sempre sgradevole, non si prova più neanche a 5.000 metri nelle sperdute montagne del Tibet.

    Il traffico è inesistente, anche se negli ultimi anni è aumentato il numero delle vetture ufficiali che sfrecciano sulle strade a dieci corsie nella capitale. A Pyongyang si moltiplicano i Luna Park dove, nel freddo siberiano, si riversano frotte di cittadini estasiati per un giro sulle montagne russe. Giovani soldati con le loro fidanzatine fanno diligentemente la fila per provare una nuova emozione.

    Le onnipresenti guide ti spiegano che è stato il nuovo giovane leader, Kim Jong-Un, a sovrintendere ai lavori di costruzione dei Luna Park. I parchi, spiegano, sono stati realizzati per il bene del popolo, che deve distrarsi dopo il duro lavoro.

     

    Una rara immagine di strada
    Una rara immagine di strada a Pyongyang

    LA COLLINA DELLE DIECIMILA VISTE – La cosa in effetti risulta un po’ difficile in una città come Pyongyang dove, dopo le 20:00, non esiste un ristorante aperto. Ma un posto dove mangiare si trova sempre: tranne è il caso della nuova incredibile pizzeria all’italiana, dove  la gentile proprietaria ti accoglie i clienti cantando dal vivo “Santa Lucia” e “O’ Sole mio”.

    Il culto della personalità è arrivato al punto da nominare il defunto dittatore e padre della Corea del Nord, il “Grande Leader” Kim il Sung, Ppresidente Perenne. Nemmeno Stalin e Mao erano arrivati a tanto, dopo la morte. Le enormi statue in bronzo di Kim il Sung e di suo figlio Kim Jong-il sono istallate su un’immensa piazza, ma avvicinarsi comporta l’inchino e la deposizione di fiori.

    Alle spalle delle statue, nel Museo della Rivoluzione, si può ammirare sotto teca la treccia di capelli della “Madre della Corea”, cioè la madre di Kim Il Sung, Kang Pan-sŏk. Se si vuole approfondire la materia, basta recarsi sulla collina Mangyongdae (in coreano, “Delle diecimila viste”) dove è stato trasportato il villaggio natale del “Grande Leader”. Poco distante c’è anche il villaggio natale della suddetta “Madre della Corea”. Per non parlare del mausoleo dei due dittatori, padre e figlio, che fa impallidire quelli dei dittatori sovietici e cinesi in quanto a grandezza e magnificenza.

     

    Il mercato centrale di Pyongyang.
    Il mercato centrale di Pyongyang

    DUE PASSI IN CENTRO – Se mai avrete la possibilità di fare due passi da soli, i passeggeri degli scalcagnati bus pubblici che vengono dalla provincia e si fermano alla Stazione Centrale, sono persone reali, in carne ed ossa. La loro povertà e la sofferenza del vivere sono stampate sui loro volti e assomiglia a quella delle centinaia di milioni di poveri dell’Asia e dell’Africa. Al Mercato Centrale Ortofrutticolo la gente guarda lo straniero con una diffidenza ostile, frutto della propaganda che insegna ai coreani la paura verso gli “imperialisti occidentali”. Tentare un approccio amichevole è quasi impossibile.

    Anche nelle campagne, negli ordinati villaggi dove è possibile fermarsi, la vita reale emerge prepotente e senza veli. I mocciosi di campagna sono scugnizzi allegri e diffidenti con gli stranieri come in ogni parte del mondo.

    La notte è buia anche a Pyongyang, l’energia è poca e razionata. Così non resta che la televisione di stato, che trasmette per ore marce militari e storie immancabili sulla vita del “Grande Leader”.

    A notte fonda una strana marcia New Age si spande dagli altoparlanti onnipresenti. Dovrebbe rassicurare, ma il suo ritmo ipnotico, invece, inquieta. Dalle finestre dell’albergo per stranieri, l’unica luce in mezzo ai casermoni bui è quella che illumina a giorno un’immagine gigante del leader.

     

     

    Jacopo Franchi
    Jacopo Franchi

    25 anni, una laurea in Lettere Moderne, un Erasmus e un’esperienza da Web e Social Media Editor per Cafebabel, a Parigi. I miei interessi professionali spaziano dalla politica europea, al web e al giornalismo. Collaboro al Caffè Geopolitico perché credo nella sua missione di raccontare l’attualità internazionale, superando i nostri ristretti confini. Nel mio piccolo, credo nell’Europa unita dei popoli, delle culture e dei giovani. Grazie a Internet, possiamo realizzare uno scambio continuo e proficuo tra autori e lettori. La rivista è fatta per voi, e ha bisogno del vostro contributo, i vostri commenti e consigli  per poter crescere sempre di più.

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